Formula 1 2009: il sorpasso uccide lo spettacolo

Mentre la Formula 1 si chiede se le nuove regole agevoleranno i sorpassi al fine di regalare al pubblico maggiore spettacolo, noi ribaltiamo la questione e proviamo a capire se rendere facili i sorpassi sia produttivo o meno per il bene di questo sport

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    Manca poco più di un mese all’inizio del mondiale 2009 di Formula 1. Tra i temi di massimo interesse che attanagliano gli appassionati c’è quello dei sorpassi. E, mentre tutti si chiedono se le nuore regole aerodinamiche basteranno per ottenere lo scopo prefissato, noi proviamo a ribaltare il problema, chiedendoci: siamo sicuri che lo spettacolo, fine ultimo delle nuove norme, passi dal rendere agevole il superamento dell’avversario?

    SORPASSO = SPETTACOLO. Dobbiamo innanzitutto valutare la fondatezza di un assunto di partenza che troppe volte è stato preso alla leggera. Siamo sicuri che lo spettacolo sia dato dai sorpassi facili? Per rispondere prendiamo spunto dalle parole di Mark Webber che, dopo aver provato, ancora claudicante, la Red Bull RB5, ha giustamente sentenziato:“I sorpassi in rettilineo non faranno da soli lo spettacolo”.

    GARE NOIOSE. “Non è detto che avremo gare più combattute - ha saggiamente colto l’australiano – perché verosimilmente le differenze tra i tempi sul giro andranno ad aumentare con queste nuove regole”. Webber fa notare che nel 2008 il distacco in qualifica era di circa due decimi. Questo livellamento delle prestazioni, frutto di un regolamento ormai consolidato, aveva di per sé dato luogo a gare spettacolari (come documenta la nostra rassegna sui sorpassi più belli della stagione). Quando si cambiano le carte in tavola, la storia ce lo insegna, le differenze sul giro tendono ad aumentare e, per usare ancora le parole del pilota Red Bull “provate a pensare ai distacchi accumulati dopo soli 3 giri. Insomma. il rischio è che, con sorpassi facili, chi è più veloce si sbarazzi immediatamente di chi lo precede e la battaglia si consumi nel breve volgere di un rettilineo. Aggravante: questo nella migliore ipotesi. E cioè che per qualche motivo difficile da immaginare, chi è più veloce parta dietro a chi è più lento. Altrimenti, peggio: è facile immaginare una gara alla “tanti saluti e arrivederci” come avveniva ai tempi della Williams dei primi anni ’90. Per fare un esempio.

    ECCEZIONE E SALVEZZA. Abbiamo detto che la storia insegna. Per fortuna, però, ci sono anche delle eccezioni (che confermano la regola) che lasciano aperta la speranza di un effettivo livellamento delle prestazioni. Livellamento tale da rendere la battaglia in pista costante e farla crescere di godimento grazie, appunto, alla facilità con la quale si potrà sfruttare il dimenticato effetto scia. La speranza nasce dai test che, ad oggi, danno indicazioni chiare sull’equilibrio tra le scuderie. Probabilmente a causa del ristretto margine di manovra lasciato agli ingegneri, le vetture sono tutte molto vicine. Tolta la Renault R29, oggetto misterioso, dai test di Jerez fatica ad emergere la McLaren che sembra andare quanto la Red Bull e poco meglio della Williams. In Bahrain vale lo stesso discorso per la Ferrari che deve ancora dimostrare di avere nettamente qualcosa in più di Toyota e BMW.