Formula 1 2009: un ex-pilota sarà commissario?

mika hakkinen, michael schumacher, damon hill o chi altri? quale campione del nostro sport vedresti bene come nuovo commissario di gara? la GPDA ha chiesto, infatti che tra i membri preposti a dare un giudizio sulcomportamento dei piloti in pista ci debba essere un ex collega

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    Per evitare altre polemiche come quelle del GP del Giappone, l’associazione dei piloti di F1, la GPDA, ha chiesto a gran voce uniformità di giudizi e massima coerenza nelle decisioni dei commissari di gara mediante la nomina di un membro permanente, scelto tra i loro ex colleghi che hanno appeso il casco al chiodo. La FOTA sembra voler dar seguito a questa proposta. Ma tra i tanti nomi, chi sarebbe il candidato ideale?

    MICHAEL SCHUMACHER Sul piano dell’esperienza non ha pari. Nella sua carriera ha dimostrato anche di essere una persone precisa e metodica, l’ideale per mettere nero su bianco delle regole e controllare che vengano rispettate. E’ sicuramente il più esperto. Di contro, la sua vicinanza a Maranello potrebbe metterlo in più di un imbarazzo nel momento in cui dovesse prendere decisioni sul conto dei piloti Ferrari. Inoltre, se dovesse rientrare nel mondo delle corse a tempo pieno, accetterebbe probabilmente offerte ben più allettanti come quella, ad esempio, di diventare team manager di una squadra per giovani della Ferrari.

    DAMON HILL. Ha una buona esperienza sia con team di vertice che con team minori ed ha lasciato un buon ricordo nell’ambiente. Gode della stima di tutti i suoi ex colleghi. E’, però, fuori dal Circus da un po’ troppi anni e potrebbe essere accusato di favoritismi nei confronti di team anglosassoni.

    MIKA HAKKINEN. Per il finlandese vale lo stesso discorso fatto con Hill e Schumacher. La sua esperienza e la sua autorevolezza non sarebbero in discussione ma, di fatto, il due volte campione del mondo è a tutt’oggi un uomo Mercedes.

    JACQUES VILLENEUVE. Senza peli sulla lingua ed integerrimo nei giudizi, il canadese sembrerebbe non soffrire di alcun particolare legame con nessuno dei protagonisti. Se da una parte, quindi, l’imparzialità sarebbe il suo punto forte, il tasto dolente e lo scarso legame che gli è rimasto con l’ambiente della F1 ed il suo spirito di ribelle che gli ha portato più nemici che amici. C’è di più: Villeneuve non ha nessuna intenzione di appendere il casco al chiodo.

    JEAN ALESI. Uomo Ferrari in F1, alfiere Mercedes nel DTM. Testimonial della F1 in oriente grazie al matrimonio con Kumiko, Alesi è l’uomo perfetto dal punto di vista dell’immagine. L’italo-francese, inoltre, ha ancora molti amici nel paddock tra cui gente pesante come Ecclestone e Briatore. Le carte in regola, quindi, sembrano esserci tutte. Il suo atteggiamento da “sudditanza psicologica” nei confronti dei top team (per usare un eufemismo), però, scalfisce il suo carisma. E al primo patatrac, qualcuno potrebbe accusarlo di essere troppo “fifone” nel prendere decisioni pesanti nei confronti dei big.

    ALEX ZANARDI. Ha polso, fegato, carisma ed imparzialità. Potrebbe diventare l’icona della F1 che fa le cose per bene. Come Villeneuve, però, la scarsa diplomazia gli preclude talvolta le strade della politica e l’abbondante esperienza fatta in America rispetto a quella in Europa potrebbe rendere i suoi giudizi leggermente non i linea con i canoni severi della F1.

    EDDIE IRVINE. Ad un certo punto sembrava potesse fare il suo rientro alla grande in F1 come team manager di una squadra nata con i capitali russi del magnate della Vodka, Poi la sua strada e quella del Circus hanno preso direzioni diverse. Grazie ad una sorella molto brava ad amministrare le casse di famiglia è divenuto comunque uno degli ex-piloti più ricchi della Gran Bretagna. Tanto ferrarista quanto suddito della Regina, avrebbe un buon grado di imparzialità. Il suo comportamento un po’ sopra le righe soprattutto ad inizio carriera (al suo primo GP arrivò subito alle mani con Ayrton Senna…) lascia dei dubbi sulle sue capacità una volta passato sull’altra sponda.

    MARTIN BRUNDLE. E’ l’Ivan Capelli della televisione inglese. Se non fosse per la sua potenziale parzialità nei giudizi, avrebbe grandi chance di ottenere la fiducia dei piloti attuali.

    DAVID COULTHARD. Si ritirerà a fine stagione e potrà annoverare nel suo palmares una lunghissima carriera in team di vertice ed una lunga militanza come leader dell’associazione dei piloti. Sembra, insomma, il candidato naturale. L’impressione, però, è che il mascellone voglia restare all’interno del team Red Bull come uomo immagine e consulente. Meno beghe e più divertimento. Su di lui, inoltre, pesano alcune scorrettezze storiche come il tamponamento con cui ha tolto a Schumacher il titolo mondiale del 1998 a favore del compagno Mika Hakkinen.

    ALAIN PROST. Uomo dell’ordine e della precisione per eccellenza, il professore non è stato mai tenero con i commissari di gara i quali hanno persino cercato di favorirlo quando nella seconda metà degli anni ’80 lottava e vinceva/perdeva i mondiali per manciate di punti. Il rapporto controverso con certe decisioni e la lunga assenza dalle gare ci fanno pensare che, semmai, per lui ci sarebbero altre mire. Ben più alte. La Presidenza della FIA, ad esempio.

    OLIVIER PANIS. E’ stato uomo McLaren per pochissimo. Francese come la Renault ma di fatto legato alla Toyota con la quale ha chiuso una carriera caratterizzata da un’unica vittoria ottenuta in modo fortunoso nel GP di Monaco del 1996. Tra i papabili è uno di quelli che ha maggiori possibilità poiché è ancora in rapporti ottimi con molti protagonisti del Circus, team manager e piloti compresi, e rappresenta una soluzione con sufficienti garanzie di equilibrio.

    NIGEL MANSELL. Avendo inserito tutti i campioni del mondo dal 1990 in poi, non potevamo non mettere Nigel Mansell. Il leone d’Inghilterra è stato pilota Williams, Ferrari e McLaren ma è un fenomeno che con i regolamenti ha avuto più di una difficoltà. Si pensi alla celebre vietatissima retromarcia inserita durante il GP del Portogallo del 1991 che gli costò la squalifica. Rivedere la sua figura aggirarsi per il paddock, però, sarebbe sicuramente positivo.

    CONCLUSIONI. Da questo piccolo ventaglio di nomi emerge un dato incontrovertibile. Tra gli ex-piloti di F1 ci sono sicuramente dei personaggi interessanti sia per capacità di giudizio, equilibrio e, soprattutto, esperienza. Un po’ tutti peccano, casomai, di imparzialità a causa dei rapporti rimasti inalterati con le scuderie con le quali hanno chiuso la carriera. Si prenda ad esempio Schumacher ed Hakkinen. La proposta, allora, potrebbe essere messa in questi termini: anziché un solo commissario, si potrebbe eleggere una commissione composta da 3 ex-piloti e coordinata, come al solito, da Charlie Whiting e compagnia bella. Per proseguire la discussione, votate il sondaggio della settimana

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