Formula 1, budget cap 2015: fissato il limite, Ecclestone premia gli spioni

Il budget cap dovrebbe diventare realtà dal 2015

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    Formula 1, budget cap dal 2015: panacea di tutti i mali o madre di tutte le polemiche?

    Meno male che c’è Bernie, altrimenti certe idee non salterebbero mai fuori. Qual è l’ultima? Budget cap, ovvero, come spendere meno (?) e livellare le opportunità di molti team evitando che ci sia chi può spendere tanto e chi tantissimo.

    Diciamo subito come dal 2015 si dovrà rientrare con le spese a non più di 200 milioni di dollari e non è ancora chiaro se si tratterà di una cifra onnicomprensiva o se alcune voci del budget verranno tenute fuori. «Abbiamo approvato il budget cap, si farà. Tutti sono d’accordo a 200 milioni di dollari. Quello su cui non c’è ancora l’accordo è nel cosa comprendere all’interno dei 200 milioni. Se non ci facciamo rientrare tutto, sono certo che troveranno il modo di aggirarlo: sarà difficile [farlo rispettare]», spiega Ecclestone al Daily Express.
    Poi, la perla degna di un film di spionaggio: «Il piano che stiamo valutando è di dare un milione di euro a chiunque darà informazioni [sulla violazione del budget cap] con prove dettagliate. Inoltre diremo al team [che ha sforato il tetto] che l’anno successivo perderanno tre punti dal punteggio massimo ottenuto e vedremo se vorranno ancora imbrogliare». La ricompensa non sarà esclusivamente appannaggio di chi lavora in Formula 1, ma per chiunque avrà prove valide. Insomma, gli 007 sono pronti a entrare all’opera.

    Alla ricerca dell’accordo

    Di cosa stanno discutendo questi loschi figuri a capo della Formula 1? Di budget cap probabilmente. Tetto di spesa, altrimenti detto! La faccenda ha mille sfaccettature. Proviamo a fare chiarezza. Da una parte ci sono dei team che hanno pochi soldi da spendere e che sono stufi di prender paga. Da un’altra ci sono i team super ricchi che non vogliono più sganciare cifre folli in una corsa senza fine a chi può mettere sul piatto qualche milione di Euro in più per rendere la propria macchina più veloce di qualche insensibil-millisecondo. Da un’altra ancora ci sono i poveracci, cioè quelli che proprio non ce la fanno più a tenere il passo e che si rendono tristemente conto che, a certi ritmi, le casse si svuotano troppo in fretta e l’unica soluzione è il ritiro dalla categoria regina del motorsport. Il budget cap è la soluzione unica e più semplice per rimettere le cose a posto. E la FIA ha ora intenzione di percorrere questa strada seriamente a partire dal 2015. Ma il cammino è tutt’altro che agevole…

    Budget cap dal 2015

    L’ultima novità uscita dal Consiglio Mondiale della FIA è l’introduzione del famigerato tetto di spesa. Si dice che entrerà in vigore dal 2015. Il condizionale è d’obbligo visto sono ormai 4-5 anni che il governo di questo sport tenta invano di imporlo ai team. Invano, perché non è semplice controllare tutte le effettive spese che una squadra sostiene direttamente o indirettamente (molti si appoggiano a fornitore e/o strutture esterne per buona parte dei loro lavori) e perché i grandi team – grazie ai loro fantastici sponsor – si sono sempre opposti con forza facendo valere il proprio peso politico. Stavolta cambierà qualcosa? Vedremo. Per il limite del 2015 non sono ancora emersi dettagli rilevanti su quale sia la cifra limite da rispettare. Il compito, arduo a dir poco, di stabilire confini e metodi di controllo spetta ad uno specifico gruppo di lavoro che comprende rappresentanti di FIA, FOM e team. La deadline per mettere nero su bianco i parametri è giugno 2014. Ricordiamo che l’ultimo tentativo, firmato Max Mosley, fallì miseramente quando l’ex presidente della Federazione provò a proporre un cappello di 35 milioni.

    Budget cap vitale per la F1

    Senza soldi non ci sono team. Senza team non c’è la F1. E’ questa la regola che spinge a credere nel budget cap. Martin Whitmarsh, intervistato da Autosport, chiarisce la posizione della McLaren:“Anche se ci sarà sempre qualcuno che proverà a non rispettare gli accordi, dobbiamo farlo – ha dichiarato - il problema è che chi ha molto risorse non ha interesse a trattare anche perché si creerebbero situazioni che faciliterebbero cambi di scenario e maggior equilibrio. Fino ad ora non c’è mai stata abbastanza unione d’intenti tra i team ma non si può continuare a lungo a spendere più di quanto si guadagna”.