Formula 1: i licenziamenti più famosi della storia moderna

Formula 1: i contratti sono fatti per essere rispettati, ma anche per essere accartocciati. E' quello che è successo ai personaggi che riportiamo in questo articolo e che rappresentano i licenziati più celebri della storia della F1

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    I piloti di Formula 1 sono dei privilegiati. Fanno un lavoro fantastico, sono amati e seguiti da decine di migliaia di fans e sono pure pagati alla stragrande. Non sempre, però, tutto fila liscio. E non parliamo dei tanti sfigati che devono addirittura trovarsi un loro sponsor che “paghi” per fargli avere un sedile. Anche tra quelli di fama consolidata le cose a volta sfuggono di mano e, causa incomprensioni con il team o mancanza di risultati, finiscono con il restare a piedi. Abbiamo scelto alcuni dei casi più famosi e/o discussi della storia moderna. Buona lettura.

    1985: René Arnoux

    I più anzianotti hanno disquisito a lungo sull’argomento. E sono convinti di avere la loro perfetta versione dei fatti. Giornalisti dell’epoca giurano che un giorno ci scriveranno un romanzo sull’accaduto. Sarà un giallo. Cosa ha portato René Arnoux fuori dalla Ferrari dopo un solo Gran Premio della stagione 1985? Enzo Ferrari non c’è più per raccontarlo. Il francese continua a tenere la bocca cucita.

    1985: Andrea De Cesaris

    Scomparso recentemente ma famoso per i molti e spettacolari incidenti in F1 di cui si è reso protagonista senza farsi mai seriamente male, Andrea De Cesaris - ribattezzato “De Crasheris” dagli inglesi – ne fa uno di troppo che manda su tutte le furie la sua squadra. Al termine del GP d’Austria del 1985, la Ligier lo licenzia accusandolo di aver rotto troppe auto. Prima di mandarlo a casa, però, lo fa correre anche nella gara successiva ma con lo stipendio dimezzato a titolo di simbolico rimborso dei tanti danni causati.

    1991: Alain Prost

    La Ferrari aveva sfiorato il titolo l’anno precedente. Nel 1991, invece, la Rossa non va. La goccia che fa traboccare il vaso è un’intervista in cui Prost paragona la Rossa ad un camion quando manca un GP alla fine della stagione. Il professore rimedia un bel calcio nel sedere e viene sostituito da Gianni Morbidelli. Si prenderà anche un 1992 come anno sabbatico e ritornerà nel 1993 appena in tempo per guidare la perfetta Williams e mettere le mani sul suo quarto titolo prima di ritirarsi definitivamente.

    1993: Michael Andretti

    Altrimenti detto il falciaerba per la sua abitudine ad uscire di pista, Michael Andretti non ha nulla a che vedere con il padre Mario. La McLaren, però, decide di puntare su di lui come compagno di squadra di Ayrton Senna. Accumulate frustrazioni e delusioni, viene licenziato al termine del GP d’Italia che chiude, curiosamente, sul podio per la prima e ultima volta in F1. Il suo posto sarà preso da un giovane finlandese di nome Mika Hakkinen che riuscirà sin dal debutto a fare fastidio allo stesso Senna. Della serie “si chiude una porta, si apre un portone…”

    2004: Jarno Trulli

    Il ragazzo andava forte. Forse troppo. Tant’è che aveva pretese economiche un po’ troppo altine secondo Flavio Briatore. Il capo del team Renault puntava, invece, su Fernando Alonso. E aveva le sue ragioni visto cosa sarebbe successo nel biennio 2005-2006. Verso fine stagione 2004, quindi, usando come pretesto un sorpasso subito dall’abruzzese ad opera di Rubens Barrichello all’ultima curva dell’ultimo giro del Gran Premio di Francia, Briatore lo manda a casa chiamando al suo posto Villeneuve. Poco male per Trulli che, nel frattempo, ha già firmato con la Toyota. Quello che Jarno non può immaginare è che negli anni a seguire la Renault vincerà due titoli mentre i giapponesi non manterranno mai le altissime aspettative.

    2006: Juan Pablo Montoya

    Pilota di grande talento e forte temperamento, Montoya non riesce mai a trovare la giusta dimensione all’interno della McLaren. In pista, poi, soffre il confronto con Kimi Raikkonen e comincia a moltiplicare errori e pessime prestazioni quando la scuderia, ad inizio 2006, già annuncia l’ingaggio di Fernando Alonso per l’anno che verrà. Tra nervosismi e lamentele reciproche, Dennis lo fa fuori al termine del GP degli Stati Uniti quando siamo solo a metà stagione.

    2006: Jacques Villeneuve

    Jacques Villeneuve non è più il campione di una volta. La BMW Sauber non è contenta delle sue prestazioni. Quando è vittima di un incidente che lo costringe a saltare il GP d’Ungheria, il suo posto viene preso dal giovane Robert Kubica che desta ottime impressioni. Allora i vertici del team mettono pressione al canadese chiedendogli di effettuare dei test di confronto con il polacco. Villeneuve interpreta l’affronto come una chiara volontà di farlo fuori ed alza i tacchi un attimo prima di essere messo alla porta.

    2007: Scott Speed

    Scott Speed: un nome, una promessa… mai mantenuta. Il licenziamento dell’americano non è uno di quelli che merita troppa attenzione se non fosse che l’episodio scatenante è alquanto pittoresco. Siamo nel GP d’Europa al Nurburgring e si narra che, al termine dell’ennesimo ritiro, siano volate parole grosse nonché manate, ceffoni e quant’altro tra lui e il boss della Toro Rosso Franz Tost. Risultato: due settimane dopo in Ungheria c’è al suo posto un giovanotto tutto brufoli e di cui si dice un gran bene. Si chiama Sebastian Vettel

    2014: Marco Mattiacci

    Non solo i piloti fanno a volta una brutta fine. Anzi, tra tutti gli attori in gioco, forse, sono i più tutelati. La storia della Formula 1, infatti, è piena di licenziamenti in tronco di tecnici, direttori sportivi, meccanici e tutti coloro i quali lavorano più o meno dietro le quinte. Quando i risultati mancano e/o lo sventurato si è reso protagonista di qualche errore macroscopico, allora è quasi impossibile che abbia una seconda chance.

    Non vogliamo, però, parlare in questa sede delle sorti di gente come Chris Dyer, Luca Baldisserri, Nicholas Tombazis, Luca Marmorini o i loro corrispettivi che hanno lavorato nel passato per McLaren, Mercedes, Williams, etc.

    Vogliamo parlare di Marco Mattiacci che rappresenta un caso veramente anomalo. L’ex team principal della Ferrari non aveva nessuna colpa per la crisi della scuderia visto che era l’ultimo arrivato. Di lui si parlava un gran bene come manager sul fronte commerciale. Perché, allora, pur accettando che dovesse essere sostituito da Arrivabene, non rimetterlo quantomeno dove stava prima? Perché licenziarlo in tronco senza neppure dargli un minimo di preavviso? Ricordiamo che, al termine del GP di Abu Dhabi del 2014, sono stati grottescamente i giornalisti ad informare il diretto interessato. Inizialmente incredulo, Mattiacci ha avuto modo solo successivamente di verificare la notizia. A chi gli ha chiesto cosa avesse fatto per meritarsi tale trattamento, ha risposto con profonda onesta:“Non posso dire cosa è successo. Non chiedermelo…”. Un giorno, forse, qualcun altro lo spiegherà.