Formula 1: le 10 coincidenze più curiose della storia

Formula 1: le 10 coincidenze più curiose della storia

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    Ringraziando i colleghi di F1fanatics, riportiamo un divertente viaggio all’interno delle coincidente più curiose della Formula 1. Sapevate, ad esempio, che solo una volta nella storia ci sono stati 3 piloti che hanno fatto segnare, al millesimo, lo stesso miglior tempo nelle qualifiche? E che ciò è accaduto durante lo storico GP di Jerez, decisivo per l’assegnazione del discusso titolo 1997? Oppure che c’è solo un pilota che ha sempre vinto ogni volta che c’è stata un’invasione di pista? O che il numero 22 porta particolarmente fortuna ai piloti britannici motorizzati Mercedes? O, ancora, che Fisichella proprio non digerisce la griglia di partenza del GP di Malesia… Se avete risposto “no” ad almeno una di queste domande, dovete leggere questo articolo!

    Antonio e Alberto Ascari hanno avuto in comune non solo i geni, la passione per le corse ed il talento ma anche il destino. Entrambi hanno perso la vita in incidenti dalle inquietanti similitudini. Antonio Ascari è morto nel 1925 a 36 anni quando il figlio Alberto ne aveva solo 7. Segnato per sempre da quell’evento, Alberto con il passare del tempo inizia a sentire la pressione e se la vede brutta rendendosi protagonista di un pericoloso schianto a Montecarlo. Era il 1955 ed erano passati trent’anni dalla scomparsa del padre. Quattro giorni dopo viene invitato da Eugenio Castelloti a Monza per provare l’ultima Ferrari 750 Monza vettura sportiva. In quell’occasione Alberto Ascari non indossa il suo casco portafortuna e, in circostanze misteriose, perde il controllo della vettura trovando la morte sul colpo. Se n’è andato alla stessa età del papà Antonio e con le sue stesse 13 vittorie in carriera.

    Curiosamente, Gerhard Berger ha ottenuto solo due vittorie in Formula 1 al volante della Benetton ma queste sono state la prima e l’ultima sia della sua carriera che della storia della scuderia italiana. Tutto ha avuto inizio in occasione del Gran Premio del Messico del 1986 per concludersi 11 anni più tardi ad Hockenheim nel 1997 con gli stessi attori che si erano ritrovati dopo aver preso strade diverse e conosciuto successi con altri team ed altri piloti. Da allora, né Berger, né la Benetton hanno più vinto in Formula 1. Il trionfo nel GP di Germania del 1997 è stato particolarmente toccante sia perché del tutto inatteso, sia perché il pilota austriaco aveva perso il padre pochi giorni prima.

    Il Gran Premio d’Europa 1997 è solitamente ricordato per l’incidente tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve che ha portato il canadese alla conquista del titolo mondiale. Altri, semmai, citano pure la prima vittoria in Formula 1 di Mika Hakkinen. In pochi rammentano, invece, cosa è successo nelle qualifiche del sabato. Segnatevi questo tempo: 1’21”072. E immaginatevi la scena nel vedere Michael Schumacher, Jacques Villeneuve e Heinz-Harald Frentzen chiudere il loro giro lanciato esattamente a pari merito. Il regolamento della F1 prevede che, in casi così, vada in pole position chi è passato prima sul traguardo. Primo, quindi, è partito Villeneuve seguito da Schumacher e Frentzen. Tanto per scombinare di nuovo i piani, però, il destino fa sì che, dopo la prima curva Schumacher si trovi al comando seguito da Frentzen con Villeneuve solo terzo.

    Quella che inizialmente è sembrata solo una curiosa coincidenza, si è rivelata poi una vera folle sfida. Stiamo parlando del doppio incidente di entrambe le BAR di Villeneuve e Zonta nel sabato del Gran Premio del Belgio del 1999. Il primo a rendersi protagonista di un botto spaventoso all’Eau Rouge è il canadese. Pochi minuti dopo il compagno Zonta fa la stessa fine. Successivamente si scoprirà che si erano sfidati a chi sarebbe riuscito a passare la mitica curva tenendo il gas a tavoletta. Le vie di fuga non concedevano sconti e, spinte da dei rabbiosi V10 e con meccaniche e aerodinamiche meno sofisticate delle attuali, le macchine di allora erano delle autentiche belve da domare. Pensare di passare dal tratto Eau Rouge – Radillon senza alzare il piede richiedeva una dose extra di coraggio. Questo spiega come mai Villeneuve fece lo stesso incidente nello stesso posto anche 12 mesi prima con la Williams. Il compagno di allora, Frentzen, passò indenne: non accettò la sfida ed alzò il piede… o la vinse?

    C’è un filo invisibile che lega la Ferrari, gli ordini di scuderia e il circuito di Zeltweg. Come molti ricorderanno, nel GP d’Austria del 2002 Jean Todt ordinò a Barrichello di alzare il piede per far vincere Michael Schumacher. Il brasiliano obbedì ma lo fece solo a pochi metri dal traguardo rendendo plateale la combine. Tant’è che Schumi, una volta sul podio, lo lasciò salire sul gradino più alto nel disperato tentativo anche di zittire i sonori fischi provenienti dal pubblico. In molti meno, però, sanno che l’anno precedente successe una scena del tutto identica ma meno eclatante solo perché c’era in ballo la seconda posizione. Dal 2002, inoltre, gli ordini di scuderia furono vietati. Sono stati resi nuovamente legali da qualche anno proprio grazie all’impulso di Jean Todt che, nel frattempo, è divenuto presidente di quella FIA che l’aveva messo sotto accusa una decina d’anni prima costringendo la Ferrari a pagare anche una salata multa da 1 milione di dollari.

    Sarà il caldo di Sepang che gli annebbia la vista? Nel Gran Premio di Malesia 2001, Giancarlo Fisichella sbaglia piazzola di parcheggio durante la partenza della gara. L’imbarazzo è notevole visto il grossolano errore. Ma il pilota italiano riesce a superare ogni aspettativa quando 2 anni più tardi commette lo stesso sbaglio. In quell’occasione tenta di fare manovra per inserirsi nella piazzola giusta ma poi spegne il motore senza neppure riuscire a partire. Fisico ha avuto comunque la sua rivincita nel 2006 ottenendo sempre a Sepang la sua terza e ultima vittoria in Formula 1.

    Solo due volte nella storia moderna della Formula 1 c’è stata un’interruzione della gara dovuta a qualche pazzo invasore di pista. E tutte e due le volte ne è uscito vincitore Rubens Barrichello. La prima è stata nel Gran Premio di Germania del 2000 quando un furioso ex dipendente della Mercedes ha pensato così di protestare per il suo licenziamento. Meglio degli altri, Rubinho (partito 18°) ha approfittato dell’ingresso della safety car andando a negare una comoda doppietta proprio alle McLaren-Mercedes. Nel 2003, durante il Gran Premio di Gran Bretagna, invece, è stato un prete irlandese a materializzarsi lungo l’Hangar straight mentre le vetture sfrecciavano a quasi 300 all’ora. Un Barrichello in grande forma, ha conquistato quello che viene ritenuto il suo successo più bello tra gli 11 in carriera.

    La Ferrari del 2005 è una delle peggiori dell’era Schumacher. La colpa è soprattutto delle gomme Bridgestone che non sono all’altezza delle Michelin montate, tra gli altri, da Renault e McLaren. Stranamente il GP di San Marino vede la monoposto Rossa decisamente in forma. Un errore nelle qualifiche, però, fa partire Schumacher solo 13°. Il tedesco rimonta alla grande fino ad arrivare nei tubi di scarico del leader Fernando Alonso. E lì si ferma la sua gara. Il Kaiser prova in tutti i modi a passare lo spagnolo ma alla fine deve accontentarsi del secondo posto per due soli decimi. Curiosamente, 12 mesi dopo la situazione è ribaltata. La Ferrari di Schumacher è davanti alla Renault dello spagnolo che, pur tentando in tutti i modi di passare, deve alla fine accontentarsi della piazza d’onore.

    I piloti campioni del mondo 2008 e 2009 hanno un po’ di cose in comune. Sono entrambi inglesi, sono entrambi al loro primo alloro iridato, hanno entrambi monoposto motorizzate Mercedes e, soprattutto, hanno guidato con l’atipico numero 22. Ricordiamo che all’epoca i numeri di gara più alti spettavano ai team più scarsi, quelli che erano arrivati ultimi nella classifica costruttori l’anno precedente. Era improbabile, quindi, che questi fossero capaci di lottare per il titolo. Nel 2008, però tocco alla McLaren a causa della squalifica subita nel 2007 dopo la spy-story. Nel 2009, invece, il 22 e il 23 finirono alla ripescata Brawn GP. I piloti di cui stiamo parlando hanno anche un’altra cosa in comune: i loro cognomi, finiscono con “ton”. Certo, sono proprio loro: Lewis Hamilton e Jenson Button!

    Il Circus della Formula 1 continua a dividersi in merito all’incidente di Piquet Jr. nel GP di Singapore del 2008 che dette vita al crashgate più famoso della storia. Il brasiliano è andato apposta contro le barriere su indicazioni del team che voleva favorire, tramite l’ingresso della safety car, la vittoria di Fernando Alonso oppure è stata solo una incredibile coincidenza? Il dubbio è tale per varie ragioni. Soprattutto perché 12 mesi dopo, mentre lo scandalo stava per saltare fuori con tutte le sue catastrofiche conseguenze (fuga del mega sponsor ING, ritiro della Renault dalla F1 e radiazione di Briatore e Symonds), è sempre il secondo pilota della Renault, stavolta Romain Grosjean, ad andare fuori pista nello stesso identico punto.

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