Formula 1: Webber difende Hamilton

Nessuna penalizzazione per Mark Webber a seguito del tamponamento di Lewis Hamilton durante il gran premio di Melbourne

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    “Dickhead”. Questo il termine usato dal ministro australiano per la sicurezza stradale, Tim Pallas, nei confronti di Lewis Hamilton. No, non si riferiva alla performance del pilota britannico nel corso del gran premio di Melbourne, ma al suo comportamento fuori dal circuito dell’Albert Park, a conclusione della prima giornata di prove libere, quando Hamilton, ancora gasato per aver messo a segno il miglior tempo nella giornata di venerdì, si è fatto ritirare la sua sportscar dopo essersi reso protagonista con una serie di burn-out sulle strade di Melbourne.

    LEWIS HAMILTON. Come se non bastasse, la gara del 25enne della McLaren è stata pure penalizzata (secondo Hamilton) prima da una scelta sbagliata da parte del suo team, che l’ha richiamato ai box per una seconda sosta, e successivamente dal tamponamento di Mark Webber, a due giri dalla fine. Nonostante Hamilton avesse fatto ammenda per il suo comportamento fuori dalla pista, le autorità dello stato di Victoria non hanno usato mezzi termini per esprimere il proprio disappunto nei confronti di un gesto davvero infantile. A conclusione del weekend di gara australiano però, in salvataggio del pilota della McLaren è arrivato proprio colui che ha contribuito a rendergli ancora più amaro il secondo appuntamento della stagione. Mark Webber infatti, è stato richiamato dai giudici di gara per aver mandato in testacoda la monoposto del pilota britannico, mentre quest’ultimo era impegnato in un sorpasso ai danni di Fernando Alonso. Nessuna penalizzazione per il pilota australiano, che ha dichiarato di aver fatto un errore e si è scusato pubblicamente con Hamilton. “Ero concentrato e al tempo stesso volevo fare del mio meglio visto che questa era la corsa di casa. Mi dispiace ma non ho potuto evitare di andargli addosso”.

    MARK WEBBER. Forse per farsi “perdonare” l’errore in pista, Webber ha preso le difese di Hamilton per quanto riguarda l’episodio del venerdì, scagliandosi contro il suo paese e definendolo uno “stato bambinaia”. Il pilota della Red Bull, come la maggior parte dei fan di F1, ritiene infatti che l’intero accaduto sia stato eccessivamente gonfiato. Webber ha dichiarato che da quando ha fatto ritorno in patria per il gran premio di casa, ha passato la maggior parte del suo tempo cercando di schivare i ridicoli limiti di velocità australiani. “Queste cose mi fanno davvero incavolare” ha commentato Webber. “L’Australia è una grande nazione, ma sembra quasi che al mattino si debba leggere il libretto di istruzioni per capire cosa si può fare e cosa no. Da quando me ne sono andato le cose sono cambiate, e sinceramente non mi invogliano a tornare”.

    KEN LAY. Le dichiarazioni di Webber non sono state accolte in modo positivo da parte delle autorità locali, specialmente per il fatto che, proprio di recente, ci sono stati una serie di incidenti mortali causati dall’eccessiva velocità, e che i dati sono superiori a quelli del 2009. Inoltre, proprio nelle ore precedenti all’incidente di Hamilton, il governo aveva appena lanciato una campagna per la sicurezza stradale. “Abbiamo uno dei programmi migliori al mondo” ha aggiunto Ken Lay, capo della polizia stradale di Victoria “e penso che alcuni fan di Hamilton e Webber siano vivi proprio grazie al nostro severo approccio al problema… Ritengo che Mark dovrebbe essere più responsabile quando intende lanciare un messaggio del genere. Avrei preferito che parlasse di velocità in pista e che fosse maggiormente sensibile in merito alle nostre strade. I piloti dovrebbero dare il buon esempio”.