GP Abu Dhabi 2013, anteprima: Yas Marina a Vettel o alla Lotus?

Terz'ultimo appuntamento del mondiale a Yas Marina, con il gran premio di Abu Dhabi 2013

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    Fernando Alonso

    AP/LaPresse

    Famoso per essere famoso. E’ il 2009 quando Abu Dhabi raddoppia l’offerta di Formula 1 in terra araba, andando ad affiancare il Bahrain. Altra storia, altro glamour rispetto alla tumultuosa area di Sakhir. Abu Dhabi è il tipico appuntamento in cui si va a correre per il business che gira intorno e non a caso è lì che il Ferrari World è nato, grazie agli investimenti faraonici degli sponsor del Cavallino rampante. Cinque chilometri e mezzo tracciati dal solito Tilke: c’è spazio per l’uscita box da lunapark, con un passaggio sotterraneo nemmeno fosse la Bat-caverna. Spazio anche per due lunghissimi rettilinei e tante curve a 90 gradi fatte per passare intorno ai faraonici alberghi di Yas Marina.

    E’ famosa Abu Dhabi per aver portato alla ribalta un nuovo modello di paracarro, era il Petrov e venne lanciato sul mercato nel 2010. A sbatterci contro fu Alonso, insieme alle speranze iridate. Tattica sciagurata dal muretto, intento a far gara su Webber, dimenticandosi di Vettel. Il tedesco andrà in testa alla classifica per la prima volta in tutta la stagione, peccato fosse anche l’ultima gara.

    Abu Dhabi famosa per volersi distinguere: non è gara in notturna, la premiere era di Singapore, così è l’unica a partire al tramonto e chiudere con le luci artificiali.

    Abu Dhabi famosa per un team radio passato alla storia e stampato su 500 t-shirts: “Lasciami in pace, so cosa sto facendo”, disse un Raikkonen improvvisamente oltre i tradizionali monosillabi. Valse la prima vittoria per la Lotus e la prima al rientro dai rally per il finlandese. Chance di ripetersi quest’anno? Altissime.

    LE FOTO DELL’EDIZIONE 2012

    Tracciato veloce, richiede un buon carico aerodinamico, trazione e una monoposto pronta negli inserimenti. In fondo al rettilineo si tolgono tre marce ed è subito sinistra in appoggio, terza marcia, poi in pieno per la velocissima esse sinistra-destra-sinistra che porta alla staccata della curva 5: attaccare è possibile, a patto di riuscire a stare in scia sul veloce. Chicane, nemmeno il tempo di mettere due marce che subito c’è un tornantino da seconda marcia. Inizia il primo rettilineo lunghissimo, in fondo al quale si raggiungono i 320 orari. Il drs aperto può non esser sufficiente. Sul più bello arriva una variante secca, prima di rilanciarsi verso il secondo allungo del giro: ancora tutto il cambio fino alla settima e ancora una volta ala mobile a disposizione. Si può sfruttare il primo tratto per avvicinarsi a chi precede e il secondo per attaccare, viceversa non è raro venir superati nuovamente.

    In fondo al dritto, frenata secca per la danza tra le curve 11-12-13, là dove Webber e Massa sono arrivati a incrociare traiettorie e destini, con Felipe ad aver la peggio nel 2012. Prima curva a 90 gradi per andare nuovamente a richiamare tutta la trazione e affrontare il curvone 15-16 da fare in pieno: Rosberg lo scorso anno lo fece bene, Karthikeyan si piantò in traiettoria. Risultato: Mercedes decolla sulla Hrt e gara finita per entrambi.

    Curva 17, 18 e 19 rappresentano il lento di Yas Marina, con lo spettacolare passaggio sotto l’albergo, curva 19, là dove Webber toccò il muretto nel 2010 in uscita. Altro allungo e nuovamente curva da fare in pieno la 20, per attaccarsi ai freni all’ultima destra prima del rettilineo.

    Vettel e Hamilton i migliori interpreti in assoluto, con due pole position a testa. Sabato chi dei due incrementerà il bottino?

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    Nel 2010, per quale motivo Alonso anticipò la prima sosta ai box?