GP Abu Dhabi F1 2015, il Processo alla gara

Ultima gara del mondiale di Formula 1, il GP di Abu Dhabi 2015, e ultimo processo dell'anno. Hamilton, Verstappen e la Ferrari i casi da analizzare.

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    Un altro mondiale di Formula 1 se ne va, con l’epilogo del GP di Abu Dhabi 2015. Gara che ha confermato una supremazia difficile da credere fino a qualche mese fa, quella di Rosberg e, al tempo stesso, ha confermato una fase calante di Hamilton, vuoi figlia del titolo già conquistato, vuoi di reali difficoltà con la monoposto dopo Singapore.

    Dovranno lavorare in Mercedes per mettere a punto una macchina che l’iridato si senta cucita addosso, perché rimediare quasi 4 decimi, come accaduto nelle qualifiche di sabato, non è qualcosa di ammissibile, dopo un dominio in lungo e in largo proprio in qualifica. Siamo anche all’ultimo processo alla gara dell’anno e i punti di dibattito non mancano certo.

    Hamilton

    ACCUSA - Non è tanto il secondo posto in sé a stonare, quanto l’aver toppato clamorosamente la strategia di gara. Con le morbide recupera su Rosberg fino a portarsi a 1″ prima della seconda sosta che, per voler differenziare a tutti i costi la tattica da Rosberg, lo penalizza enormemente. Fosse rientrato un giro dopo, avrebbe avuto un gap tutto da gestire e provare un attacco, sebbene difficilissimo ad Abu Dhabi. Invece, 10 giri in più senza guadagnare terreno, anzi sprofondando a 13″ dal leader, per poi affrontare una rimonta inutile e sempre con gomme morbide. Cos’ha differenziato? Nulla, se non la parte più penalizzante. Bocciato.

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    DIFESA - Era difficile poter azzardare con manovre alternative, perché la Ferrari di Raikkonen restava comunque una minaccia da tenere d’occhio. Le supermorbide, così, da escludere a priori, mentre per immaginare di andare fino all’arrivo senza fermarsi più si poteva anche azzardare, salvo scoprire che Rosberg rimontava di gran carriera dopo la sosta. Ha provato a cambiare le carte in tavola, lui e il suo lato del muretto, in ogni caso anche se fosse rimasto a 1″ dopo la seconda sosta-fotocopia con Rosberg, ad Abu Dhabi tra due macchine uguali è utopia immaginare il sorpasso.

    Verstappen

    ACCUSA - L’ha fatta fuori dal vaso a Yas Marina. Per sua sfortuna si è trovato davanti uno tosto come Jenson Button, che prima di farsi da parte pensa bene di ribadire il primato della vecchia guardia. Resiste all’attacco, Max chiude la traiettoria dentro la chicane scorrettamente ma Jenson non si fa intimorire e tiene giù. Verstappen in uscita è oltre i limiti della pista ma supera ugualmente, senza dare la posizione. Scorretto. La penalità di 5″ non è sufficiente, perché avvantaggiandosi in pista costruisce subito il margine per azzerare la penalità. Scorretto anche nel cambiare traiettoria sull’attacco di Vettel e nel non rispettare le bandiere blu, manovra per la quale è stato penalizzato. Inventa sorpassi da urlo, ma deve rispettare le regole. Ieri non l’ha fatto.

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    DIFESA - Ha giocato d’astuzia, la manovra su Button alla fine gli è riuscita, perché ha centrato l’obiettivo. Le bandiere blu non rispettate sono effettivamente un errore grave, ma una giornata storta come quella di Yas Marina non può mettere in ombra un’ottima stagione.

    Ferrari

    ACCUSA - Va bene tutto, ma l’errore al sabato delle qualifiche è da mettere i brividi. Torna in mente l’assenza totale di linea strategica del 2014 e la chiamata del muretto rovina irrimediabilmente l’ultima gara dell’anno a un Vettel che avrebbe avuto il passo per giocarsi la vittoria. Risparmiare un set di gomme era perfettamente inutile per come si sono dimostrate andare le supermorbide, troppo inconsistenti per costruire una tattica di gara. Può essere uno svarione che capita a tutti, ma il 2016 che ci si attende alla pari con Mercedes dovrà essere esente da queste battute a vuoto.

    DIFESA – L’errore c’è stato, non si discute. Non deve capitare, è altrettanto pacifico. Tuttavia, da qui all’evocare le imbarazzanti chiamate del 2014 ce ne passa. C’è stato anche un concorso di cause che ha portato all’eliminazione di Vettel in Q1, non ultima proprio la prestazione sotto le attese di Sebastian con le gomme gialle, a 4 decimi da Raikkonen, che ha passato tranquillamente l’eliminatoria. Errore collettivo, che servirà da monito in altre occasioni future.