GP Abu Dhabi F1 2016, il Processo alla gara di Yas Marina

GP Abu Dhabi F1 2016, il Processo alla gara di Yas Marina

Tiene banco la condotta di Hamilton e del box Mercedes nella corsa decisiva

    Un’altra stagione di Formula 1 va in archivio, Rosberg campione del mondo al termine del Gran Premio di Abu Dhabi 2016, che si lascia una scia di condotte da analizzare. Temi cruciali che hanno tenuto in vita l’interesse su una corsa altrimenti priva di emozioni. Inevitabilmente sono Hamilton e la Mercedes i grandi protagonisti dei quali discutere. Interessi contrapposti e inconciliabili, nei 55 giri affrontati a Yas Marina.
    C’è poi il capitolo Ferrari, che si chiude con un risultato dignitoso, come l’ha definito Maurizio Arrivabene. Abu Dhabi, però, è l’occasione per lanciare uno sguardo più ampio sulla stagione.

    ACCUSA – Lewis ha anteposto i propri interessi a ogni altra cosa. Ha corso non per andare più veloce di tutti, dominare la gara e aspettare gli eventi. Ha corso puntando a rallentare Rosberg, metterlo in difficoltà, perdere la doppietta Mercedes e favorire la sua rincorsa impossibile al titolo. Egoista e irrispettoso delle regole dettate all’interno della squadra. Merita di essere non solo richiamato ma multato.

    DIFESA – Hamilton ad Abu Dhabi ha corso da campione assoluto qual è. Vincere e aspettare gli eventi sarebbe stato da pilota normale, che si affida al fato per costruire la propria fortuna. Il vincente attua la propria condotta, che va oltre la pura velocità sul tracciato. Ha gestito la strategia nei limiti della correttezza, perché mai ha creato direttamente un problema a Rosberg. Ha cercato di creare le condizioni perché potesse esserci un esito a lui favorevole, com’è legittimo che faccia una tre volte campione del mondo del calibro di Lewis. Altrettanto bravo è stato Rosberg nel non raccogliere la sfida. Dopodiché, il desiderio di controllo totale da parte del muretto box è stucchevole. Li lasciassero correre liberamente.

    Il titolo Costruttori già in tasca, una vittoria che non sarebbe certo sfuggita, perché Hamilton non sarebbe mai stato superato né da Ferrari né da Red Bull, tanto era il potenziale a disposizione.

    Le pagelle del Gran Premio di Abu Dhabi

    ACCUSA - L’ossessivo attenersi alle regole, senza la capacità di interpretazione elastica, toglie emozione. Cosa aveva da perdere la Mercedes dalla condotta di Hamilton? Fosse stata rischiosa per l’immagine del marchio, avrebbero avuto piena ragione a imporsi e anche licenziare Lewis, avesse mai provocato un incidente con Nico. Non è accaduto, ha solo provato a mettere in difficoltà il compagno di scuderia, comportamento legittimo vista la posta in gioco.

    DIFESA - Mercedes è un marchio globale, corre in Formula 1 ma ha un’immagine da veicolare e non può permettersi che gli interessi personali vengano anteposti a quelli del brand. Solo Red Bull può permettersi, nella Formula 1 odierna, di infischiarsene di queste “regole”. La posizione di Toto Wolff non è semplice, costretto com’è a mediare tra interessi di Mercedes e comprensibile voglia di libera contesa tra i piloti. Ad Abu Dhabi il muretto ha fatto la propria parte, doveva suggerire le istruzioni date, faceva parte del gioco. Altrettanto comprensibile è stata la scelta di Hamilton.

    ACCUSA – Sebastian Vettel, dal podio, si è rivolto direttamente a chi ha criticato duramente la Ferrari nel 2016. Critiche alla scuderia e a Vettel stesso, figlie di aspettative esagerate create dal presidente Marchionne già in inverno, quando la monoposto non aveva compiuto nemmeno un giro in pista. Sia da lezione per il 2017: prima dei proclami si attendano le gare iniziali. Vettel è mancato in tanti, troppi passaggi, la prestazione in qualifica può adottarsi a cartina di tornasole dell’altalenanza del rendimento 2016. Un’altra annata va in archivio, senza i risultati attesi. Il popolo ferrarista è costretto ancora a vivere di speranze e auguri, quelli che il 2017 sia un anno finalmente di ritorno alla vittoria.

    DIFESA - Un eccesso di critica è indubbiamente esistito, soprattutto su Sebastian Vettel. L’assenza dei risultati attesi si è trasformata in una messa in dubbio del talento tedesco, dimenticando i mondiali vinti e le prestazioni espresse. Bersagliato ogni oltre limite del buonsenso, quasi fosse Seb stesso il problema. Non ha corso il campionato che ci si attendeva, i limiti della macchina sono stati evidenti e l’ansia da prestazione si è trasformata in un boomerang sul rendimento del pilota. In Ferrari serve serenità, serve che il presidente Marchionne faccia meno proclami, che si lasci lavorare il gruppo di tecnici e li si incentivi a ricercare soluzioni estreme, quelle che possano garantire il successo con ampio margine o tramutarsi in un fallimento. Viceversa, la politica dei piccoli passi richiede del tempo perché dia i propri frutti.

    794

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Circuito Yas Marina F1Formula 1 2017GP Abu Dhabi F1
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI