GP Australia F1 2015: perché il risultato Ferrari è una buona notizia

La conferma Mercedes, il recupero Ferrari, la debacle Red Bull-Renault e i dubbi sulle scelte Pirelli nel Gran premio d'Australia 2015. L'analisi dei temi emersi a Melbourne.

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    Il primo gran premio dell’anno è servito a chiarire un paio di idee. Che il mondiale di Formula 1 2015 avrebbe visto le due Mercedes competere pressoché senza rivali era chiaro già prima del Gran premio d’Australia. C’era davvero qualcuno che si aspettava il recupero completo del gap espresso l’anno scorso? Se sì, farebbe bene a cambiare sport, interessarsi d’altro. I tedeschi hanno costruito un progetto che sviluppa la propria superiorità nel tempo, perché in Formula 1 le rivoluzioni (e gli eventuali effetti positivi) non si compiono in 12 mesi. Per queste ragioni, il terzo posto di Vettel, una Ferrari apparsa fortemente diversa dal team fantasma del 2014, un Raikkonen veloce come da tempo non si ricordava, sono segnali positivi.

    Perché il risultato Ferrari è una buona notizia

    C’è chi, correttamente, fa notare come Alonso nel Gran premio d’Australia 2014 terminò quarto (con la squalifica di Ricciardo) rimediando 35 secondi mentre Vettel se ne prende 34. Andrebbe evidenziato come nel 2014 il distacco maturò in 41 giri, quelli dopo la safety car che neutralizzò la corsa, mentre quest’anno i 34 secondi sono spalmati su 54 giri. Una pura media matematica dice che da 8 decimi e mezzo a giro si è passati a 6 decimi e 2 centesimi. Ma c’è dell’altro, perché Rosberg vinse senza avversari, essendosi ritirato Hamilton a inizio gara nel 2014, mentre l’inglese ha vinto domenica dovendo girare sui tempi del compagno di team che stava spingendo alle sue spalle: ben altra situazione, pressione e, conseguentemente, distacchi sul gruppo.

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    Ingeneroso come minimo non riconoscere i progressi Ferrari, tanto più legandoli al balzo mostruoso che ha saputo fare la Sauber. Cos’è cambiato in un team che aveva piloti di maggior esperienza (almeno uno, Sutil) lo scorso anno e senza fondi per sviluppare una monoposto radicalmente diversa nel 2015? Semplice, la power unit Ferrari. Cosa dire dell’imbarazzante arretramento della Red Bull e, soprattutto, della Renault? Vogliamo parlare dei giapponesi di Honda, il cui ritorno è stato incensato e osannato già solo perché ritorno di una partnership storica? Ecco, la storia se ne frega della tecnica, e se lavori male e non sai come approcciare la Formula 1 moderna, le figuracce si collezionano una dietro l’altra.

    Perché il risultato Ferrari è una buona notizia

    | LE PAGELLE DEL GRAN PREMIO D’AUSTRALIA 2015 |

    Con questi esempi ben chiari, va fatto il plauso alla Mercedes per essere stati ampiamente i migliori nel 2014 e aver ribadito la superiorità nella prima gara, ma va riconosciuto lo sforzo Ferrari. Non basta, è ovvio, ma la vetta si raggiunge un passo per volta e quello compiuto a Melbourne è incoraggiante.

    Semmai, la delusione di quanto visto ieri arriva dalla Pirelli. Non già perché le gomme non si sono comportate bene, tutt’altro, quanto per l’eccessiva prudenza nel selezionare le due mescole. I miglioramenti alle coperture posteriori hanno consentito di allontanare l’unico rischio che l’Albert Park poteva presentare: lo stress in trazione sulle gomme. Una sola sosta non basta, manca l’elemento imprevedibilità, la possibilità di giocare con le strategie, il degrado della prestazione che sottolinei quale monoposto le gestisce meglio. Insomma, serve un approccio più aggressivo, che aiuti a mescolare le carte in tavola, almeno per il terzo posto e quelli a seguire.

    Fabiano Polimeni