GP Austria F1 2014: il Processo al Gran Premio di Zeltweg

Formula 1: processo al Gran Premio d'Austria 2014 sul circuito di Zeltweg

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    GP Austria F1 2014: il Processo al Gran Premio di Zeltweg

    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato al Processo al Gran Premio d’Austria 2014. Nel giorno che doveva essere di grande festa per la Red Bull e che, invece, si trasforma in una delle domeniche peggiore del clan del beverone energetico, vogliamo principalmente dedicare i nostri ragionamenti su quali siano i prossimi destini di Sebastian Vettel e della squadra che gli ha regalato così tanti successi nelle ultime 4 stagioni. E’ l’inizio della fine? Non solo: faremo anche un breve ma significativo ragionamento sullo spettacolo che poteva essere (ma non è stato) sul circuito di Zeltweg

    CASO 1: spettacolo, puro o annacquato?

    ACCUSA. C’è stato qualcosa di poco autentico nel Gran Premio d’Austria 2014. Non è la prima volta che accade in questo 2014. Oltre a qualche bel sorpasso, è mancata l’adrenalina figlia solo dell’agonismo nudo e puro. Tanti piloti sono andati al risparmio finendo con il rinunciare preventivamente ad attaccare gli avversari a causa di velocità in rettilineo troppo scarse o necessità di risparmiare macchina, benzina o gomme. Così facendo le gare perdono il loro appeal. Perdono pubblico diventando anche di difficile lettura per i non appassionati.

    DIFESA. E’ vero: questa Formula 1 rischia di far scappare i non appassionati. Rischia di portar via il pubblico delle casalinghe e degli improvvisati del Gran Premio. Rischia di perdere quelli che si sintonizzano su Rai Uno pensando che Gianfranco Mazzoni sia un telecronista degno di questo nome. Quelli che aspettano la partenza per vedere qualche incidente e poi si addormentano prontamente. Fantastico: di questo audience se ne fa volentieri a meno! Forse, una volta per tutte persi, il Circus inizierà finalmente a fare sul serio. Ora, cercando di compiacere sia loro che i veri appassionati, presenta prodotti che non accontentano né gli ignoranti, né i puristi

    CASO 2: Red Bull, inizio della fine?

    ACCUSA. Tutti i tunnel hanno una luce in fondo. Tutte le tempeste portano a rivedere l’arcobaleno. Tutte le belle storie hanno, comunque, una fine. Vogliamo idealmente attribuire al Gp d’Austria l’inizio del declino Red Bull. Lo facciamo per varie ragioni: l’artefice dei successi Adrian Newey annuncia che si dedicherà ad altro; due settimane prima in Canada arriva una vittoria fortunosa firmata Daniel Ricciardo da canto del cigno. Sono segnali. A Zeltweg viene mancato l’appuntamento con la storia davanti ad un pubblico di austriaci in festa. Insomma: da oggi in poi non ci sarà più spazio per le lattine volanti ma solo per le Mercedes. In attesa che arrivi un nuovo ciclo vincente griffato Ferrari. E dopo ancora, magari, sarà il turno della McLaren-Honda. E così via. L’impressione è che, prima che la ruota giri di nuovo a favore del lattinari, ne passerà di tempo…

    DIFESA. Se una rondine non fa primavera, un flop non fa regola di per sé. La Red Bull non è solo Newey. La Red Bull è una scuderia con, soldi, teste e tecnologie di prim’ordine a prescindere da quanto il genio sarà ancora impegnato nei progetti della Formula 1 o meno. La Red Bull ha molte più possibilità di tornare in corsa di quante non ne abbiano, ad oggi, Ferrari o McLaren. E se dal 2016 troverà un motore decente… sarà ancora lì davanti a tutti. All’incirca.

    CASO 3: Vettel pallone sgonfiato?

    ACCUSA. Era il punto al quale in molti aspettavano il ditino brufoloso. Il ragazzino viziato e supponente, spocchioso e mal vincente che collezionava record su record grazie ad una macchina superiore, un compagno di squadra troppo scarso ed un team che remava tutto dalla sua parte… è arrivato capolinea. Nel Gran Premio d’Austria, evento che doveva celebrare definitivamente la grandezza del team Red Bull, Vettel conosce un’altra domenica da sfigato qualunque. Il tutto mentre Ricciardo va ancora più forte di lui e si ritaglia un posto di primaria importanza all’interno della squadra. E parliamo di Ricciardo: uno che se la giocava alla pari con quel Vergne che ora prende paga dall’ultimo arrivato Kvyat…

    DIFESA. Questa storia non è nuova. Non è nuova per quel che riguarda Sebastian Vettel, il quale ha una folta schiera di haters pronti a lapidarlo ogni qualvolta il vento spiri in direzione ostinata e contraria. Non è nuova per chiunque abbia vinto qualcosa in Formula 1. Basti dire che alcuni fenomeni da baraccone sono arrivati ad affermare che, tutto sommato, quello Schumacher lì non era poi un gran pilota se, alla fine, ha preso paga da un tassista raccomandato di nome Rosberg. La storia ha dimostrato poi chi fosse quel Rosberg contro il quale, l’anzianotto Schumi non più al massimo del suo splendore, lottava alla pari. Non è questo un processo al sette volte iridato, comunque, ma semmai alla stupidità umana.

    Twitter: @pierimanuel