GP Bahrain F1 2014: il Processo al Gran Premio di Sakhir [FOTO]

Formula 1 2014: processo al Gran Premio del Bahrain! Oggi si parla di crisi Ferrari, dei musi bassi pericolosi, delle deludenti prestazioni di Vettel e della direzione gara

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    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato al processo al Gran Premio del Bahrain 2014. Dal circuito di Sakhir, arrivano i seguenti temi: la disfatta Ferrari accresciuta dal patetico tentativo Montezemoliano di andare a lamentarsi da papà Todt; la pericolosità di questi nuovi musi bassi non è più solo una supposizione di qualche farneticante personaggio del Circus, vedi piroetta di Gutierrez; l’ingresso tardivo della safety car ha determinato un risultato diverso del GP; l’imbarazzante caso del fu campione Vettel.

    Caso 1: Ferrari, è già finita?

    ACCUSA. Parole, parole, parole. Poi Alonso gela:”Stessa macchina da tre GP, dobbiamo dare una spinta allo sviluppo”, ammette a quelli di AS. La Mercedes è stata più brava ma anche la Red Bull va più forte nonostante il motore Renault. In Ferrari hanno di nuovo sbagliato tutto. E pensare che certi regolamenti erano stati fatti per favorirli. Il patetico tentativo di Montezemolo che va a lamentarsi da Todt con il supporto di Ecclestone, poi, è un film in stile cinepanettone natalizio. Avevamo deciso di aspettare qualche gara prima di dare giudizi definitivi. Ora, senza passare dalla Cina, possiamo azzardare: è già finita! Anche per quest’anno, solo spettatori.

    DIFESA. Sarà forse finita, perché il vantaggio accumulato dalle Mercedes è troppo. Ma vanno analizzati alcuni aspetti con maggiore attenzione. Il progetto generale, a livello telaistico, della F14 T non è male. Serve trovare qualche cosa in più nel funzionamento della power unit. Non è detto che per l’arrivo della F1 in Europa ciò non accada. Probabilmente i giochi per il titolo saranno già chiusi grazie a quanto vantaggio accumuleranno Rosberg e Hamilton. Ma nel prosieguo dell’anno Alonso e Raikkonen potranno comunque togliersi delle soddisfazioni. C’è da lavorare di più. E parlare di meno.

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    Caso 2: musi bassi pericolosi?

    ACCUSA. Uno dei primi a lanciare l’allarme fu un certo Adrian Newey:”Ci hanno fatto abbassare i musi per la sicurezza, ma ora si infileranno sotto le monoposto. Mi sa che è stato fatto peggio!”, aveva profeticamente affermato. Alla terza gara già si conta una bella giravolta avvenuta oltretutto a velocità molto bassa. E poco senso ha dare la colpa all’irruento Maldonado. I piloti devono avere il diritto di sbagliare. Le regole devono prevedere ogni possibile situazione di pericolo.

    DIFESA. I musi alti hanno portato ad incidenti meno clamorosi, forse, ma ben più pericolosi. A parte la spettacolarità del ribaltamento, Gutierrez non ha rischiato molto. Discorso diverso quando le macchine andavano con il muso (alto) a sfiorare i caschi di qualche pilota e/o comunque ad impennarsi salendo una sopra l’altra.

    Caso 3: direzione gara addormentata?

    ACCUSA. Perché attendere così tanto prima di far entrare la safety car dopo l’incidente tra Gutierrez e Maldonado? Si è artificiosamente cambiato il corso della gara. Non penso ci sia stata malizia. Solo pessimo tempismo. Non solo: la regola che obbliga a far riaccodare i doppiati ha fatto perdere altro tempo prezioso impedendoci di vedere 3-4 giri almeno di altre belle battaglie e vanificando alcune rimonte importanti. Stavolta la penalità ci vorrebbe per Charlie Whiting ed i suoi uomini!

    DIFESA. Buttar dentro una safety car a poco più di dieci giri dalla fine è, se possibile, sempre meglio evitarlo. Gutierrez si è fermato fuori traiettoria, in un punto decisamente lento e con un’ampia via di fuga. Valeva la pena tentare di spostarlo usando solo le bandiere gialle. Quando si sono resi conto che non era possibile, hanno fatto uscire la vettura di sicurezza. Dopodiché era inevitabile dover attendere che il gruppo tornasse compatto. Va rivista qualche regola generale, non il comportamento tenuto dalla direzione gara.

    Caso 4: Vettel pilota sopravvalutato?

    ACCUSA. Vettel ha finito la stagione 2013 come il nuovo messia del volante. 4 titoli di fila, record e vittorie a profusione hanno convinto anche i più scettici che fosse atterrato sul serio un alieno sulla terra. Indipendentemente dalla perfetta Red Bull che guidava, le sue doti erano stellari. E ora? Cambiano le regole, ci sono le prime difficoltà e sparisce nel paragone con Daniel Ricciardo? Che imbarazzo…

    DIFESA. Il Gran Premio del Bahrain di Sebastian Vettel non mi è sembrato da buttare. Così come quanto fatto in Malesia. In realtà il pilota c’è ancora tutto. E Ricciardo, non un fermo ma l’ultima produzione degna di nota dell’esigente programma Junior della Red Bull, sta ben figurando solo perché le aspettative su di lui erano bassissime. Alla lunga, smaltite alcune noie tecniche di troppo, il tedesco verrà di nuovo fuori. 4 titoli non si vincono mai per caso!