GP Bahrain F1 2017, il Processo alla gara di Sakhir

GP Bahrain F1 2017, il Processo alla gara di Sakhir

I risultati del Gran Premio del Bahrain F1 2017 portano alla ribalta tre casi da esaminare

da in Circuito Sakhir F1, Formula 1 2017, GP Bahrein F1
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    Il Gran premio del Bahrain F1 2017 ha regalato un’altra gara emozionante del mondiale di Formula 1 2017, ricca di avvenimenti e con un successo Ferrari meritato. Il Processo alla gara di Sakhir mette necessariamente nel mirino tre temi caldi, a partire dal caso disperato Honda, che nel 2018 si accaserà con Sauber ma al momento raccoglie solo figure imbarazzanti in mondovisione.
    Da riesaminare anche una Mercedes che è lontana parente della macchina organizzativa e tecnica perfetta conosciuta negli ultimi tre anni. E, obbligatoriamente, non si può non discutere di Kimi Raikkonen, ancora giù dal podio e in uno stato di opacità che non rende giustizia al pilota e alla Ferrari che si trova a guidare.
    Tre temi di discussione, due prospettive di analisi. Dite la vostra.

    ACCUSA - L’Australia aveva fatto suonare un campanello d’allarme, il Bahrain lo ha confermato. La W08 non sembra sfruttare bene le gomme più morbide con temperature mediamente elevate, perlomeno non lo fa quanto la Ferrari. E’ in avvio di gara, con macchina molto pesante, che si enfatizza il problema. Al netto dei problemi avuti da Bottas con un generatore che non ha portato alla pressione corretta le gomme prima del via, anche nel secondo e terzo stint il finlandese ha avuto grandi difficoltà di aderenza. Hamilton, al netto della sfuriata finale con gomme nuove morbide ha visto la prestazione plafonarsi sui tempi di Vettel. E’ un progetto ancora di riferimento, ma urgono provvedimenti per rilanciarlo e rispondere all’offensiva ferrarista, oggi più competitiva

    DIFESA - La qualifica ha visto un dominio assoluto Mercedes. Sulla velocità pura, la macchina resta superiore a tutti. In gara, Bottas ha fatto da tappo per Vettel e per chi era dietro, quindi anche Hamilton. Non sappiamo quale fosse il potenziale di Lewis nei primi 15 giri se avesse avuto pista libera. Giudizio da sospendere quando si parla di gestione delle gomme, per di più non si tratta di un team sprovveduto né privo di risorse tecniche per reagire.

    ACCUSA - Ennesima figuraccia per i giapponesi, incomprensibile. Il buio tecnico è evidente, mancano le capacità per reagire e farlo nel modo giusto. Alonso, dopo il Gran Premio del Bahrain, ha commentato (giustamente): ci sono tante cose che Honda deve risolvere, ammesso che sappiano come farlo. E il dubbio è legittimo. Vandoorne non è nemmeno partito, Alonso ha cambiato un’altra power unit già dopo le qualifiche e in gara non ha avuto potenza. Perché non staccare la spina al malato terminale McLaren-Honda e lasciare che i giapponesi procedano con i loro (lenti, lentissimi) tempi e guardino al 2018 con Sauber?

    DIFESA - Facile criticare.

    Nel caso Honda è come sparare sulla croce rossa. Se fosse così semplice progettare una power unit di Formula 1, ci sarebbe la fila per partecipare al mondiale. I rischi di figuracce superano di gran lunga i benefici. Perché se arriva il successo è merito del “pacchetto” macchina, ma se le rotture sono sulla power unit, allora è il motorista a rimetterci in prima persona. Sono anni di lavoro indietro rispetto a Mercedes e Ferrari. Serve tempo, quello che non hanno per recuperare. Obiettivamente l’impegno si sta dimostrando uno sperpero di denaro per ricavarci solo pubblicità negativa.

    ACCUSA - Una volta non ha feeling con le gomme, un altro è per le temperature basse, un altro ancora per una mappa motore, in Bahrain per problemi elettrici. Trovare un week end semplice, lineare, pulito, è un’impresa per Kimi Raikkonen. In Bahrain ha deluso. Ha regalato un bel sorpasso su Ricciardo, ma ha anche perso tempo per un pit-stop non rapidissimo ai box. Cose che possono succedere, come ma partenza negativa che lo ha fatto piombare dietro le Red Bull e Massa. Serve urgentemente una sveglia, lo ripetiamo da tre gare ormai, sempre più convinti che nel 2018 non ci sia spazio per lui in Ferrari.

    DIFESA - Kimi può ancora dire molto, essere un ottimo secondo pilota, il punto cruciale sta nel trovare il bandolo della matassa e ritagliarsi la Ferrari SF70H sulle sue necessità. Per farlo servono tanti giri, che sono mancati in Bahrain nelle libere 1. In gara ha perso tempo dietro Massa, con una Williams veloce sul dritto e quando è riuscito a passarlo, il pit-stop lento per il problema all’anteriore destra lo ha ricacciato indietro. Sospendiamo il giudizio e aspettiamo che si arrivi a metà stagione per tirare un bilancio completo.

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