GP Bahrain 2012: sale la rivolta ma la F1 non si ferma

Formula 1: GP del Bahrain 2012 a forte rischio per proteste popolari ma la FIA e Bernie Ecclestone sembrano intenzionati ad andare

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    GP Bahrain: sale la rivolta ma la F1 non si ferma

    La Formula 1 non indietreggia. Per ora il Gran Premio del Bahrain è confermatissimo. La macchina organizzativa procede. Ad ormai meno di tre settimane dall’evento sembra impensabile poter fermare il carrozzone. Eppure dallo stato arabo arrivano notizie pessime. La rivolta popolare che lo scorso anno obbligò a cancellare la gara dal calendario, è ancora lì. Venerdì c’è stata la morte di un manifestante e chi organizza la protesta ha reso noto che utilizzerà il Gran Premio in programma il 22 aprile per farsi sentire al mondo intero. Di fronte a questo scenario, però, la Formula 1 sembra intenzionata a presentarsi lo stesso sul circuito di Sakhir. La FIA gira la questione al governo del Bahrain che, ad oggi, continua a garantire la sicurezza. Bernie Ecclestone si tappa occhi ed orecchie. I team traccheggiano.

    GP del Bahrain 2012, non è più solo sport

    Parlare in modo approfondito oggi del Gran Premio del Bahrain è compito di un sito che si occupa di politica. Non di sport. Tuttavia siamo costretti ad affrontare l’argomento se la Formula 1 diventa il contendere tra il governo – da una parte – che vuole dimostrare al mondo di essere ben diverso dai vari protagonisti negativi della cosiddetta “primavera araba” ed i manifestanti – dall’altra – che per un weekend avranno finalmente gli occhi del mondo addosso. Il Gran Premio di F1 diventa quindi un pretesto. Ma tant’è. Venerdì è morto un ragazzo di 22 anni che stava filmando la rivolta. Rivolta che sta salendo di intensità proprio con l’avvicinarsi del fatidico 22 aprile. Per quel giorno, i motori saranno accesi a Sakhir?

    FIA, Ecclestone, governo del Bahrain: chi decide?

    La Formula 1 sarà presenta a Sakhir? Lo abbiamo chiesto alla FIA che ci ha risposto tirandosi fuori dal problema:“La decisione non spetta a noi ma al governo del Bahrain. Lo scorso anno furono loro a dirci che non vi erano le condizioni. Quanto ai problemi di immagine, devono semmai essere i team e gli sponsor a farsi sentire”. Virando su Bernie Ecclestone la musica cambia, ma la declinazione di responsabilità resta:“Il governo ci ha assicurato che non ci sono problemi. Il Bahrain non è la Libia. C’è un contratto tra noi e loro. Al momento non sussistono i presupposti di gravità per sospendere l’accordo”. La sensazione, quindi, è che la F1 andrà a Manama. La speranza è che fili tutto liscio. Ammesso e non concesso che ci possa mai essere una soluzione tranquilla per una vicenda così intrigata. Il timore è che l’immobilismo, il rimbalzo di responsabilità, porti ad un pasticcio ancor più grande di quanto non sarebbe il semplice dire “see you later” agli amici arabi.