GP Baku F1 2017, il processo alla gara dell’Azerbaijan

Attenzione monopolizzata dallo scontro fra Vettel ed Hamilton sotto safety car. Chi ha ragione? Un cenno all'inadeguatezza del circuito. GP Azerbaijan F1 2017, processo alla gara di Baku

da , il

    GP Baku F1 2017, il processo alla gara dell’Azerbaijan

    Il processo al Gran Premio dell’Azerbaijan a Baku deve naturalmente soffermarsi sul fattaccio del 19° giro, il tamponamento con ruotate fra la Ferrari di Sebastian Vettel e la Mercedes di Lewis Hamilton, poco prima della ripartenza dal regime di safety car (riviviamo il live della gara). Scontro in pista e anche scontro verbale sui media, con dichiarazioni velenose da parte di entrambi i protagonisti (qui le dichiarazioni di Vettel e qui le parole di Hamilton). Rimane poi spazio solo per un accenno alla inadeguatezza del circuito di Baku. Come sempre cerchiamo di evidenziare entrambi i lati delle questioni, esprimendo alcuni punti di vista di un’ipotetica accusa e di una teorica difesa.

    Scontro Vettel-Hamilton, giusta la punizione al ferrarista?

    Cominciamo con i fatti. Il video qui sotto mostra nei dettagli ciò che è accaduto.

    Dallo stesso video i commissari hanno osservato che Vettel si è affiancato intenzionalmente e altrettanto intenzionalmente ha colpito la vettura di Hamilton, perché il suo braccio destro era sempre saldo sul volante, mentre col sinistro gesticolava. Quindi lo hanno punito per questo comportamento pericoloso. Poi ricordiamo che i commissari oltre a sanzionare Vettel con lo stop-and-go di 10 secondi, gli hanno anche inflitto 3 punti di penalizzazione sulla superlicenza, il che lo porta a quota 9, pericolosamente vicino ai 12 dopo i quali scatta la squalifica per un gran premio. Ma già in Austria il tedesco recupererà i due punti persi lo scorso anno per il sorpasso giudicato scorretto su Massa a Silverstone. Infine, i commissari hanno analizzato anche la telemetria della Mercedes di Hamilton e hanno concluso che l’inglese in quel momento non ha né effettivamente frenato né rallentato vistosamente, e ha tenuto lo stesso comportamento anche durante le altre due ripartenze dalla safety car.

    Accusa: un campione come Vettel non doveva reagire così

    Il vero problema dell’accaduto non è tanto il tamponamento, sebbene abbia poi innescato la reazione del ferrarista. Se anche Vettel in quel momento concitato (ovviamente i piloti non possono certo analizzare i dati di telemetria mentre sono in macchina) avesse ritenuto di avere subìto una scorrettezza da Hamilton, la sua reazione è imperdonabile. Un campione della statura di Vettel non può affiancarsi ad un’altra macchina e prenderla a ruotate come farebbe l’ultimo scalmanato per strada. Un pilota di tale statura ed esperienza avrebbe dovuto controllare le proprie reazioni, a maggior ragione se guida una Ferrari. C’è sempre tempo e opportunità dopo la corsa per cercare di appianare le divergenze o spianare la faccia dell’avversario. Il passato è pieno di episodi simili, come Mansell-Senna o Senna-Schumacher o anche Schumacher-Coulthard e molti altri. Sulla presunta frenata di Hamilton, Vettel non può ignorare che è il leader a imporre il ritmo della ripartenza e chi è dietro deve adeguarsi.

    Difesa: Hamilton non è precisamente una colomba

    Lewis Hamilton è un pilota pieno di malizia. Dote spesso irrinunciabile per un campione, però a volte tende ad andare oltre i limiti. Sebbene le analisi della telemetria, secondo quanto comunicato dai commissari, non abbiano evidenziato una sua frenata o rallentamento brusco, il gioco che stava conducendo era proprio sul filo del rasoio. E’ vero che in quanto leader spettava a lui decidere la velocità di ripartenza; tuttavia esagerare nel compattare il gruppo può provocare diversi guai, anche a lui stesso come il tamponamento ha mostrato. Perché se Vettel lo avesse visto ancora più in ritardo, avrebbe potuto tamponarlo in modo ben più violento, danneggiandogli la macchina e mettendolo fuori gara. Giocare col fuoco comporta sempre il rischio di scottarsi.

    Il circuito di Baku non è adatto alla Formula 1

    Due picchiate violente e una media nelle prove libere (Ocon, Palmer e Verstappen), una in qualifica da bandiera rossa (Ricciardo), tre fatti da safety car e un’altra bandiera rossa in gara per parecchi contatti che hanno disseminato la pista di detriti. Aggiungiamo poi le innumerevoli sbandate e i dritti nelle vie di fuga per tutto il weekend. La pista di Baku forse non è adatta a macchine come le Formula 1 di oggi.

    Accusa: troppo stretta e senza senso, addetti lenti, la F1 dovrebbe andarsene

    I circuiti cittadini creano sempre notevoli problemi, proprio per la loro natura. Però la pista di Baku è stata ricavata proprio in mezzo alle case e non ha nemmeno il glamour e la storia di Montecarlo. Troppo stretta, in particolare nella curva 8, quella specie di portone che passa in mezzo al castello, con un cordolo infido e subdolo dove si sono verificati gli incidenti più gravi. Cordolo modificato rispetto all’anno scorso e reso più pericoloso, al punto da indurre i piloti venerdì sera a chiederne l’ulteriore modifica. E poi la gestione degli incidenti da parte dei commissari di gara, ma qui la pista c’entra poco, non è stata cristallina. Le decisioni di fermare e ripartire sono state prese molto in ritardo. I capelli del direttore di gara Charlie Whiting sono sempre più bianchi, forse troppo. Ma gli interventi degli addetti al percorso di Baku lasciano molto a desiderare, come l’eternità per rimuovere la Toro Rosso di Sainz all’inizio e la raccolta dei pezzi di carbonio alla garibaldina tra la prima e la seconda safety car mentre le macchine erano ancora in piena velocità. Si può fare il confronto con Montecarlo. Però a Monaco hanno abilità ed esperienza tali da intervenire con la massima efficienza e rapidità quando ci sono gli incidenti. Senza contare le altre considerazioni. No, forse la Formula 1 non ha bisogno di un circuito come Baku.

    Difesa: e Montecarlo, allora?

    Il problema di Baku è proprio l’essere un circuito cittadino. La natura di questi tracciati è sempre l’essere stretti, irregolari, sporchi (l’asfalto non può essere perfetto come quello delle piste permanenti), viscidi e con vie di fuga anguste. Ma allora si dovrebbe decidere di correre solo su piste vere (tecnicamente sarebbe la cosa migliore), quindi si dovrebbe abbandonare anche Montecarlo, l’archetipo dell’assurdo tracciato cittadino. Ovviamente improponibile, non fosse altro per il fatto che l’intera Formula 1 risiede a Montecarlo, sappiamo tutti perché. Quindi se si può correre davanti al casinò e in mezzo ai grattacieli di Monaco, perché non anche in mezzo al castello di Baku? In quanto alle lentezze degli addetti, in fondo è solo il secondo gran premio che organizzano. A Montecarlo si corre dal 1950. Diamo tempo agli azeri di costruirsi l’esperienza.