GP Brasile F1 2014: il Processo al Gran Premio di Interlagos [FOTO]

Formula 1: processo al Gran Premio del Brasile 2014

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    Gran Premio Brasile 2014 F1, la gara

    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato al Processo al Gran Premio del Brasile 2014. Tre i temi sul piatto della bilancia dopo la gara di Interlagos. Innanzitutto ci chiediamo se, dopo l’errore in gara di Hamilton, si debba applaudire al suo atteggiamento da lottatore sempre-e-comunque o si debba tirargli le orecchie per essersi preso un rischio profondamente eccessivo quando non ce ne sarebbe stato bisogno proprio nella “sua” drammatica pista di Interlagos. In secondo luogo, vogliamo capire cosa ne pensate dell’atteggiamento di Fernando Alonso: abbiamo già ragionato su cosa fareste voi al suo posto, ora ci chiediamo se ha senso insistere nel decifrare il suo futuro o si debba incominciare ad ignorare le sue provocazioni mediatiche e le sue tante dichiarazioni contraddittorie. Infine, restando sempre attorno all’asturiano, vogliamo anche provare a capire se la reputazione di grande fenomeno del volante che si è guadagnato è proprio tutta meritata…

    CASO 1: Hamilton deve usare la testa?

    ACCUSA. Hamilton esce di pista perché si mette a tirare come un matto con gomme posteriori distrutte dal blistering. Ma è scemo? C’è un titolo mondiale in palio. A lui va benissimo il secondo posto e, comunque, ha ancora più di mezza gara per mettere pressione a Rosberg. Invece, decide di rischiare tantissimo spingendo oltre il limite. Non è un genio di tattica. Si sa. Ma gli errori del passato, vedi GP della Cina 2007 che gli è costato il titolo molto più delle gare successive, non hanno insegnato nulla! L’uscita di pista poteva avere conseguenze ben più serie che una minima perdita di tempo.

    DIFESA. Se Hamilton è un pilota che attrae affetto, pubblico e tifosi lo si deve ad atteggiamenti come questo. Vettel, ad esempio, 4 titoli mondiali, non ha praticamente nessuno al di fuori della Germania che gli dedica striscioni. Il rischio era del tutto controllato. Non poteva andare peggio di come è andata. Aveva un vantaggio abissale sugli inseguitori. Il secondo posto non era in discussione. E lui c’ha provato. Se ci fosse riuscito, avremmo celebrato ancor di più le sue gesta. Perché un conto è vincere quando si è obbligati dalla matematica a farlo. Vedi Rosberg. Un conto è vincere quando si è obbligati dal proprio DNA. Lasciamo stare il resto!

    CASO 2: il giallo sul futuro di Alonso interessa ancora?

    ACCUSA. Basta! Non ne possiamo più di sentir parlare del futuro di Fernando Alonso. I giornalisti hanno rotto. Lui ha rotto ancor di più, perché dovrebbe scegliere cosa fare: o annuncia di aver firmato con la McLaren senza perdere altro tempo; oppure si cuce la bocca e fissa una data nella quale farà sapere dei propri affari! Questa estenuante telenovela finirà con il ritorcersi anche contro di lui e contro la sua immagine.

    DIFESA. Alonso fa benissimo a tenere tutti sulle spine! Alla gente interessa sapere cosa farà il pilota più forte del mondo attualmente in attività. E lui fa di tutto per sguazzare in questo brodo che gli sta portando celebrità e riconoscimenti extra da “vendere” ai suoi ricchi sponsor e datori di lavoro. Lo spagnolo è a tutti gli effetti il personaggio più importante della Formula 1 moderna. Non può vincere titoli mondiali e, allora, ha deciso bene di occupare le pagine dei giornali in altro modo. Bene o male, purché se ne parli! Il Circus è un grande business e lui si sta gestendo come un manager.

    CASO 3: Alonso è vero Messia del volante?

    ACCUSA. Alcune delle risposte al Caso 2, portano dritti all’ultimo argomento che vogliamo trattare. Lo facciamo in occasione del GP del Brasile, perché il circuito di Interlagos porta alla mente tante storie legate ai successi e le sconfitte di Fernando Alonso. Attualmente sembra lui il pilota più forte in circolazione. Quello capace di tenere in piedi per anni una Ferrari scalcinata. Quello in grado di strappare un contratto faraonico alla Honda. Quello che viene maggiormente temuto e rispettato dai colleghi. Eppure, la carriera in F1 dell’asso di Oviedo dice sostanzialmente che se l’è giocata alla pari con Trulli, ne ha prese talvolta da Fisichella ed ha sofferto nel confronto con il debuttante Hamilton. Dopodiché ha dato paga a gente come Nelsinho Piquet, il giovane Grosjean, il bollito Massa ed un Raikkonen che si è trovato a guidare una macchina disegnata sulle indicazioni proprio di Alonso ed agli opposti rispetto alle sue caratteristiche. Ecco, poi, un altro commento da fare: oltre ad essere un grande animale da gara, siamo sicuri che sia così bravo a lavorare con gli ingegneri per sviluppare e far crescere le macchine che gli vengono date a disposizione? La storia dice altro…

    DIFESA. Siamo per caso di fronte ad un classico caso di giornalismo italiota pro-Ferrari? Prima Alonso è il più forte di tutti i tempi e poi diventa un sopravvalutato da mandare via quanto prima a calci nel sedere! Se l’asturiano viene votato dai colleghi, anno dopo anno, come miglior pilota, ci sarà una ragione! Se tiene a galla una scuderia intera facendo risultati oggettivamente non arrivabili da altri pur ottimi colleghi, allora un motivo ci sarà. E’ uno dal piede pesante. E’ uno che sa leggere la gara come pochi. E’ un professionista a 360°. E’ uno che non si può discutere. Perché, altrimenti, la Ferrari si è sottomessa a tutti i suoi voleri in questi anni? Perché la Honda ha fatto carte false pur di averlo a capo di un ambizioso progetto di successo con McLaren?