Sebastian Vettel alla fiera del rimpianto

Sebastian Vettel analizza la sconfitta nella lotta al titolo mondiale mostrandosi molto duro nei confronti di se stesso e della squadra

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    Jenson Button vince il titolo mondiale. Mark Webber, invece, vince il Gran Premio del Brasile mostrandosi ancora una volta un discreto pilota che, al volante di una ottima Red Bull, poteva certamente ottenere di più da questa stagione 2009. Lo stesso dicasi, e raddoppiasi, per Sebastian Vettel.

    GP BRASILE F1. Non c’è molto di fenomenale nella rimonta di Sebastian Vettel dalle ultime file dello schieramento al quarto posto nel GP del Brasile. C’è molto, semmai, di meritevole nelle doti della Red Bull che ha consentito, al tempo stesso, a Mark Webber di passeggiare comodamente sull’insidioso tracciato di Interlagos. Viene facile, quindi, non esaltarsi troppo per la performance dei due piloti ed andare subito a rimarcare come, con una macchina del genere, si potesse fare molto di più. Soprattutto se l’avversario è un tipo tosto, ma capace di raggranellare solo 28 punti nelle ultime 9 gare. Una media da sesto posto costante!

    RED BULL. La Brawn GP non ha vinto solo perché è stata la migliore macchina. Già dopo poche gare la Red Bull ha dimostrato di sapersela cavare addirittura meglio della creazione made in Brackley. Ha vinto perché ha saputo sprecare zero. Discorso opposto per la casa della lattina che tra Vettel e Webber ha incassato dei pesantissimi zeri in classifica proprio quando serviva avere quantomeno il passo della formichina. A campionato chiuso, il conto è pesante. Vettel butta via punti vitali nelle prime due gare di Australia e Malesia dove pasticcia e viene persino penalizzato. A Monaco sbatte. Basta questo: senza considerare i piccoli errori di guida che gli fanno perdere qualche posizione importante in altre gare. E senza considerare la fragilità della sua monoposto. Fragilità che condiziona anche un deludente Webber, bravo a tratti ma rivelatosi troppo incostante sulla lunga distanza.

    SEBASTIAN VETTEL. Un giorno ci spiegherà come faceva a credere ancora nel titolo Vettel. Intanto, fedele alla dichiarazione fatta prima del GP del Brasile “Adesso penso a vincere, poi mi guarderò indietro”, si guarda indietro. E spara:“Il punto e’ che ci sono state troppe gare dove non siamo stati abbastanza bravi. Non siamo stati abbastanza consistenti - ha aggiunto - Ci sono stati errori ed io ne ho commesso tanti che non dovevamo fare”. A chi gli fa notare che il secondo posto nel mondiale è comunque un qualcosa di cui andare fiero, risponde da vero campione:“Non mi interessa. Il secondo e’ il primo dei perdenti”.