GP Canada F1 2014, anteprima: l’evoluzione Ferrari, le gomme e i consumi

Quali sono i temi caldi del Gran premio del Canada 2014? Gomme, trazione, aerodinamica e consumi sotto la lente d'ingrandimento, oltre allo step evolutivo tanto atteso in casa Ferrari

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    GP Canada F1 2014, giro di pista

    Mettiamo che anche lo step evolutivo importante, quello tanto atteso per il Gran premio del Canada 2014, in Ferrari funzioni e assicuri gli sperati benefici. Se anche così fosse, il week end di Montreal porterà davanti tutta una serie di team che sapranno esaltarsi sui lunghi rettilinei canadesi. Williams e Force India più di tutti gli altri, a sfruttare i cavalli del V6 Mercedes. Con queste prospettive, la prestazione della F14 T sarà da leggere con attenzione, andando al di là della posizione in griglia. Potrebbero soffrire anche in Red Bull, data l’assenza di reali curve sulle quali far valere il carico aerodinamico della RB10, anche se lo scorso anno Newey dimostrò come quello che era un antico punto debole, non preoccupava più.

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    Ci sono tutti gli ingredienti per prospettare un Gp del Canada all’insegna della lotta in pista, tanto più con gli spazi per superare che non mancano.

    Basso carico aerodinamico, trazione da tosaerba e frenata al top: sono queste le tre aree sensibili messe sotto stress dall’anello sull’isola di Notre Dame.

    Tre aspetti interconnessi, con relazioni critiche a causa del regolamento tecnico. Scaricare la monoposto serve a raggiungere le velocità massime elevate richieste sui tre lunghi rettilinei, pensare a punte superiori ai 330 orari non sembra irrealistico. Missione facile da raggiungere, tanto più con la limitazione dell’aerodinamica 2014. Ma un basso carico aerodinamico significa anche una macchina leggera da gestire, in frenata come in accelerazione, dove mancano i kg verticali che bilanciano la monoposto.

    In trazione, oltre all’aerodinamica ridotta si farà sentire il surplus di coppia dei motori turbo, lasciando intravedere epici traversi in uscita dalle curve lente di Montreal: il tornantino di curva 3, l’uscita dalla seconda chicane che proietta verso la frenata del ponte, senza dimenticare il tornante Casino, dal quale lanciarsi sull’ultimo allungo prima del traguardo.

    Derapate in accelerazione da limitare, perché se sono spettacolari, sono altrettanto deleterie per le gomme, innescando un surriscaldamento al posteriore che porta al degrado termico delle coperture: supersoft e morbide, una low working range a proprio agio con basse temperature ambientali e la high working range gialla, prevedibilmente la gomma da gara se le previsioni di 25° C nell’atmosfera dovessero essere confermate.

    Per staccare il tempo sul Circuit Gilles Villeneuve servirà eccellere nelle “discipline” appena esaminate, ma non meno importante sarà la capacità di danzare sui cordoli e limare in uscita senza toccare i muretti. Storicamente in Canada la safety car è sempre stata protagonista attesa, non fosse altro per l’impossibilità di rimuovere le monoposto in caso d’incidente, a causa dei pochi spazi di fuga consentiti da un circuito che corre sul perimetro dell’Ile de Notre Dame.

    Infine, una nota sui consumi. Montreal è la pista più esigente di tutte e per la prima volta in stagione potremmo assistere a strategie più conservative del solito per risparmiare carburante. In Mercedes hanno già dimostrato di avere del margine e di non correre con serbatoio completamente pieno, gli altri sapranno essere all’altezza?

    Fabiano Polimeni

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