GP Canada F1 2015, la Ferrari e un dubbio

Dopo il Gran Premio del Canada 2015 ci si interroga su Raikkonen, nella consapevolezza comunque di una Ferrari ancora seconda forza del mondiale.

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    C’è un dubbio che si insinua dopo il Gran Premio del Canada 2015 e riguarda la Ferrari. Cosa sarebbe cambiato con un Vettel davanti? La domanda è lecita, perché se a Raikkonen è mancato lo spunto velocistico per restare incollato almeno a Rosberg, Vettel ha girato su tempi velocissimi nei suoi stint di gara con gomme morbide, rifilando mezzo secondo sulla miglior prestazione a un Rosberg che pure ha provato ad avvicinare l’inarrivabile, Hamilton.

    Il podio era in cassaforte, o almeno sembrava, prima che una sciagurata uscita dal tornante Casinò mandasse in fumo le certezze della Ferrari, di Raikkonen e anche le gomme.

    Vettel-Raikkonen, il confronto è impietoso

    Il pit-stop è stato da un lato obbligato, dall’altro ha fatto rimontare su Bottas, ma mai sufficientemente vicino per tentare di riprendersi la posizione persa. Sarebbe stata impresa tutt’altro che scontata, anche fosse arrivato in scia e le bagarre del Bahrain tra Vettel e Valtteri sono lì a ricordarlo.

    Così adesso c’è una Ferrari che continua a essere seconda forza tecnica del mondiale, status che non basta a consolare, tanto più guardando il primo podio della stagione senza un alfiere del Cavallino a far compagnia agli abbonati di lungo corso, Hamilton e Rosberg.

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    Altri dubbi

    Poi c’è quel dubbio, cosa sarebbe cambiato. L’impressione è che nella domenica di Montreal Vettel ne avesse decisamente più di Raikkonen, il che è un buon segno, vuol dire essere comunque vicini alle Mercedes, nonostante gli eventi. Quella Mercedes costretta a gestire freni e consumi, come qualunque “mortale”, magra consolazione a ben vedere. Quando a Rosberg chiedono di andarci cauto sui freni, per conservare qualche chance nel finale per provare l’assalto a Hamilton, sembra di rivivere il film del 2014, ma allora fu conseguenza di altri problemi, l’impianto che andò arrosto sul posteriore.

    Un finto pathos si è vissuto anche nelle tornate conclusive, sentendo le comunicazioni tra muretto e Hamilton, a cercare di risparmiare benzina qua e là, fuel saving che servisse per arrivare al traguardo e non parcheggiare a bordo pista.

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    Si va via da Montreal con la certezza di valori in campo immutati nel primo banco di prova atipico del mondiale, un piccolo assaggio di quel che potremmo vedere a Monza, forse. C’è tutto il tempo per evolvere la SF15-T e continuare a lavorare, come predica Maurizio Arrivabene, comprensibilmente arrabbiato dopo l’epilogo della gara. Una certezza è quella di essere ancora i più immediati inseguitori delle W06 Hybrid, forse sono un po’ meno granitiche le convinzioni su Kimi Raikkonen. Il sabato è di quelli che non ti ricordavi da tempo, tanto da ritrovarlo nella foto ricordo dei primi tre. Un antipasto preludio a una domenica dove tradizionalmente riesce a esaltarsi, invece no, sbaglia e conferma l’abbonamento alla quarta posizione.

    Le indagini dovranno chiarire se si è trattato di un errore tutto del pilota o indotto da una risposta dell’Ers inaspettata, che ha colto di sorpresa Kimi. Non è un dettaglio di poco conto, perché ne va dell’autostima del finlandese. Può ancora dare tanto, però il confronto con Vettel e un Gran Premio del Canada che li ha visti separati da pochi secondi, a parità di strategie ma con posizioni di partenza radicalmente diverse, è decisamente impietoso oggi.

    Fabiano Polimeni