GP Cina F1 2013, Vettel rilancia e dice: “Probabilmente agirei allo stesso modo”

Gran Premio di Cina 2013 tutt'altro che sereno in Red Bull

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    Vettel a Shanghai

    Così proprio no va. O almeno, se scendi dall’abitacolo e vai sul podio con la faccia di chi sa d’averla fatta grossa, in cerca di indulgenza e perdono, non ti presenti dopo tre settimane alla vigilia del Gran Premio di Cina 2013 rilanciando e mettendo sul piatto quella tensione che invano si è provato ad abbassare da parte del tuo team, chi ti ha sempre protetto e giustificato, qualunque cosa facessi.

    Ha avuto Webber sempre a disposizione, agnello sacrificale e seconda guida designata perché il cavallo su cui puntare doveva essere il ragazzo-prodigio allevato in casa. Sebastian Vettel sarebbe ipocrita dire oggi che non ha ripagato la fiducia riversatagli addosso, ma non per questo può permettersi di rispondere a distanza a un Webber tutto sommato diplomatico e istituzionale davanti alle telecamere nella conferenza stampa del giovedì.

    Le scuse al team, quella faccia da cane bastonato, che valore hanno quando poi affermi: «Sul momento potrebbe essere differente [ora], ma probabilmente agirei allo stesso modo [di Sepang]. Rispetto Mark come pilota ma non mi ha mai aiutato a esser sincero», le parole del tedesco.

    Ripercorre i momenti dell’ordine via radio e spiega davanti a una folla di giornalisti: «Ho ricevuto una comunicazione sulla radio che non ho compreso, ma avrei dovuto. Ecco perché ho chiesto scusa, perché con quell’azione mi sono messo al di sopra della squadra. Non era mia intenzione, poi che mi crediate o no sono fatti vostri. L’ultima cosa che voglio è disobbedire a un ordine di scuderia e ho chiesto scusa, i miei obiettivi da pilota sono quelli di vincere la gara e per questo non mi scuso».

    Ragionamento un po’ contorto e difficile da seguire, perché se ricevi un ordine dal box – che dici di non aver compreso, ma se lo comprende il tuo compagno di squadra non si capisce perché tu non debba – mirato a mantenere le posizioni, automaticamente significa che quella gara, tu devi lasciarla a Webber. E se devi lasciarla il tuo obiettivo diventa un altro, non più la vittoria ma il rispetto di chi sta al muretto e davanti a te in pista.

    Avrebbe fatto meglio a mantenere un profilo basso Sebastian Vettel nelle dichiarazioni del giovedì, perché dopo quanto affermato non ha fatto altro che proporsi in una veste ancor più arrogante e di superiorità dentro alla squadra rispetto a Webber. Insomma, tutt’altro che serenità all’orizzonte dentro alla Red Bull.

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