GP Cina F1 2014, anteprima: il trionfo Ferrari a Shanghai, un pallido ricordo

La Formula 1 sbarca a Shanghai per il Gran premio di Cina 2014

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    GP Cina F1 2014: giro di pista

    Shanghai, 2013: Alonso e la Ferrari fanno sognare. Shanghai, GP Cina 2014: servirebbe un miracolo per ritrovare la Rossa sul gradino più alto del podio. Non basta che sia l’anno del cavallo quello in corso nella repubblica popolare, per l’anno del Cavallino si dovrà ancora attendere.

    Sul bel tracciato disegnato da Tilke, nel week end in cui debutta Marco Mattiacci al muretto – lui più a suo agio finora nell’altra Cina dei motori, quella del salone di Shanghai (nemmeno a dirlo, nello stesso week end del gran premio) – cosa possiamo attenderci dalla Ferrari? E soprattutto, lo spettacolo del Bahrain è possibile che si ripeta? Due giorni di test avranno aiutato qualcuno a mettere a punto la macchina, pronta per novità da sperimentare nel venerdì di prove libere, ma quella supremazia Mercedes è e resta inattaccabile. Due gare, una per la vittoria – Hamilton o Rosberg – l’altra per il podio, i sorpassi, le emozioni meno scontate.

    Servirà tanto motore sui 5.451 metri del tracciato di Zhuhai, ma meno in confronto a Sakhir. Certo, il rettilineo prima della penultima curva sembra non finire mai – rampa di lancio buona per far decollare un Airbus A380 – in fondo al quale attaccarsi ai freni. Ecco, i freni giocheranno un ruolo più importante del propulsore, perché ci sono 3 staccate impegnative, secche, nelle quali l’equilibrio e la stabilità avranno un peso decisivo. Ma c’è dell’altro, ci sono 16 curve sulle quali il Cavallino azzoppato può dimostrare che sì, il motore è un gradino (forse anche due) inferiore al Mercedes, ma almeno telaisticamente e dal punto di vista aerodinamico, la F14 T non è proprio da buttare. Impressioni? Alcune risposte avute dalla Malesia sostengono la tesi. Se così non dovesse essere, del progetto 2014 davvero non si intravede cosa possa salvarsi.

    Il giro di pista

    Per aggredire la prima curva, una velocissima destra in inserimento, che diventa di media percorrenza, poi lenta, levando via via le marce fino quasi a chiudere un cerchio, si potrà contare su gomme morbide e medie della Pirelli. L’asfalto non è abrasivo, piuttosto liscio, le difficoltà semmai saranno quelle di una gomma che si raffredda sui rettilinei e poi viene sollecitata improvvisamente in frenata, con carichi verticali enormi e decelerazioni fino a 4.3G.

    Alle spalle la prima curva, tornantino a sinistra da seconda marcia, quanto basta per vedere l’uscita sul cordolo e scaricare tutti i cavalli del V6, alla ricerca di una mappatura brava a evitare pattinamenti e una trazione che non debba sacrificare newtonmetri ma sappia proiettare la macchina sul secondo allungo che porta alla curva 6. Altra frenata decisa, si può tentare il sorpasso, specialmente se sei stato bravo ad accelerare prima e meglio di chi ti sta davanti. Inserimento a destra e iniziano le esse veloci, dove conterà aerodinamica ed equilibrio. Traiettoria unica, da pennellare, fino alla staccata con macchina ancora in appoggio: siamo alla curva 9, è il “lento” di Shanghai. Inserimento secco a sinistra, giù il gas ma facendo attenzione a un’altra sinistra da gestire bene in uscita sul cordolo. Ulteriore rettilineo per scaricare il cambio fino alla sesta ed si chiamano in causa di nuovo i freni. Aver fretta di tentare il sorpasso non paga, perché dopo la sinistra c’è il richiamo sulla lunga parabolica verso destra e davanti il nulla: rettilineo da ala aperta, motore al massimo e velocità di punta che dovranno superare ampiamente i 320 orari. Ci sarà chi dovrà scaricare la monoposto per non essere passato dalle macchine di servizio a bordo pista, leggi Red Bull e motorizzati Renault, ma a differenza di Sakhir sarà operazione ancora più critica per quella parte guidata con curvoni veloci dove il carico deportante è vitale. Le ultime due curve sono un raccordo per chiudere il giro.

    Il record, inutile dirlo, è stato firmato nell’anno di grazia 2004 e appartiene a MSC: 1.32.238.

    Fabiano Polimeni