GP Cina F1 2015, Rosberg corre (e commenta) da secondo

Le critiche di Rosberg nel dopogara del Gran premio di Cina 2015 sottolineano un clima difficile nel box Mercedes. Nico sbaglia e rischia di avvitarsi in una spirale da secondo pilota a vita.

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    C’è poco da scrivere dopo il gran premio di Cina 2015, almeno sul fronte prestazionale. La riscossa della Mercedes era ampiamente prevista, così come la spinta sul fronte tecnico, puntualmente arrivata sotto forma di una nuova ala anteriore che ha immediatamente dato i suoi frutti. Shanghai era pista amica per il team di Stoccarda e ritrovarsi una Ferrari in terza e quarta posizione tutto sommato è un bel modo di limitare i danni. In Bahrain dovremmo tornare a vedere le due rosse più vicine di quanto non sia accaduto in Cina, dove solo in sporadici frangenti Vettel è riuscito a mettere pressione a Rosberg. Semmai tanto si può scrivere (e commentare) sul clima nel box Mercedes.

    Hamilton intimidatorio

    Non siamo ancora ai livelli di Montecarlo 2014 o quelli di Spa – almeno per violenza del contrasto -, tuttavia, la reazione di Rosberg nel dopogara è quantomeno preoccupante. Si è calato perfettamente nella parte del “secondo”, assumendo anche l’atteggiamento di chi inizia a soffrire pesantemente la supremazia di un Hamilton spaziale. Si è lamentato del ritmo dell’inglese nel primo stint di gara, a suo dire non sufficientemente veloce per creare spazio tra il leader e la sua macchina, lui che era costretto a spingere con la Ferrari a mettere pressione, arrivando a rovinare le gomme morbide e anticipare la sosta. Corre per arrivare secondo Nico, e a rendere evidente il tutto ci ha pensato il comportamento di Lewis Hamilton in partenza: intimidatorio.

    Ha ricordato il miglior Schumacher, quello che al via, se necessario, mandava sul muro anche il fratello Ralf. Semplicemente due piloti con due caratteri che più diversi non si potrebbe, Hamilton e Rosberg. Se l’anno scorso abbiamo visto una lunga, interessante e divertente battaglia nella prima metà del campionato, quest’anno siamo davanti a un mondiale noioso, considerata la supremazia dell’inglese; fortuna che c’è la Ferrari, ringalluzzita da un progetto che funziona a dovere e potenzialmente in grado di puntare alla vittoria ogni tanto. Non va suonato il de profundis dopo il terzo e quarto posto al gran premio di Cina, semplicemente perché è prematuro affibbiare il ruolo di antagonista per i due titoli mondiali alla rossa. Passo dopo passo, Maurizio Arrivabene ha voluto sottolineare come gli obiettivi per quest’anno non siano cambiati dopo la vittoria nel gran premio di Malesia: giusto così, la crescita andrà portata avanti progressivamente, consolidando il ruolo di seconda forza del mondiale e provando a sfruttare le eventuali difficoltà dei due Mercedes quando arriveranno.

    Si sono corse appena tre gare, ma la trama del campionato è evidente: un uomo solo al comando, tutti gli altri inseguire. Per Rosberg il compito si fa sempre più difficile, perché rimedia tre sonore sconfitte in questa apertura e appare inverosimile un capovolgimento di fronte. I malumori cinesi ne sono indirettamente la conferma, si appiglia a una logica impossibile per giustificare una differenza di velocità netta. Hamilton ne ha di più (tanto di più in gara) e quando sarà necessario, in futuro, prendere delle scelte nella lotta diretta per la vittoria con la Ferrari, dal box inevitabilmente dovranno tener conto dell’esistenza, di fatto, di una prima e seconda guida. L’ultima palla per restare nel match arriva in Bahrain, domenica, e la conferma delle impressioni avute finora sarà ancor più grande, perché immaginare una battaglia ruota-a-ruota come nel 2014 appare fantascienza.

    Fabiano Polimeni