GP Corea F1 2013: il Processo al Gran Premio!

Appassionati di Formula 1, benvenuti allo spazio dedicato al Processo al Gran Premio di Corea 2013 di Formula 1

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    GP Corea F1 2013: il Processo al Gran Premio!

    Appassionati di Formula 1, benvenuti allo spazio dedicato al Processo al Gran Premio di Corea 2013 di Formula 1. Sul circuito di Yeongam abbiamo visto la solita vittoria comoda di Sebastian Vettel ma non sono mancati spunti polemici da approfondire. Cominciamo con l’assurda scenetta della Jeep che viaggia in mezzo alla pista senza alcun preavviso; proseguiamo lanciando un grido di dolore nel prendere atto di come la Mercedes abbia buttato al vento un buon podio con una tattica folle che ha visto Hamilton come vittima; chiudiamo con la dura vita da separati in casa tra Raikkonen e la Lotus.

    CASO 1: una commissione per i commissari!

    ACCUSA. Attimi di follia pura sul circuito di Yeongam! Una Jeep se ne va tranquilla tranquilla per la pista mentre la gara è in pieno svolgimento. Solo un po’ di fortuna ha evitato una situazione di estremo pericolo. Il gruppo stava procedendo a tutta velocità con una ventina di macchine una in scia all’altra. E se l’ “incontro” non fosse avvenuto in rettilineo ma in una delle tante curve cieche e veloci presenti nella seconda parte del tracciato? I commissari devono dare delle spiegazioni! E credibili! Questo episodio gravissimo, inoltre, mette ancor più in dubbio la sopravvivenza del GP di Corea. Evento che, dopo soli 4 anni, sembra già che non interessi più a nessuno. Nemmeno ai coreani, s’intende.

    DIFESA. Niente panico, ragazzi! La vicenda ha, in verità, avuto uno svolgimento molto più normale di quello che è sembrato in un primo momento vedendo la televisione. I piloti, infatti, sono stati immediatamente avvisati tramite lo sventolamento delle bandiere bianche che c’era una vettura più lenta in pista ed hanno rallentato ben prima di trovarsi di fronte la Jeep. Jeep che, peraltro, stava portando sul luogo dell’incendio alcuni pompieri destinati a spegnere prontamente le fiamme. L’errore, semmai, riguarda il direttore di corsa Charlie Whiting che ha atteso troppo prima di far uscire la “vera” Safety Car. Quanto ai commissari di pista, possiamo solo, si fa per dire, rimproverarli di non aver messo nessun addetto anti-incendio nella via di fuga dove ha parcheggiato Mark Webber.

    CASO 2: Mercedes, Brawn ha perso il tocco magico?

    ACCUSA. Fino a qualche anno fa, ogni volta che la Ferrari commetteva qualche errore strategico, i tifosi della Rossa gridavano a gran voce il nome di Ross Brawn. Volevano che il mago delle tattiche tornasse a Maranello per dare una lezioncina a Stefano Domenicali e i suoi uomini su come si fa a vincere le gare. Da un po’ di tempo a questa parte non succede più! In effetti la Mercedes continua ad imbarazzare nelle strategie. Lewis Hamilton grida in otto lingue diverse, via radio, che le sue gomme sono completamente andate ma il muretto box lo tiene in pista anche quando becca 4-5 secondi al giro! Un assurdo. Risultato finale? 5° posto anziché un bel podio. Ad aggravare l’inconsistenza della Mercedes, inoltre, c’è il clamoroso cedimento dell’attacco del muso sulla vettura di Rosberg. Nemmeno la defunta HRT era capace di tanto…

    DIFESA. Troppo facile parlare con il senno di poi. In verità, la faccenda è più complessa. Far fermare Hamilton alcuni giri prima rispetto a quanto accaduto, avrebbe obbligato l’inglese ad una strategia con una sosta in più che, di fatto, non avrebbe assolutamente cambiato la situazione! Inoltre, in quella fase della gara non si poteva assolutamente prevedere che ci sarebbero state ben due safety car a rendere, successivamente, più facile raggiungere la fine della corsa. Sicuramente la Mercedes non ha brillato, ma Brawn & Co. hanno dimostrato ancora nervi saldi e buona visione d’insieme.

    CASO 3: Lotus-Raikkonen separati in casa!

    PREMESSA. In questo frangente il nostro Processo cambia forma. Vogliamo sapere da che parte state nella vicenda Raikkonen-Lotus. Il fatto che sia stato persino il team principal Eric Boullier ad inserirsi via radio nella testa di Romain Grosjean per spronarlo ad attaccare Kimi Raikkonen nelle ultime fasi del GP di Corea, la dice lunga su quanto siano tesi i rapporti tra squadra e pilota finlandese.

    DALLA PARTE DI RAIKKONEN. Il team non lo paga da alcuni mesi e non gli dà garanzie di vittoria per il 2014. Nel frattempo c’è la Ferrari a corteggiarlo, quindi, perché mai non dovrebbe andarsene da Enstone per accasarsi altrove?

    DALLA PARTE DELLA LOTUS. Raikkonen doveva riconoscenza alla scuderia che ha creduto in lui e lo ha rilanciato alla grande in F1 dopo due anni passati a ruzzolarsi nel Rally! Poteva andarsene, per carità, ma forse non doveva rovinare l’immagine del suo team con le dichiarazioni sui soldi che non arrivano. In quest’ottica, è del tutto normale che la Lotus pensi sì a sfruttare le doti di Iceman per raccogliere più punti nel campionato costruttori ma, parallelamente, voglia dimostrare al mondo che ha in casa un pilota, Grosjean, maturato e divenuto tanto forte quanto il più titolato collega.