GP del Giappone F1, penalizzazioni: il punto

commento sulle decisioni dei commissari di gara del gran premio del giappone di formula 1 edizione 2008 che ha visto penalizzato sia lewis hamilton che felipe massa per due manovre molto diverse tra loro e che stanno facendo molto discutere

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    Il Gran Premio del Giappone passerà alla storia per più di un motivo. Uno di questi sarà sicuramente l’ennesima entrata in campo dei commissari che, con le loro decisioni, hanno nuovamente cambiato il responso della pista. Protagonisti stavolta, oltre all’immancabile Lewis Hamilton, anche Felipe Massa e Sebastian Bourdais. Proviamo a fare il punto della situazione facendo notare come qualcuno, Kovalainen, si sia miracolosamente salvato dall’impietosa scure della FIA.

    HAMILTON IN BILICO. Tra i tre penalizzati è quello che l’ha fatta meno grossa. Resta il fatto che se al suo posto ci fosse stato un Takuma Sato qualunque, avremmo parlato di prima curva da Kamikaze! Se guardiamo ai precedenti, riusciamo facilmente a perdonarlo. Se prendiamo il fatto in sé, un po’ meno. E’ difficile giudicare focalizzando in questi termini il problema ma è innegabile che un errore ci sia stato (vedi ruote bloccate e arcifumanti) e se si pensa a come il suo comportamento abbia di fatto tolto la vittoria a Kimi Raikkonen, allora si può capire come i commissari abbiano deciso di intervenire.

    KOVALAINEN GRAZIATO. L’episodio di Hamilton è legato a doppio filo con quello di Kovalainen. Il finlandese resta impunito ma è lui più del suo compagno a “spingere” fuori Raikkonen. Secondo alcuni questa sarebbe stata una manovra voluta appositamente per penalizzare la Ferrari. Impossibile escluderlo. Al tempo stesso va detto che il finlandese della McLaren potrebbe essere arrivato lungo tratto in inganno dall’errore di Hamilton come spesso capita in questi casi. Fatto sta che, senza Kovalainen, Raikkonen avrebbe potuto impostare la propria curva molto meglio e il danno avuto dal lungo di Hamilton sarebbe stato molto meno evidente. Tanto che dargli una penalità sarebbe stato molto più difficile.

    MASSA INGENUO. La penalità a Massa ci sta tutta. D’accordo il discorso del normale incidente di gara ma se qualcuno che è dietro tocca e fa girare chi sta davanti, è normale che arrivi la sanzione. Il brasiliano è stato ingenuo perché Hamilton sarebbe stato penalizzato. Non sapendolo, però, e vedendoselo arrivare di gran carriera, ha tentato il tutto per tutto, conscio che nel peggiore dei casi la loro corsa si sarebbe risolta con uno zero a zero anziché con un passivo a suo sfavore.

    BOURDAIS FOTOCOPIA. Se è valida la penalizzazione di Massa si deve fare lo stesso discorso per quella di Bourdais. Episodi del genere se ne sono visti molti in epoche recenti. Basti pensare a Kovalainen su Webber a Spa-Francorchamps e la sanzione, almeno in questi casi, è sempre stata molto chiara. Anche da un punto di vista morale, sembra difficile discutere il fatto che chi sta dietro ha il dovere, nel momento in cui la traiettoria consente di passare uno per volta, di alzare il piede. Nel caso Massa-Bourdais, l’unica attenuante a favore del francese è che Massa è andato troppo sicuro, convinto che il pilota della Toro Rosso avrebbe mollato senza lottare. In realtà Felipe doveva stare un attimo più accorto e allargare un po’ di più la curva.

    COMMISSARI PROTAGONISTI. In conclusione si può dire una sola cosa. Sempre la stessa. Se i commissari mettono il becco una volta nelle vicende della pista, è giusto che poi, per una questione di coerenza, lo facciano anche nelle volte successive. Senza andare a scomodare i bei tempi andati di Villeneuve e Arnoux, dobbiamo ammettere che ora le cose sono cambiate e che forse è persino giusto tutelare i corretti a danno degli scorretti nonostante questo comporti una specie di psicosi da sorpasso (già merce rara). Il problema, semmai, è il metro di giudizio comune. La soluzione, quindi, percorre due strade: uno, la commissione deve essere FISSA e formata da più di 3 soli elementi, magari nominati (per non dire “eletti”) dagli stessi team di Formula 1; in secondo luogo le regole devono essere più chiare e preferibilmente più semplici in modo tale che un pilota sappia esattamente fin quanto può spingersi in là e quando, invece, gli conviene azionare il cervello qualche metro prima.