GP del Giappone: senza fortuna, ad Hamilton non sarebbe bastato il talento per vincere

GP del Giappone: senza fortuna, ad Hamilton non sarebbe bastato il talento

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    GP del Giappone: la sosta McLaren ha deciso il mondiale

    Le aspettative stavolta non sono state deluse e, come un anno fa o come molte altre volte negli anni precedenti, il Gran Premio del Giappone entra di diritto nella storia di questo sport. Il tema chiave che tuti ricorderanno è stato la pioggia, ma il momento decisivo che non andrebbe dimenticato è stata la sosta ai box di Fernando Alonso e Lewis Hamilton, i due piloti McLaren.

    Con le Ferrari indietro, la corsa era chiaramente un discorso a due tra ALonso ed Hamilton. Lo spagnolo si ferma un giro prima e rientra in mezzo alla bagarre.

    L’inglese, con un giro in più, invece, si lascia l’inferno alle spalle.

    Nell’inferno di cui sopra, mentre stava spingendo e rischiando pur di ricucire il divario con il compagno di squadra, Alonso finisce in testacoda con McLaren rovinata dopo ruotata di Vettel .

    che per Hamilton, quindi, sarebbe stata tutt’altra musica nel caso in cui fosse finito anche lui a battagliare con quell’esercito di forsennati, lo si è capito subito quando, rientrando terzo e senza senza pista libera, i suoi tempi sono prima scesi e poi – dopo il contatto con Kubica – l’inglese si è letteralmente bloccato, non riuscendo per alcune tornate a riprendere il suo ritmo, tanto da far pensare ad un problema tecnico.

    Hamilton, quindi, è stato bravo bravissimo a prendersi qualche secondo di vantaggio su Alonso, ma anche fortunato che quelli dietro siano andati esattamente a quella velocità che li ha fatti finire nel mezzo tra i due. Insomma, lui si è virtualmente laureato campione del mondo guidando alla perfezione ma, pur andando controcorrente va detto, sfruttando la fortuna a suo favore, proprio come i grandi sanno fare. Senza pista libera, infatti, il fenomeno è sicuramente stato meno fenomenale.

    Con la fortuna non ci si nasce, né tantomeno la si impara.

    La fortuna, voglio precisarlo, è figlia del talento perché, senza quest’ultimo, è impossibile trovarsi ogni volta al posto giusto al momento giusto. Questo discorso vale adesso per Hamilton ma è valso per altri fuoriclasse del passato come Michael Schumacher o del presente come Fernando Alonso.

    Proprio Fernando Alonso, ormai, può chiudere i conti con la presunta buona sorte e firmare la resa. Lui, che avrebbe potuto evitare il gruppo degli scalmanati se fosse stato una manciata di secondi più avanti alla prima sosta, si è trovato in mezzo ad un traffico da ora di punta. Il resto è solo una conseguenza di ciò.

    Insomma: volendo essere realistici dobbiamo dare del bravo e fortunato Hamilton e un po’ del meno bravo ad Alonso, ma molto più dello sfortunato. E se da stasera la Formula 1 ha già un campione del mondo, per quanto virtuale, molto lo si deve a quel giro in più che il pilota inglese ha effettuato.