GP di Singapore, Ferrari: quali colpe?

video incidente al box di felipe massa a singapore

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    La Ferrari se ne torna a casa da Singapore con un doppio zero, una figuraccia al box degna della peggiore Spyker, una F2008 sfracellata contro un muro e, soprattutto, con un’amarezza grande così per l’ennesima occasione persa. A ben vedere, però, le colpe di Domenicali & co. sono pressoché nulle ed anche stavolta tirare fuori i fantasmi del passato non serve a molto. Proviamo ad analizzare tutti gli elementi in ballo.

    SAFETY CAR. Quando arriva arriva. A quel punto la corsa è compromessa e, non a caso, persino Hamilton non va oltre la terza piazza. L’unico che sembra fare una mossa strepitosa è Rosberg che si becca la penalizzazione ma riesce a rientrare con pista libera e ad accumulare un certo vantaggio su tutti ad eccezione di Alonso. Forse al box Ferrari potevano pensare di fare altrettanto, cioè prendere una penalità volontariamente pur di restare davanti, ma sarebbe stato un capolavoro, un colpo di genio estemporaneo e non una dimostrazione di forza. L’unica cosa che possono fare, quindi, è quella di effettuare il pit stop doppio con Massa davanti a Raikkonen. Si noti bene che solo loro sono gli unici a farlo. Ed anche questo è un merito. Domenicali a fine gara spiega:“E’ stata una giornata nera. Avevamo il potenziale per fare una doppietta ma la safety car ha rimescolate le carte in tavola. Sapevamo che sarebbe entrata ma era impossibile sapere quando. Senza cercare scuse va detto che quello è stato il momento peggiore. Abbiamo cercato di salvare il salvabile ma l’incidente al box ci ha rovinato tutto. Adesso dobbiamo ricorrere la McLaren ma non ci abbattiamo perché ci sono ancora 3 gare e tanti punti in palio”.

    INCIDENTE AL BOX. Massa vede verde e parte a razzo. Poi l’addetto al controllo automatico rimette subito il rosso perché si accorge che il bocchettone è ancora inserito ma è troppo tardi. Il brasiliano sfreccia davanti a Sutil e si tira dietro il serpentone ferendo un meccanico. Non gravemente. Sotto accusa ci finisce il semaforo che, però, fino a ieri aveva funzionato bene per centinaia di volte. “E’ difficile perdere così - ammette un Felipe Massa ancora incredulo – avevamo la corsa in mano e la macchina era perfetta. Anche la strategia era ottima e potevamo fare doppietta. Dal canto mio ho visto verde e sono partito. Come se non bastasse, poi, ho beccato anche una foratura e trovandomi ultimo non potevo proprio fare nulla perché si è visto come è difficile superare. Adesso ho 7 punti di ritardo in classifica: possono essere pochi o tanti, dipende da cosa succederà nelle prossime gare”.

    RAIKKONEN ANCORA A SECCO. “Cercavo di stare attaccato a Glock per approfittare di un suo errore ma sono saltato sul cordolo in modo impreciso ed ho perso il controllo finendo contro le barriere - commenta così il triste epilogo della sua gara Kimi Raikkonen il quale spiega come anche la sua corsa sia stata compromessa dalla safety car - all’inizio della gara ho avuto qualche problema ma poi ho trovato il giusto ritmo e sono tornato su Hamilton. Quando c’è stato il pit stop già sapevo che per me le cose erano finite dato che dovevo aspettare Felipe davanti a me. Sono dispiaciuto soprattutto per la squadra perché la mia classifica era già compromessa mentre al team avrebbero fatto comodo i miei punti”.

    CRITICHE INGIUSTE. Analizzati ad uno ad uno i fatti, possiamo trovare al limite delle responsabilità in UN addetto al pit stop ed in Kimi Raikkonen. Il resto è pura fatalità. Come abbiamo già ricordato altre volte, nel 2007 Stefano Domenicali ha portato la Ferrari alla vittoria. Nel 2005-2006 Ross Brawn e Jean Todt con il talento di Schumacher, invece, non ce l’hanno fatta. E’ assurdo fare certi paragoni ma vanno tirati fuori per chiarire quanto inappropriate siano le critiche all’attuale dirigenza. La memoria non può essere così corta. Va detto, infatti, che anche negli anni dei trionfi rossi, di errori madornali se ne sono visti molti. E lo stesso dicasi per altri team vincenti come McLaren, Renault, Williams. In passato, molti chiedevano la testa di Todt su un piatto d’argento. Forse sono gli stessi che ora vorrebbero quella di Domenicali? Probabilmente gli stessi che dopo 10 giri di GP si addormentano davanti alla Tv senza accorgersi che, grazia all’attuale dirigenza, persino un bravo pilota ma non un fenomeno come Felipe Massa è ancora il lotta per il mondiale e riesce a guidare con autorevolezza la prima gara di notte della storia della F1 su un circuito completamente nuovo e pieno di insidie.