GP d’Ungheria: l’Hungaroring

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    Hungaroring

    20 Km a nord di Budapest troviamo il circuito dell’Hungaroring. Qui le costanti sono tre: lo sporco, il caldo e l’impossibilità di sorpassare.

    Si deve ad Ecclestone, in una delle sue intuizioni meno geniali, l’idea della costruzione dell’impianto.

    Già vent’anni fa in cerca di nuovi mercati nei quali esportare la F1, lo zio Bernie decise di far sorgere in Ungheria il primo impianto in grado di portare il Circus anche nei Paesi dell’est.

    In effetti la F1 è arrivata dove Ecclestone voleva, ma le caratteristiche del tracciato, criticate ferocemente sin dall’inizio, hanno raramente offerto uno spettacolo degno di questo nome.

    I 4.381 metri della pista, infatti, oltre ad essere molto sporchi ed a costringere i piloti a traettorie obbligate, presentano una conformazione molto tortuosa e lenta che non dà nessuna occasione di sorpasso.

    Non a caso si è sentito parlare talvolta di una Montecarlo senza muretti…

    Il paragone è sicuramente blasfemo ma rende l’idea.

    Con un pilota più lento davanti si assiste spesso a veri e propri “trenini” di vetture in coda incapaci di superare. Per questo è molto importante partire avanti e cercare di non trovarsi bloccati nel traffico da vetture più lente.

    Un’altra insidia è data dal caldo. Assieme ad un asfalto irregolare, le alte temperature mettono sovente in crisi gli pneumatici generando situazioni talvota paradossali come quella del 1997 quando rischio di aggiudicarsi la gara Damon Hill al volante di una Arrows gommata Bridgestone.

    L’unico punto nel quale è possibile compiere sorpassi è al termine del rettilineo dei box, da qualche anno allungato di qualche metro per agevolare ulteriormente gli attacchi. Non è una manovra agevole, ma quando riesce – come nel celebre duello Piquet-Senna – l’esaltazione del pubblico è ai massimi livelli.

    Vista | dal satellite

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