GP Germania F1 2016: le pagelle da 10 a 0!

GP Germania F1 2016: le pagelle da 10 a 0!
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 04/11/2016 07:01

    F1, Gran Premio di Germania: la gara

    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato alle Pagelle del Gran Premio di Germania 2016 di Formula 1. Nella classifica dei migliori dei peggiori sul circuito di Hockenheim spiccano da una parte Daniel Ricciardo e Nico Hulkenberg, dall’altra l’intera truppa Ferrari. L’australiano della Red Bull, in particolare, dimostra di non essere affatto arreso nel confronto con il compagno Max Verstappen e, in una gara in cui la sfiga o la dabbenaggine del box non fanno danni, conclude davanti allo scomodo coinquilino. Piove sul bagnato, invece, dalle parti di Maranello. La scuderia appare oggi allo sbando e le parole di Arrivabene suonano confuse, indecifrabili. Parole sintomatiche di un malessere che non passerà domani e che si trascina da ormai troppi anni. Cambiano i nomi, non i risultati.

    Appurato che le Mercedes fanno un campionato a parte, Al termine del GP di Germania, Daniel Ricciardo ha la faccia soddisfatta di chi è riuscito a vincere una grande sfida. Dietro di lui ci sono due Ferrari, una Mercedes e Max Verstappen. Non male.

    E’ il migliore degli altri. Porta la sua Force India davanti alle Williams e tiene a bada senza problemi l’agguerrito compagno Perez. Se facesse sempre così, anziché limitarsi a poche gare all’anno, guiderebbe da anni per un top team.

    Si trova servita la vittoria su un vassoio d’argento grazie alla partenza al rallentatore di Rosberg. Non ha particolari meriti visto che la Mercedes è un siluro da guidare con semplicità fino alla bandiera a scacchi. Nell’insieme, però, è stato un grande per come ha gestito i momenti difficili per trovarsi all’inizio della pausa estiva con quasi una gara di vantaggio in classifica mondiale.

    Perde il duello in famiglia Red Bull e siamo sicuri che per la sua di famiglia sarà un piccolo dramma. Anche nella sconfitta ribadisce al mondo intero la sua forza battagliando con Rosberg e confermandosi sul podio.

    F1, Gp Ungheria   venerdì pregara

    Raikkonen non ha una guida spettacolare. Ciò che serve per non strafare (vedi Vettel) e tenere la SF16-H in linea con il proprio massimo potenziale. Ad oggi, appare il pilota più in forma di Maranello. Vedere un Sebastian Vettel, appunto, che ha un passo analogo a quello di Kimi e che perde il duello in qualifica, fa male. Fa male anche perché il tedesco ci prova in tutti i modi per finire con il perdere performance nel tentativo di portare la Ferrari oltre i suoi limiti. La macchina che tiene tra le mani diventa nervosa e scorbutica, tutto il contrario di come piace a lui. Fare processi al pilota, però, è fuori logica. Alonso insegna.

    Ci sta il non fare faville, perché questa McLaren ha già dimostrato i suoi limiti. Ma da Alonso ci si aspetta sempre qualcosa di meglio. Come, ad esempio, che finire bastonato da Jenson Button. Quel Jenson Button che quasi sulla via della pensione e che a Woking scaricheranno senza pietà a fine stagione.

    Sbaglia la partenza più importante dell’anno. Gli sarebbe bastato chiudere la primo posto dopo la prima curva per avere il successo in tasca e dimostrare al mondo intero così come a Lewis Hamilton, che la battaglia sarà incerta fino alla fine. Era stato grande anche in qualifica. Ma gli è mancato l’ultimo millimetro. Quello decisivo. Come troppe altre volte.

    Le monoposto di Faenza vanno incontro ad uno dei peggiori weekend della stagione. Sul circuito di Hockenheim non trovano mai il ritmo buono. Arriveranno tempi migliori.

    Si conferma ultima della classe ormai senza più paracadute. E’ stata ceduta. Arriveranno investimenti e nuovi risultati. Intanto, è ultima e incapace di tirar fuori mezzo guizzo.

    La sofferenze di un uomo che ha le spalle larghe per tenersi addosso tutte le responsabilità traspare oltremodo dalle sue ultime dichiarazioni. Arrivabene è come un cacciatore che ha finito le cartucce. Ripete ormai degli slogan che sono rimasti contenitori vuoti, privi di significato. Si innervosisce con i giornalisti riuscendo, nella stessa intervista, a sostenere che i problemi della Ferrari sono noti e risolvibili pur senza dare mai una spiegazione semplice, comprensibile e convincente.

    Allora qualcosa non quadra davvero. E la colpa è di Maranello. Intesa come città, come fabbrica, come stile di vita. Intesa come Ferrari. Come posto sbagliato per vincere. Così sostiene Briatore che apre bocca e spara. Spara sentenze con la leggerezza di chi, tanto, non ha più nulla da dare a questa Formula 1. Come un montato. O come uno che la sa lunga. E che andrebbe ascoltato. I tecnici buoni vanno via. O rifiutano di venire. Allora si pensa a valorizzare chi sta dentro, esattamente come fece Montezemolo. Fallendo. Il passato si ripete. Nei proclami, nelle ricette per vincere e nelle delusioni. La colpa è di tutti. O di nessuno. Ora è di Allison che, al di là del dramma familiare che lo ha portato a mollare, sarebbe stato comunque silurato da Marchionne in quanto la SF16-H non ha mantenuto le promesse che lo stesso Allison aveva fatto al numero 1 il quale, a sua volta, si era speso in ingenui proclami che adesso lo coprono di ridicolo. Adesso l’asticella della speranza andrà spostata direttamente al 2018.

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