GP Giappone F1 2013, anteprima: a Suzuka, vivendo di ricordi

Il Circus si proietta verso il Gran Premio del Giappone 2013, a Suzuka, pista monumento del mondiale e i ricordi a farla da padrone

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    gp giappone red bull f1 2012

    Fortuna che c’è il Gran Premio del Giappone 2013, fortuna che c’è Suzuka a cancellare le recenti, desolanti, immagini della massima formula in Asia. Ha storia, contenuti, passione di un pubblico che sempre numeroso accorre sugli spalti. Non sarà la migliore tra le edizioni, perché quando pensi agli eterni duelli Senna-Prost, a quelli Schumacher-Hakkinen, allo storico 2000 con il buon Mazzoni a svegliare l’Italia con il Kaiser e la Ferrari campioni del mondo, allora tutto il resto è semplice cronaca da registrare.

    L’ottovolante giapponese di proprietà della Honda domenica si limiterà a confermare quel che è un dato di fatto, la superiorità di Sebastian Vettel lasciando spiragli per un’interessante lotta per il podio.

    Lotus sugli scudi, Mercedes in fase calante, Ferrari non pervenuta a Yeongam: Suzuka facilmente restituirà gli stessi valori. Pista che esalta l’aerodinamica, il bilanciamento perfetto della monoposto. Prima curva e già c’è il profumo di storia, quella del 1990, quando un agguerrito Senna promise che non sarebbe passato Prost in testa e così avvenne. Fuori entrambi. Ma anche storica prima curva per quanto registrato 12 mesi fa: Alonso viene spedito fuori dalla posteriore sinistra tagliata dall’ala della Lotus di Raikkonen e il mondiale vola via.

    Nemmeno il tempo di iniziare la sequenza di esse nelle quali danzare e c’è ancora la storia di un Mansell su Williams che rischia la vita a metà anni Ottanta. “Zona Newey” quella che porta al primo intermedio, dopo la velocissima Dunlop Curve e la Degner, doppia destra prima del ponte. Fermi un attimo. Altro punto storico. Schumacher nel 2006 venne appiedato dalla Ferrari con il motore arrosto: evento biblico, tanto era raro che il Kaiser parcheggiasse con la monoposto ammutolita. Alonso ringrazia e si prende il titolo.

    Gran staccata al tornantino Checo, non perché senza visuale ma per le manovre garibaldine di Perez, che beffa Hamilton dopo aver firmato per la McLaren nel 2012 e poi si ritira tentando di ripetere la manovra.

    Serve motore nell’allungo che porta alla Spoon Curve, la curva cucchiaio dove solo Vettel viaggiava sui binari, poi ancora tutto giù verso la 130 R, addolcita rispetto al passato, tanto che passarci ai 300 orari è formalità. Ha cambiato i connotati anche la chicane Triangle, quella leggendaria dell’aggancio Senna-Prost nel 1989, la ripartenza di Magic, la vittoria e… la squalifica per aver tagliato (!) la curva.

    Sono 5 chilometri e 800 metri che valgono la pena di esser vissuti, con tanto di alzataccia mattutina, meno drammatica di un tempo, quando ci si giocava ancora qualcosa in Giappone. Domenica non sarà più così, toccherà vivere di ricordi e disquisire su chi andrà in Lotus, che fine farà Massa e i sospetti eterni che si deve portare dietro Vettel. Povero campione, ma anche poveri noi.