GP Giappone F1 2017, il Processo alla gara di Suzuka

Il Gran Premio del Giappone affossa definitivamente le speranze iridate Ferrari. Un progetto potenzialmente vincente ma fragile

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    GP Giappone F1 2017, il Processo alla gara di Suzuka

    Si aspettava altro sviluppo e altro esito finale dal Gran Premio del Giappone F1 2017 a Suzuka. Si aspettava una Ferrari in grado di dar filo da torcere a Mercedes, un Vettel che iniziasse la disperata rimonta per il titolo mondiale, invece, il Sol Levante riserva la mazzata finale sulle speranze di vittoria. Ancora per un cedimento tecnico, di un componente di per sé quasi irrilevante nella sua semplicità rispetto all’enorme complessità tecnica delle power unit. Il Processo al Gran Premio del Giappone 2017 vede non tanto la prestazione della SF70H nel mirino, quanto i processi che portano la monoposto in pista. Lo sforzo per recuperare prestazioni dal 2016 è stato immane, ora però si scopre una fragilità che azzera ogni speranza.

    E’ il punto cruciale della domenica di Suzuka. Un altri tema che si è segnalato è il rendimento insufficiente di Valtteri Bottas, in una gara altrimenti priva di grandi spunti di discussione.

    Ferrari, sogni infranti

    ACCUSA – Una candela che si spegne come i sogni di un titolo mondiale che appariva una chimera già dopo Sepang. Perdere l’opportunità di essere in lotta per continui cedimenti tecnici brucia molto più di una mancanza palese di competitività. A Suzuka la Ferrari SF70H non ha avuto le prestazioni Mercedes in qualifica, rimediando un gap chiaro su una pista che ha messo in luce i punti di forza della W08. Quelli della Ferrari avrebbero dovuto manifestarsi in gara, con le temperature più calde, la miglior gestione della gomma e il passo gara superiore. Sì, in teoria. Se non riesci nemmeno a concludere i 53 giri in programma, è difficile ragionare su scenari ipotetici. La forza del progetto non passa unicamente dall’espressione velocistica pura, richiede ingranaggi perfetti e senza la minima sbavatura dalla realizzazione dei componenti da parte dei fornitori all’assemblaggio, fino alla regolazione in macchina. In Ferrari al momento c’è un anello debole della catena, che la spezza senza possibilità di appello.

    DIFESA – Una candela, nell’epoca delle power unit ipertecnologiche resta un componente essenziale. E la fornitura NGK incappa in un passo falso proprio nella gara di casa. Coincidenze. Il motore che ha corso in Malesia perde una parte essenziale dopo pochi chilometri di utilizzo e potrebbe trattarsi di una rottura anche dettata dall’impegno richiesto a Sepang. Per aprire un ciclo vincente è necessario oliare tutti i meccanismi del team, la Ferrari deve lavorare ancora sull’affidabilità che non può e non deve mettere in ombra i grandissimi passi avanti compiuti a 12 mesi di distanza sul fronte della velocità pura. La macchina vista a Suzuka, che ha chiuso a meno di 4 decimi dalla pole era in grado di impensierire la Mercedes, qualcosa che, nel 2016, sarebbe stato un miraggio. Il team lavora con l’attuale struttura da poco più di 12 mesi e deve ricevere tutta la fiducia, perché ha dimostrato di saper creare un progetto vincente.

    Bottas, quanti dubbi

    ACCUSA – Valtteri Bottas sembra l’ombra del pilota che nella prima metà del campionato ha regalato buone impressioni, podi e vittorie. A Suzuka torna su livelli di competitività discreti in qualifica, in gara le attese erano per un risultato più consistente, visto il mezzo a disposizione e la strategia alternativa, che avrebbe dovuto favorirlo con la gomma soft nel primo stint di gara e un asfalto molto più caldo. Invece non va oltre la quarta posizione, le Red Bull restano davanti e senza alcuna chance di impensierire Ricciardo.

    DIFESA – Facile accusare Valtteri. Si dimentica un dettaglio chiave, ovvero, l’ennesimo comportamento da uomo-squadra quando è rimasto in pista davanti a Verstappen per concedere a Hamilton un momento di tregua dalla pressione di Max. Lì ha perso l’opportunità di andare a podio e non l’ha scelta certo lui. Senza quei giri in più a far da tappo alla Red Bull numero 33, parleremmo di un Bottas sul podio, a meno dei 10″ rimediati da Hamilton, nonostante la partenza in settima posizione. Le difficoltà avute in Belgio, Singapore e Malesia sono probabilmente alle spalle per la velocità vista in qualifica. Adesso manca una chiusura di campionato in crescendo, per lasciare sul 2017 un’impronta positiva. Da Austin ad Abu Dhabi ha il terreno giusto per tornare sul podio contando esclusivamente sulla propria velocità.