GP India F1 2013, Vettel campione del mondo per la quarta volta consecutiva

Vettel festeggia il quarto titolo iridato consecutivo: solo Fangio e Schumacher come lui

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    F1 Gran Premio India 2013, qualifiche del sabato

    AP/LaPresse

    La matematica non è un’opinione, ma nemmeno verbo assoluto da prendere come metro di paragone per confronti che non possono reggere. La matematica, quella che sotto il numero 4 mette insieme Juan Manuel Fangio, Michael Schumacher e Sebastian Vettel. Tutti e tre accomunati dalla conquista del quarto titolo iridato consecutivo. Nessuno come loro. Si è a lungo dibattuto se il pilota di Heppenheim sia da considerare un grandissimo, un grande o un normale baciato dalla fortuna che gli ha sempre regalato una monoposto vincente. La matematica lo annovera tra i grandissimi, personalmente lo inserisco adesso tra i grandi. Non vinci per caso quattro titoli e avere una macchina come la Red Bull ha certamente aiutato, ma non basta. Vale Schumacher e Fangio? No e probabilmente mai li eguaglierà per quell’aura mistica che sapevano portarsi dietro due nomi icona dell’automobilismo sportivo.

    E’ un dato di fatto come per l’ennesima stagione Vettel abbia saputo fare meglio di tutti gli altri. Precise ragioni tecniche, aiuti esterni, ma anche una velocità che forse mai come quest’anno ha saputo esprimere in ogni condizione. La partenza da Melbourne è uno shock, perché ritrovarsi Raikkonen e la Ferrari ampiamente davanti non era preventivato. Non doveva iniziare in quel modo il campionato. La RB9 non va e il punto più basso lo tocca a Barcellona: le gomme Pirelli vengono divorate dal carico aerodinamico espresso dalla lattina ex-volante, Alonso scappa via, imprendibile, addirittura Massa agguanta il podio. La Red Bull e Vettel vengono dati per spacciati. Poi c’è il test Mercedes, le richieste pressanti di chi sa fare politica, Helmut Marko e soci, perché cambino le gomme. Ma si deve arrivare ai fatti di Silverstone per fare retromarcia. E intanto la Red Bull che fa? Lavora in fabbrica con Newey, studia il perché non sia imbattibile e si scopre un’arma nuova: è velocissima anche sul dritto. Montreal, il Canada, dominio assoluto di Vettel e i campanelli d’allarme, per gli avversari, iniziano a suonare preoccupanti. In Inghilterra solo il cambio lo tiene parcheggiato a bordo pista, ma le prestazioni sono sotto gli occhi di tutti e le gomme non c’entrano.

    Il ritorno alle costruzioni 2012 non fa che amplificare la ritrovata velocità della Red Bull e i passi da gambero per chi, a inizio anno, aveva illuso. Vettel scarica tutto il cambio e vola in classifica, prendendo il largo: nessuno può stargli dietro. La sua colpa? Passare dalle vittorie al dominio. Monza è la certificazione di quanto ampio sia il progresso e la perfezione del progetto, Singapore il sigillo di qualità sulle capacità del pilota. Mappature particolari? Probabilmente, ma oltre a essere regolari finché non sono illegali, ne trae i benefici in maniera imbarazzante: sa metterci del proprio il tedesco, non riconoscerlo vuol dire ignorare la realtà e voler fare discussioni da bar utili per accampare scuse e sfuggire dal punto chiave del mondiale di Formula 1 2013. Quale? Vettel ha saputo esprimere il massimo da un progetto che si è migliorato costantemente senza sedersi sugli allori ottenuti.

    Sette pole position e 10 vittorie (finora), sono questi alcuni dei numeri del 2013, con ampio margine per rimpinguare il già prestigioso bottino.

    E’ antipatico perché vincente. Lo era Schumacher: che meravigliosa antipatia… certo, avevamo la fortuna che vestisse di rosso. La matematica li unisce nel segno del 4 ma questa volta – pur non essendo un’opinione – ci permettiamo di dirle che sbaglia. Michael da Kerpen quei quattro titoli consecutivi dal 2000 al 2003 li ha strappati con i denti e solo nel 2002 aveva un mezzo equiparabile per prestazioni e superiorità alla Red Bull degli ultimi anni. Le altre tre corone iridate sono state figlie della massima espressione di grandezza del pilota, il 2000 soprattutto. Quella grandezza che lo accomuna a Fangio. Sebastian da Heppenheim non può pagare colpe che non ha: vince, fa il suo dovere e non è poco. Merita di stare tra i grandi e che continui a studiare da grandissimo, anche se dovrà laurearsi in un’altra facoltà, dovrà abbandonare il suo corso di studi attuale e andare altrove: Maranello, la Sorbona della Formula 1. Intanto, complimenti e chapeau (che piaccia o meno).