GP Malesia F1 2015, il processo alla gara

Il processo al Gran premio di Malesia 2015 vede tre parti sotto accusa: Mercedes, Williams e Red Bull. Chi "salvare" e chi "condannare"?

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    Finiscono sul banco degli imputati anche loro, dopo il Gran premio di Malesia 2015. Parliamo della Mercedes, improvvisamente con qualche certezza in meno e un’attenzione da tenere più alta che mai. Non sono gli unici, beninteso, perché diventano protagonisti del processo alla gara restando comunque in testa ai due mondiali, mentre devono fronteggiare situazioni più complesse altri due team nel mirino delle critiche: Red Bull e Williams. Per quelli di Milton Keynes diventa quasi un’abitudine far parlare per la pochezza dei risultati in pista, in Williams invece devono correre alle contromisure rapidamente, se vorranno riportarsi sulla lotta con la Ferrari, in quell’accoppiata attesa vicina dopo i test invernali e potenzialmente in grado di approfittare dei passaggi a vuoto Mercedes.

    Mercedes

    Iniziamo con la sorpresa, Mercedes battuta e senza alibi.

    ACCUSA: La W06 non ha saputo gestire bene le gomme Pirelli e il box è andato in confusione nel decidere la strategia per i due piloti in gara. La scelta errata di giocarsi un set di gomme medie al sabato è stata pagata poi domenica. Sentono la pressione e commettono errori quando non si tratta di dover gestire un mondiale tutto in casa. Dovranno spingere sull’acceleratore dello sviluppo, perché il gap massimo registrato in alcuni frangenti a Sepang non ha mai superato i 5 decimi sulla Ferrari. E con lo sviluppo si potrebbe minare l’affidabilità.

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    DIFESA: Sepang rappresenta un episodio isolato, perché isolate saranno le temperature estreme dell’asfalto. La safety car ha rovinato la strategia a tre soste, non consentendo di creare il gap necessario su Vettel per giocarsi la gara alla pari. La W06 è rimasta comunque la macchina più rapida nel settore centrale, dove conta l’equilibrio aerodinamico, dimostrando di avere ancora un vantaggio sulla concorrenza. Già in Cina torneranno a dettare legge incontrastati.

    Williams

    Felipe Massa è stato chiaro: il gap dalla Ferrari si è ampliato e sarà difficile recuperare

    ACCUSA: I problemi della FW36 non sembrano risolti sulla FW37, in particolare la scarsa competitività sul bagnato. Manca il carico aerodinamico generato dal fondo e il bilanciamento manda in crisi la macchina quando piove. Sull’asciutto, inoltre, le prestazioni non sono mai state al livello dei primi tre piloti e anche Raikkonen, nonostante il recupero dal fondo ha avuto facilmente la meglio. Lo sviluppo potrebbe essere non così scontato per il team, che ha una macchina buona per tracciati ultraveloci, ma apparsa molto indietro rispetto a Ferrari e Mercedes. I pit-stop, poi, restano un tallone d’Achille che fa perdere puntualmente secondi.

    DIFESA: Massa e Bottas torneranno a lottare con i primi, perché la base sulla quale lavorare c’è e con accorgimenti aerodinamici si migliorerà il bilanciamento della macchina. Pur con tre soste, Bottas è riuscito a fare lo stint più lungo con le Pirelli e non va dimenticato come il finlandese corresse con i postumi dell’infortunio alla schiena. Una battuta d’arresto per la Williams, vero, ma i danni sono limitati, considerando il quinto e sesto posto.

    Red Bull

    E’ un po’ come sparare sulla croce rossa, ma non si può fare a meno di parlare della crisi profonda Red Bull.

    ACCUSA: Non è solo il motore Renault a essere un peso, un limite alle ambizioni di Ricciardo e Kvyat. La RB11 è nata male, manca il colpo di genio e l’addio di Prodromou indica chiaramente dove si sono trasferite quelle soluzioni estreme che hanno tradizionalmente contraddistinto le Red Bull.

    Manca velocità e prestazione e i piloti annaspano dietro alle Toro Rosso, gagliarde più che mai grazie a un ottimo Verstappen e il concreto e attento Sainz. Urge cambio di rotta, ammesso che siano capaci di imprimerlo, anziché sterili lamentele sulla F1 da cambiare.

    DIFESA: Il team ha le risorse economiche e umane per stravolgere una situazione oggi imbarazzante. Vivono un momento di crisi passeggero, che potrebbe essere alle spalle una volta in Europa. Non lotteranno per il mondiale, ma è prematuro scartarli dalla competizione per il podio e incursioni per il successo. La Ferrari è la dimostrazione che si può fare.

    Fabiano Polimeni