GP Malesia F1 2015, il riscatto Ferrari e cosa attenderci da Vettel e Raikkonen

La vittoria Ferrari nel Gran premio di Malesia 2015 rilancia interrogativi, conferma certezze e può essere preludio a un mondiale importante

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    GP Malesia Formula 1   la gara

    Il Gran premio di Malesia 2015 ha lasciato dietro di sé non solo una vittoria Ferrari della quale se ne erano dimenticate forme, colori, sensazioni, ma soprattutto risposte tecniche precise, quelle da cui partire per guardare avanti, allo sviluppo della SF15-T, al consolidamento di una base che può ancora regalare tante soddisfazioni in questo mondiale appena nato. Sepang ha detto come sia indiscutibilmente la monoposto migliore nel gestire le gomme in condizioni di caldo estremo. Nessun alto ha saputo fare due soste ai box e girare su tempi di riferimento, con l’esclusione del buon Sainz, due pit ma ben altre performance per lui. Ci sarebbe stato Raikkonen, ma la sfortuna si manifesta sotto forma di tamponamento e gomma dechappata, quanto basta per mandare in aria i piani di podio per Kimi.

    Le gomme, la Rossa e gli errori Mercedes. Il Gran premio di Cina, distante appena due settimane e con temperature lontane dai 60° C malesi, aggiungerà un altro tassello al quadro dalle tinte tenui e perfettamente abbinate che Allison e i 1300 papà (cit. Arrivabene) hanno disegnato a Maranello. La superiorità sul passo gara è possibile anche su un asfalto meno caldo? Attendiamo.

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    Poi c’è l’entusiasmo di una squadra ringiovanita nei volti e nella fame. Arrivabene l’aveva sottolineato in maniera chiara dopo le qualifiche di Melbourne: “abbiamo sbagliato approccio, sprecato un treno di gomme e non siamo stati aggressivi. E’ la vecchia Ferrari”, fu la sintesi. Il successo della Malesia riporta anche in auge la capacità di azzardare, iniziando dalla qualifica corsa con le dure in Q1, proseguendo con la scelta di puntare alle due soste e non farsi trascinare in un gioco fotocopia delle strategie Mercedes.

    | FERRARI: LE PAROLE DI VETTEL, RAIKKONEN E ARRIVABENE |

    Il difficile inizia adesso, dopo aver gettato la prima pietra. Servirà confermarsi, arrivare in Bahrain il 19 aprile e cancellare la parentesi più buia (e non solo perché corsa in notturna è Sakhir) registrata nel 2014, quando l’allora presidente Montezemolo sferzò il team con dichiarazioni pesanti, che aprirono la strada all’epurazione. Questa Ferrari può tornare da protagonista sui rettilinei di Sakhir e l’impressione poggia sulle basi solide di Sepang. Il primo e terzo settore hanno sempre sorriso a Raikkonen e Vettel, quelli caratterizzati dagli allunghi più decisi, sui quali far contare la velocità di punta, la stabilità in frenata. C’è ancora del gap da recuperare nel guidato, dove l’equilibrio aerodinamico e la prontezza nei cambi di direzione sono decisivi, aspetti ai quali porre rimedio con il primo grande pacchetto evolutivo, prevedibilmente atteso a Barcellona, insieme a uno step avanzato della power unit, che ha ancora cavalli e spinta da regalare.

    Chi non resterà a guardare è la Mercedes, riportata sulla Terra dopo un anno trascorso sulla Luna, dominando in lungo e in largo, cedendo le briciole solo in casi limite, quando la W05 si rompeva o il meteo arrivava a sparigliare le carte. Hamilton e Rosberg hanno perso per inferiorità complessiva, intesa tra prestazioni e strategia, perché era apparso chiaro dal venerdì che la Ferrari riusciva a far funzionare meglio le Pirelli. Da lì la comprensione che una gara a due soste sarebbe stata difficilmente realizzabile, mancando il passo della rossa. C’è anche l’elemento pressione a giocare un ruolo chiave, dettaglio che ha portato il muretto in confusione nel definire l’alternanza di gomme dure e medie sulla macchina di Hamilton, a dir poco perplesso nell’ultimo stint di gran premio.

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    La Cina riveste il ruolo di Cassazione. In primo grado la vittoria netta è stata dei tedeschi, sentenza ribaltata in appello. Ora il confronto passa su un piano ulteriore, quello che dirà se il 2015 deve ancorarsi alle aspettative di realistici, sporadici (e piacevolissimi) successi, oppure se Vettel e Raikkonen fanno bene a coltivare ambizioni più alte, importanti, impronunciabili oggi.

    Fabiano Polimeni