GP Messico F1 2016, il Processo alla gara

GP Messico F1 2016, il Processo alla gara

Vettel, Verstappen e la direzione gara sono i protagonisti del gran premio

da in Circuito Città del Messico F1, Formula 1 2017, GP Messico F1
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    Il Gran premio del Messico 2016 ha regalato numerosi spunti di analisi, tutti concentrati nel finale della corsa e da rivedere nel Processo alla gara. C’è Hamilton che vince ma non basta per ridurre significativamente la distanza da Rosberg nel mondiale, Nico limita i danni alla perfezione e si avvicina al titolo. Poi ci sono Vettel, Verstappen e la lentezza cronica dei commissari nel prendere le decisioni necessarie. Sono i tre casi da rivedere nel nostro Processo.

    ACCUSA - E’ un pilota scorretto ed è il presupposto che cancella ogni possibile lampo di talento. Prima cosa: in pista esistono delle regole e vanno rispettate. Non si tratta qui di essere scaltri, ma di fregarsene platealmente degli altri piloti e del regolamento sportivo. Viene penalizzato per la prima volta quest’anno in Messico, troppo tardi per tutto quel che gli è stato permesso fino a oggi. Danneggia la gara di Vettel e, indirettamente, ne provoca la penalizzazione per l’incidente con Ricciardo, fattosi sotto grazie al blocco operato da Verstappen negli ultimissimi giri. E’ il peggior esempio che la Formula 1 possa dare oggi.

    DIFESA - Hamilton in partenza ha guadagnato un’enormità su Rosberg tagliando le prime due curve. Verstappen fa lo stesso e, legittimamente, può rischiare di proseguire e andare incontro a una sanzione. Non si tratta di restituire la posizione, poiché era davanti al momento dell’errore e davanti, grossomodo con lo stesso margine, è rimasto al rientro in pista. Esaltante nell’attacco che ha compiuto su Rosberg al giro 50, dimostrazione di come sia tra i pochi piloti a provarci sempre, insieme a Ricciardo. Sbaglia nel mancare di rispetto a Vettel e gli altri colleghi, dopodiché le scelte sulla guida tenuta in pista tocca a una federazione efficiente sanzionarle. Finora è stato autorizzato implicitamente a fare quel che ha voluto, la colpa è dei commissari, non certo sua. Corre per vincere e, come tutti i grandissimi, passerebbe sopra qualsiasi cosa per riuscirci. Male la Federazione a non averlo messo in riga per tempo.

    Le pagelle del Gran Premio del Messico 2016

    ACCUSA - Lenti, non c’è altro modo per definire il collegio giudicante. Non è ammissibile che episodi chiave come quelli del Messico possano analizzarsi dopo la gara o servano giri e giri per prendere una decisione. Sono all’origine di tutte le problematiche vissute a Città del Messico domenica, perché se fossero intervenuti prontamente su Verstappen, la gara avrebbe avuto un altro epilogo. Anche nel sanzionare Vettel sono servite 3 ore, un’eternità per decidere – dopo aver sentito il pilota – se quella manovra su Ricciardo fosse o meno contro il regolamento.

    DIFESA - Un conto è il giudizio davanti al televisore che può dare l’appassionato, altra cosa è una valutazione completa, giusta e ponderata di quello che è l’”arbitro” nelle corse. E’ chiaro che serva del tempo per guardare e riguardare uno stesso episodio, ascoltare i piloti se necessario, infliggere la giusta sanzione. Questo si scontra con i tempi della gara, nella quale in pochi minuti è un susseguirsi di giri e di potenziali altre situazioni. Semmai, colpisce la diversità di valutazione tra il caso che ha coinvolto in partenza Hamilton e quello che ha visto protagonista Verstappen, dopotutto entrambi hanno tagliato parte della pista restando nella posizione che avevano prima di andar fuori.

    ACCUSA - Se Verstappen ha comportamenti irrispettosi e sbagliati, Vettel che dà dell’idiota ad Alonso e offende Charlie Whiting via radio, non è certo un esempio di eleganza. Pretende rispetto senza mostrarne verso gli altri, perlomeno a parole.

    DIFESA - Con Alonso ha sbagliato chiaramente, un “idiota” dato gratuitamente a Fernando, senza veri motivi. In gara lo scenario è diverso, va contestualizzato il tutto. E’ in lotta con Verstappen, si vede beffato dalle manovre dell’olandese e subisce un torto senza che la direzione gara intervenga immediatamente. Logico che via radio dia sfogo a tutta la sua rabbia e che mandi a quel paese Charlie Whiting. Non è affatto tedesco in questo, non è Schumacher, ma molto più “italiano”. La differenza con i modi di Verstappen è tutta nelle reazioni una volta sceso dalla macchina. Se Max continua a dare dell’idiota a questo e a quello, Sebastian pensa prima di parlare e anche sull’episodio chiave con Ricciardo ammette che la manovra va riesaminata per capire cosa sia accaduto.

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