GP Monza F1 2012. Motore, freni e trazione per fare il tempo [VIDEO]

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    Gran Premio di Formula 1 Italia

    AP/LaPresse

    Il Gran Premio d’Italia a Monza ha un’esclusiva che ormai nessuno potrà toccare. C’erano i tempi in cui divideva la palma di circuito più veloce del mondiale con Hockenheim, ma dopo l’amputazione subita da tracciato tedesco, il tempio della velocità è un titolo tutto dell’autodromo immerso nel parco nazionale.

    L’edizione 2012 sarà probabilmente una delle più tormentate per l’organizzazione (rinnovata), che ha dovuto fronteggiare la grana dell’asfalto in Parabolica dopo il week-end della Superbike e le inchieste della magistratura su irregolarità nell’assegnazione di appalti e nella gestione delle fatturazioni. Il fascino di Monza resiste anche a questo, per le sue caratteristiche uniche.

    Non è un tracciato tecnicamente impegnativo. Piuttosto sono determinate aree della monoposto a far la differenza. Scontato dire che serve un gran motore, per fare il tempo occhio anzitutto alla frenata, con quattro staccate impegnative che esaltano le vetture meglio bilanciate nonostante il carico aerodinamico minimo. Si arriva alla prima variante con una frenata da 340 km/h a 80 km/h in 150 metri, con le gomme sottoposte a un impegno verticale elevato. Cordoli da tagliare e privilegiare l’uscita per rilanciare verso la curva Biassono. Il secondo elemento cruciale a Monza si evidenzia proprio dopo le chicane, che interrompono i lunghi rettilinei: la trazione. Riuscire a scaricare tutta la potenza sull’asfalto senza pattinamenti è essenziale per non perdere velocità e limitare l’usura delle gomme posteriori, sottoposte a uno stress termico notevole.

    Alla Roggia è nuovamente un aggrapparsi al pedale del freno, ma con una variante più da interpretare rispetto alla prima. La danza sui cordoli, in agilità, con una monoposto rigida al punto giusto e che non rimbalzi consente di fare il tempo sul giro. Le due curve di Lesmo continuano a impegnare le gomme sul lato sinistro della monoposto, con la difficoltà di avere poco carico aerodinamico e una vettura che scivola verso l’esterno. Poi arriva il Serraglio che porta alla variante Ascari. Momento fondamentale del giro, perché l’ingresso ha la criticità dell’anteriore destra fredda e di una staccata che non toglie tanta velocità. Tre curve di percorrenza, con l’ingresso a sinistra, la lunga destra e l’uscita da sfruttare ben oltre il cordolo per lasciare correre la monoposto e proiettarsi verso la Parabolica. Alla variante Ascari serve una monoposto precisa in inserimento e che generi il carico aerodinamico che serve con il fondo piatto, mancando quello alare.

    Infine, la sfida della Parabolica. Il tratto dall’uscita della Ascari all’uscita della Parabolica è stato completamente riasfaltato e non dovrebbe dare particolari problemi di aderenza alle Formula 1, che monteranno gomme medie e dure. Una scelta in linea con le temperature atmosferiche che solitamente Monza riserva. Pirelli che gioca in casa, e Paul Hembery spiega i punti chiave da tenere in considerazione da venerdì. «C’è un’atmosfera davvero speciale qui. Non solo, Monza è anche uno dei circuiti più impegnativi per gli pneumatici a causa delle elevate velocità e dei notevoli carichi laterali che si scaricano su di essi, secondi solo a Spa. Arrivando qui direttamente dal circuito belga, le squadre non avranno particolari difficoltà con le gomme dure e medie. Le temperature possono essere molto alte in Italia, il che sollecita ulteriormente le gomme, quindi ci aspettiamo due soste ai box. Lo scorso anno la strategia si rivelò essere un ingrediente chiave per il successo su questa pista, e il podio venne deciso solo all’ultimo giro. Ci aspettiamo lo stesso anche quest’anno».