GP Monza F1 2013: Alonso, la Ferrari e una radio indiscreta

E' polemica sul team radio di Fernando Alonso al box Ferrari nelle qualifiche del Gran premio di Monza 2013

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    F1 Gran Premio di Monza 2013, il venerdì prima della gara

    Ci sono cose che non devi dire. Specialmente in certe fasi. Lo “stupore” di Fernando Alonso in qualifica, quando via radio sarcasticamente dimostra di non condividere le scelte del muretto, non è nello stile Ferrari. Fu molto più diretto il Professore, vent’anni fa, e Cesare Fiorio lo mandò a casa (questa Ferrari è come un camion, disse Prost per sommi capi). Fernando esterna in mondovisione tutto il suo disappunto nella scelta del team di insistere sul gioco delle scie, roba da anni ’70, certo difficile da accettare come “strategia” per lottare con una Red Bull imprendibile tra Ascari e Parabolica. E quando Andrea Stella gli ricorda di stare vicino a Massa, Nando con poche parole taglia corto: “E’ troppo lontano”. Non ci credeva già da prima, com’è giusto che fosse, ma avrebbe dovuto imporsi dentro al box.

    Siccome le strategie le discuti con il team e sai bene cosa fare e come farlo prima di lanciarti a caccia della pole, il gesto dello spagnolo appare come una palese manifestazione di quanto, attualmente, sia insofferente alle decisioni del box rosso. Decisioni sulle quali ci sarebbe da discutere approfonditamente, perché perseverare nel cercare un gioco di scie dalla dubbia utilità non fa altro che mettere interrogativi sulla capacità di gestione di questo muretto di un talento come quello dello spagnolo.

    Già al Nurburgring, la decisione di una qualifica volontariamente sacrificata aveva lasciato non pochi dubbi sugli effettivi vantaggi in vista gara. Allora Alonso fece buon viso a cattivo gioco, allineandosi alle decisioni del team e schierandosi dalla parte della strategia “alternativa”. Avrebbe dovuto fare altrettanto oggi? Beh, decisamente. O imponi la tua linea, oppure, segui il team senza batter ciglio. Polemiche e punzecchiature via radio non sono certo quel che serve all’ambiente e alla serena convivenza futura.

    Non serviva la sceneggiata odierna per sottolineare l’inadeguatezza di certe figure, da troppo tempo incapaci di portare i risultati che servono al blasone e alla storia del Cavallino.

    Confronti, tra piloti diversi, d’accordo, ma pur sempre indicativi per comprendere come ci si dovrebbe comportare all’interno di un team. Ricordate di uno Schumacher così diretto nei confronti del muretto? Mai, nemmeno nei momenti più bui, il Kaiser ha osato criticare apertamente e platealmente le scelte del team. Sempre schierato accanto ai suoi uomini. Certo, Jean Todt, Brawn, Baldisserri. Altra caratura rispetto a oggi. Eppure, non saranno mancati i momenti nei quali avrà battuto i pugni sul tavolo perché le cose non andavano e la macchina era inferiore alla concorrenza.

    Nando, carattere latino, esuberante e diretto. Ma non va bene. Enzo Ferrari aveva un suo personale convincimento: prima viene la Ferrari, poi il pilota. A Maranello sembra se lo siano dimenticati un po’ questo vitale insegnamento. Sarà bene ripeterlo un più spesso, magari faccia a faccia, dopo la telefonata del presidente Montezemolo al “desiderio” espresso da Nando a Budapest quando si augurava un’altra macchina come regalo di compleanno.

    Come andrà a finire il gran premio a Monza domani non è prevedibile del tutto oggi. Resta il fatto che non ci saranno salvatori della patria in caso di vittoria e il gesto odierno, probabilmente, crea una frattura con una parte del tifo ferrarista, quello più duro e puro, quello che tra il campione e la storia si schiera con il Cavallino rampante. Sempre e comunque.

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