GP Silverstone F1 2014. Ferrari, Alonso e Raikkonen: quante ombre [VIDEO]

La battaglia tra Alonso e Vettel maschera un week end con tante lacune in Ferrari

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    Siamo ancora ebbri del duello rusticano Alonso-Vettel, quel finale avvincente del Gran premio di Gran Bretagna a Silverstone che ha portato sorpassi, polemiche, lamentele, insomma, a vivere una corsa vera. Passata la sbronza, è forse il caso di guardare con lucidità alla prestazione Ferrari.

    Si lottava per il quinto posto con Vettel e davanti non c’erano certo quattro W05. E’ un dato di fatto come oggi la rossa sia non solo meno prestazionale delle irraggiungibili Mercedes, ma anche di Williams e della stessa RB10. Inutile nutrire speranze, cambiamenti radicali nel livello delle prestazioni: il primo a non crederci è Alonso. E fa bene. Guardiamo al 2015, lasciamo lavorare Allison, con l’augurio che la mentalità britannica abbia la meglio sull’approccio conservativo italico.

    Manca uno stratega

    Non c’è, però, solo una macchina indecifrabile. Veloce a tratti e imbarazzante in altri frangenti. Vanno spese due parole anche sui piloti e sul muretto.

    Iniziamo dalle qualifiche bagnate al sabato. In passato, Stefano Domenicali è stato il bersaglio preferito della stampa e dei tifosi, parafulmine di qualunque cosa andasse storto nelle decisioni al box. A Silverstone, però, l’imolese non c’era e vien da chiedersi chi, oggi, coordini e contribuisca a dare quel plus nelle strategie che un tempo in Ferrari era forza in grado di sopperire alle mancanze tecniche. A Marco Mattiacci non possono darsi responsabilità specifiche, pur essendo il team principal. L’uomo che deve prendere in mano le redini è Pat Fry, oggi direttore dell’Ingegneria.

    Alonso a fine qualifiche ha giustificato la scelta: «Trenta secondi di differenza tra la scelta giusta e quella sbagliata, non potevamo prevederlo». In realtà, la strategia deve lavorare proprio in quei trenta secondi e sabato non ha funzionato.

    Schumacher “nonno annebbiato”, e Alonso?

    A chi dice che non sarebbe cambiato nulla tra l’epilogo delle qualifiche e una partenza comunque in settima posizione, va ricordato quanto i rischi di una partenza dal fondo siano infinitamente più elevati. Si innestano qui altre due bocciature sonore. Fernando Alonso dà un colpo di spugna alla prima partenza con il bel finale e la battaglia con Vettel, ma a cosa pensava lo spagnolo quando si è schierato con mezza macchina oltre la piazzola?

    E’ inutile girarci intorno, l’indulgenza nei confronti di Fernando è ampia, forse perché ha tenuto a galla il team, assicurando risultati negli anni passati, tuttavia, per onestà intellettuale dobbiamo dire che tutti diedero del pensionato annebbiato a Michael Schumacher quando in Ungheria, al volante della Mercedes, sbagliò piazzola.

    Raikkonen, quanti errori

    La partenza di Silverstone, infine, ci porta all’ultimo capitolo buio scritto in Inghilterra da Kimi Raikkonen. Per fortuna non ha rimediato pesanti conseguenze nell’impatto, va detto però che il comportamento tenuto dopo l’uscita nella via di fuga è da biasimare. Era partito bene il finlandese, ma in curva 3, con gomme dure difficili da mandare in temperatura e per questo con poca aderenza, ha dovuto allargare dopo uno scarto della F14 T e passare all’esterno.

    Giù gas, sullo sporco, con gomme fredde. Aggiungi il dislivello nel rientrare in pista ed ecco servita la frittata. E’ fuori discussione che se non fosse andato contro le barriere, Raikkonen si sarebbe meritato una bella penalità per il modo in cui è rientrato in pista.

    Ecco, il Gran premio di Gran Bretagna, Silverstone, per la Ferrari non sono stati solo momenti epici per strappare una quinta posizione. C’è tanto altro di cui discutere e interrogativi da porsi e ai quali dare pronte risposte.

    Fabiano Polimeni