GP Silverstone F1 2015, il Processo alla gara

GP Silverstone F1 2015, il Processo alla gara

    Ha lasciato numerosi interrogativi sul campo, il Gran Premio di Silverstone 2015, tutti degni di andare a processo. Vince Hamilton, raddrizzando una gara iniziata male e ritrovandosi astuto e fortunato nella scelta del momento ideale per montare le gomme intermedie. Ma ci sono anche altri protagonisti, nel bene e nel male, a finire sotto la lente d’ingrandimento. La Ferrari, Kimi Raikkonen - due casi rigorosamente separati, perché diverse sono le ragioni che li portano sotto i riflettori – e Nico Rosberg. Due tesi, accusa e difesa, non vi resta che sposare una delle due linee ed emettere il verdetto.

    Accusa: Silverstone ha rappresentato un deciso passo indietro sul fronte tecnico. Le SF-15T non ha brillano in qualifica, men che meno sul passo gara. Maurizio Arrivabene ha strigliato la squadra, invocando soluzioni e non più riconoscimento dei problemi. Disamina perfetta, perché la Williams in Inghilterra è stata semplicemente superiore e solo la fortuna dell’arrivo della pioggia ha consentito a un magistrale Vettel di rimontare posizioni e limitare i danni, agguantando quello che, alla vigilia, era il risultato minimo auspicabile dalla Rossa.

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    Difesa: Qualifiche negative, impossibile negarlo, ma in gara sia Raikkonen che Vettel sono stati molto veloci una volta avuta pista libera. Hanno pagato la partenza al rallentatore, poi dietro Hulkenberg e Kvyat c’è stato poco da fare, se non giocare con la strategia, anticipare le soste e spingere con pista libera. La macchina c’è, ha sofferto su un tracciato specifico ed esigente sull’aerodinamica e il telaio. Conforta, poi, vedere i tempi di Vettel allineati a quelli Mercedes sull’umido, situazione nella quale la Ferrari degli anni scorsi aveva sempre sofferto.

    Accusa: Si fa prendere dalla fretta e butta al vento un gran premio gagliardo, corso sempre davanti a Vettel. Parliamo di posizioni comunque insufficienti, ma Kimi ha dato risposte in linea con le attese a Silverstone. Prima la qualifica migliore di Sebastian, poi la gara tranquillamente davanti, fino alla parte conclusiva. Ha anticipato eccessivamente le gomme intermedie e, vista la sua quinta posizione in quel momento, avrebbe dovuto attendere e leggere le strategie degli altri. Vettel, Kvyat e Hulkenberg volano con le slick, lui monta le intermedie e le distrugge su pista asciutta. Grave errore di valutazione, chiamata del pilota e non del team, come sottolineato da Arrivabene. Un errore di valutazione che non è ammesso da un pilota con la sua esperienza

    Difesa: Ha risposto alle critiche dopo Canada e Austria. In qualifica e in gara tiene dietro Vettel, mentre l’errore di valutazione è un episodio di gara: se azzecchi la mossa sei un eroe nazionale, se la sbagli passi per lo scemo del villaggio. Kimi può dare ancora tanto alla Ferrari e si è visto anche in un gran premio dalle condizioni tecniche difficili per la rossa, insieme ai momenti concitati della qualifica, alla ricerca di un tempo in Q2 per non finire fuori. Arriveranno tempi migliori.

    Accusa: Passa il gran premio a seguire le due Williams, mentre Hamilton si mangia Bottas alla quarta curva dopo il via. Nico appare arrendevole e la situazione di gara si era messa molto male quando le Williams riuscivano a tenerlo dietro anche dopo la sosta ai box. Difficile immaginare che con una Mercedes non avesse lo spunto per tentare una manovra di forza. Se non fosse arrivata la pioggia sarebbe rimasto in scia aspettando la bandiera a scacchi?

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    Difesa: Per poco non gli riusciva il colpaccio. Ha dovuto attendere il momento giusto, perché le Williams era impossibile passarle in pista, d’altronde nemmeno Hamilton ci è riuscito, anzi ha perso la posizione al restart dopo la safety car su Bottas. Ma Nico vola nelle condizioni più difficili, sul bagnato con le gomme slick, sverniciando le Williams e andando a caccia del leader, rimontando nettamente. Ha la sfortuna di un intensificarsi della pioggia che costringe tutti alle intermedie, viceversa la gara sarebbe stata sua. La chiamata di Hamilton è azzeccata, vero, ma anche infarcita di tanta fortuna, perché appena esce dai box le poche gocce si trasformano in acqua importante. Ci ha provato, limita i danni ma ha dimostrato di essere molto competitivo il tedesco.

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