GP Singapore F1 2014, anteprima: sulla pista di Vettel, l’outsider è Ricciardo

Il Gran premio di Singapore è la chance finale per Daniel Ricciardo di surclassare definitivamente Vettel, sul circuito che l'ha visto dominare in passato

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    F1, Gp di Singapore, la gara

    Sembra non finire mai, un giro a Marina Bay. Eppure non è il circuito più lungo del mondiale, con i suoi 5.065 metri, ma ha una concentrazione di curve, queste sì, come nessun altro tracciato in calendario. Il Gran premio di Singapore non c’è ragione perché dia riscontri diversi da quelli che abbiamo apprezzato finora, mentre saprà darci una risposta finale sullo stato di forma di un Sebastian Vettel sonoramente battuto da Ricciardo a più riprese.

    Lo scorso anno il tedesco firmò una gara al limite del reale, rifilando distacchi impensabili. Altri tempi, altri regolamenti, con gli scarichi a tenere incollata la Red Bull dell’iridato. Ha vinto per ben tre volte Vettel a Singapore e un’ulteriore sconfitta interna sarebbe il sigillo conclusivo su una stagione semplicemente da dimenticare.

    Poi ci sono Hamilton e Rosberg, uno con lo slancio della vittoria a Monza, l’altro con il ricordo di un errore banale da cancellare al più presto.

    Restano i favoriti per la vittoria in gara, anche se le chance di inserimento da parte della Red Bull sono concrete. Guardiamo all’Ungheria e la competitività in gara di Ricciardo: su circuiti da alto carico aerodinamico ed esigenti sulla trazione, proprio come Singapore, la RB10 può dire la sua e l’australiano sarà il miglior interprete delle potenzialità a disposizione. Dovendo scommettere qualche euro su una vittoria non Mercedes, punteremmo tutto sul Daniel.

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    Semplicemente impossibile prevedere, invece, la Ferrari. L’esempio più recente è proprio quello ungherese, per caratteristiche tecniche simili, e là dove sarebbe dovuta sprofondare, la rossa ha ottenuto uno dei migliori risultati dell’anno. Ad aiutarla arriveranno anche le mescole soft e supersoft, le più morbide della gamma Pirelli.

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    Il giro di pista

    E’ un tracciato cittadino atipico, perché se è vero che i passaggi tortuosi, senza vie di fuga e dalla traiettoria unica, sono la caratteristica principale, non manca qualche punto per azzardare il sorpasso, agevolato dall’ala mobile, confermata in due tratti, il rettilineo di partenza e quello che porta alla violenta staccata di curva 6.

    Subito dopo il via, staccata e inserimento in una sinistra-destra-sinistra, conclusa con il primo tornantino. Giù il gas e si va verso una curva aperta, da interpretare lasciando correre la vettura in uscita, perché seguita dal lungo dritto sul quale usare il Drs. In fondo, staccata decisa e prima opportunità di sorpasso, passando dai 295 orari fino in seconda marcia.

    Altra ripartenza per proiettarsi verso due curve lente, la prima a destra, in seconda, la successiva in terza a sinistra. Il grip meccanico al posteriore diventa cruciale per accelerare prima e sfruttare la trazione. Siamo sul secondo rettilineo importante di Marina Bay, questa volta senza Drs e con i sorpassi più complicati, a meno di non uscire dalla curva precedente con tanta più motricità di chi precede.

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    Là dove un tempo c’era la Sling Chicane, tagliola che ha mietuto diverse “vittime”, mandandole a muro o facendole decollare, ora c’è una curva a sinistra più semplice, seguita da altri due allunghi spezzati da curve da affrontare in terza, là dove Massa si inventò un sorpasso da leggenda su Bruno Senna; si entra poi nel tratto guidato e particolarmente lento di Singapore, con tanto di passaggio sotto le tribune. In uscita, chicane e via in accelerazione in pieno sull’ultima curva, per chiudere il giro.

    Pista da “mal di testa”, che porterà al limite la resistenza dei piloti e attesa con una durata al limite delle due ore. La safety car è praticamente una certezza: è sempre entrata in azione nelle edizioni corse finora. Interpretare bene i momenti di gara e sfruttarla in funzione della propria tattica, potrebbe regalare qualche posizione e occasione di rimonta per chi sarà rimasto indietro.

    Fabiano Polimeni