GP Spagna F1 2016, il Processo alla gara

Le strategie Red Bull, l'incidente Hamilton-Rosberg e una Ferrari imperfetta tra i temi da analizzare

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    GP Spagna F1 2016, il Processo alla gara

    Il Gran Premio di Spagna 2016 è un concentrato di eventi. La prima vittoria di Verstappen, l’incidente in partenza tra le due Mercedes, due Ferrari a podio ma con un sapore amaro per quel che sarebbe potuto essere. Tutti temi da trattare nel consueto Processo alla gara, perché ognuno di questi punti salienti nasconde dietro di sé dei dettagli da sviscerare: se l’esito del gran premio è chiaro in ogni risultato che ha coinvolto i protagonisti, non così lineari sono i fatti che li hanno generati. Vediamo perché.

    Red Bull

    ACCUSA – Sbagliano clamorosamente la chiamata con Ricciardo, portandolo sulle tre soste, teoricamente veloci, sì, ma senza fare i conti con un circuito sul quale superare è impossibile. Ricciardo perde la gara per colpa del muretto, che nel frattempo di era coperto le spalle lasciando Verstappen su due pit, come Raikkonen. E non è un caso che a pagare siano proprio i primi due, Ricciardo e Vettel, che perdono la posizione sui compagni di squadra. Si può insinuare benissimo il dubbio che al muretto abbiano voluto favorire la vittoria di Verstappen, che da parte sua ha fatto tutto correttamente, ma senza una differenziazione nelle strategie non avrebbe mai potuto vincere.

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    DIFESA – La scelta di coprire con due macchine due scenari diversi ci sta, non a caso è quella operata anche in Ferrari. Immaginavano probabilmente maggiori difficoltà di tenuta delle gomme medie, utilizzate a lungo da Verstappen, tanto da permettere una velocità superiore di Ricciardo. Così non è stato, ma ce ne passa dal dire che in Red Bull abbiano volontariamente penalizzato Ricciardo.

    Hamilton-Rosberg

    ACCUSA - Ha ragione Lauda: manovra stupida. La fretta di riprendersi la posizione persa, l’errore nel calcolare lo spazio disponibile. Hamilton l’ha fatta grossa. Sbaglia clamorosamente e fa strike, sotto gli occhi di Zetsche. Un assist inaspettato per la Ferrari, che non capitalizza. Sono due gli errori, a ben vedere: Rosberg con una mappatura sbagliata in partenza, che gli fa perdere terreno in curva 3. Poi l’aggressività di Hamilton che sbaglia lato e misure. Inaccettabile il comportamento di Lewis.

    DIFESA - Lauda sbaglia, perché un’attenta analisi dell’incidente sottolinea sì responsabilità di entrambi i piloti, ma è impossibile dare addosso a uno dei due. Rosberg ha sbagliato nel non selezionare la giusta mappatura di massima potenza al via, prestando il fianco all’attacco di Hamilton. Lewis si è trovato nella sfortunata situazione di sbagliare lato per l’attacco, iniziato esattamente nell’istante in cui Rosberg andava a proteggere l’interno. Un incidente di gara, che fa clamore perché coinvolge due compagni di scuderia, ma oggettivamente entrambi hanno fatto correttamente il loro lavoro: proteggere la posizione e cercare l’attacco. Avesse rallentato prima di andare sull’erba, quando si è accorto che non c’era più spazio, Hamilton avrebbe evitato di perdere aderenza e andare addosso a Nico. Semplicistico dare la colpa tutta a Lewis o a Rosberg.

    Ferrari

    ACCUSA - In Cina sbagliano le qualifiche, senza una Mercedes. In Spagna non capitalizzano in gara l’assenza dei due favoriti. Il duplice podio è una minestra scaldata per quelle che erano le premesse della vigilia. La macchina in qualifica è lenta, soffre eccessivamente il caldo e perde posizioni cruciali. In gara sbagliano completamente strategia con Vettel, perché se è vero che anticipare parecchio la terza fermata permette di scavalcare Ricciardo, non considerano l’opzione di andare su due soste. Quella chiaramente vincente

    DIFESA - Fare due pit-stop solamente avrebbe cambiato l’ordine dei ferraristi sul podio, ma non certo avrebbe assicurato la vittoria, perché Verstappen si trovava comunque davanti. Ne beneficia Raikkonen dalla scelta di tre fermate con Vettel, difficile ritenere, però, che Seb avrebbe avuto sorte migliore nel cercare il sorpasso su Max. Inoltre, ci si dimentica che aver anticipato tanto la sosta con le medie ha permesso di tirarsi dietro Ricciardo, avendo il muretto Red Bull tardivamente copiato la strategia Ferrari, quando ormai l’undercut aveva funzionato, a vantaggio di Vettel e Raikkonen. La vittoria era fuori portata a parità di strategie, averle differenziate ha, però, consentito di mettere due macchine sul podio anziché una.