GP Ungheria F1 2013, anteprima: pista difficile per la Ferrari?

Va in Ungheria il mondiale di F1, su una pista lenta, esigente sulla trazione

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    F1 Gp Ungheria 2012   Gara

    AP/LaPresse

    Fa tappa in Ungheria il mondiale di F1, ultimo appuntamento prima della sosta estiva. Diciamo la verità, l’Hungaroring è uno dei circuiti più brutti in calendario. Un kartodromo sul quale la massima formula arrivò nel lontano 1986 e fu subito show, merito di un Piquet d’annata che si trasformò in rallysta finlandese e sverniciò un certo Senna all’esterno.

    Messa da parte quella perla, insieme a poche altre, come la rimonta di Mansell e il capolavoro di strategia e velocità targato Schumacher nel 1998, le gare alla periferia della capitale magiara si risolvono spesso in soporiferi pomeriggi estivi. Il 2006 fece piacevolmente eccezione, merito della pioggia.

    Pista esigenze sulla trazione e questo non farà piacere a una Ferrari F138 che quest’anno ha dimostrato di soffrire determinate condizioni.

    Quando c’è da scaricare a terra la potenza, la rossa è deficitaria. La speranza per il tifo ferrarista è che a Silverstone si siano provate novità con Rigon che portino un deciso miglioramento, viceversa, il week-end si preannuncia difficile.

    Come se non bastasse l’enigma trazione, ci saranno anche le gomme rinnovate, con la costruzione simmetrica in kevlar 2012 abbinata alle mescole 2013. Nessuna sorpresa sul loro comportamento con le alte temperature, dopo che la tre giorni di test in Inghilterra ha messo alla frusta le coperture con un asfalto arrivato fino a 47° C. Morbide e medie per trovare aderenza, ma sarà l’innesco rapido della temperatura d’esercizio il fattore chiave sui 4.381 metri dell’Hungaroring. In qualifica – che equivale a tre quarti di gara – non potrà replicare le prestazioni alle quali ci ha abituato finora la Ferrari, perché sorpassare in pista sarà affare complicato.

    Attenzione alla Lotus, già a proprio agio dodici mesi fa, quando Raikkonen e Grosjean andarono a mordere le caviglie di un Hamilton in palla con la McLaren. Il finlandese ha nel mirino Alonso in classifica piloti e non sarebbe una sorpresa ritrovarselo come più immediato inseguitore domenica sera.

    Il giro di pista

    In fondo al rettilineo dei box si stacca con decisione, per una stretta destra dove sarà fondamentale la prontezza d’inserimento, per accelerare presto e sfruttare il cordolo verso la curva due. Il breve allungo costringe nuovamente a toccare i freni: lunga piega a sinistra con il sottosterzo da controllare. Immediatamente richiamo a destra e via sul secondo rettilineo più lungo del circuito, altro punto dove poter attivare l’ala mobile. Manca però lo spazio per sorpassare e la curva quattro è una veloce sinistra da affrontare sfruttando tutta la pista, prima dell’ennesima frenata per inserire nella 180 gradi da affrontare in terza, che porta alla chicane.

    E’ il tratto in cui serve una monoposto rapida nei cambi di direzione, agile, forte in trazione per le ripartenze. Messa alle spalle la prima variante, si affronta una doppia sinistra-destra piuttosto veloce che esalta il carico aerodinamico: non si toccano i freni, si lavora parzializzando il gas, fino ad affrontare l’uscita in pieno e proiettarsi alla staccata decisa della terzultima curva. Ancora un breve allungo e si arriva alla penultima curva, un’altra lenta sinistra dove lottare con il sottosterzo. Tema tecnico che ritroviamo anche sulla piega che immette sul rettilineo di partenza.

    Esigente dal punto di vista fisico per il pilota, l’Hungaroring è il secondo circuito più lento dopo Montecarlo. Carico aerodinamico massimo e pista che si gommerà progressivamente fino alle qualifiche, a causa della patina di sporco di un tracciato poco utilizzato. I dati dei long run al venerdì sull’usura delle gomme potrebbero così non corrispondere alla perfezione in gara.