GP Ungheria F1 2014, anteprima: Hamilton per la storia, poi tutti in vacanza

Hamilton va in Ungheria per strappare la quinta vittoria in carriera nel GP 2014: mai nessuno come lui

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    GP Ungheria F1 2014, giro di pista

    Sette giorni e si torna in pista, dalla Germania all’Ungheria, mantenendo come costante il gran caldo. Altri punti di contatto non ce ne saranno, se non il vincitore di domenica, facile da prevedere in una delle due Mercedes. Rosberg ha chiaramente detto di andare a Budapest non certo per fare la luna di miele, né per osservare le bellezze locali: vincere e ampliare il vantaggio su Hamilton è l’obiettivo dichiarato, per poi sì affrontare le vacanze da padrone del mondiale.

    Dovrà vedersela con un Lewis determinato più che mai a cancellare l’ennesimo momento “no” di questa stagione, su un circuito che gli è amico e sul quale ha stampato per ben quattro volte il suo nome nell’albo d’oro: un altro successo e diverrebbe il più vincente nel Gran premio d’Ungheria, staccando Schumacher. Per seguire il LIVE della gara dall’Ungheria, BASTA CLICCARE QUI!

    Il circuito magiaro sarà un giudice molto più credibile e spietato di Hockenheim, relativamente all’impatto che ha avuto la rimozione del Fric sulle monoposto. Pista kartistica, contraddistinta da continui cambi di direzione, staccate, accelerazioni e sobbalzi: è il banco di prova ideale per chiarirsi le idee su chi abbia sofferto maggiormente dell’eliminazione delle sospensioni interconnesse. Non è un caso che ad andare fortissimo negli ultimi due anni sia stata proprio quella Lotus che tanto bene aveva messo a punto il Fric. Chiaramente sarà utopia per il team di Enstone sperare anche solo di andare a punti, mentre possono nutrire importanti aspettative in Red Bull, grazie alle caratteristiche intrinseche della RB10, perfettamente coincidenti con le richieste del tracciato: massimo carico aerodinamico, elevato grip meccanico (leggi trazione al top) e perfetta gestione delle gomme con il gran caldo.

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    Pirelli porterà le mescole medie e morbide, scelta che dovrebbe consentire due pit-stop, senza il rischio di essere accusati di aver optato per un abbinamento troppo conservativo. Il continuo impegno trasversale in curva scarica sulla gomma elevati picchi di temperatura, così come nelle ripartenze dai tornanti, e si preannunciano difficoltà per i team incapaci di controllare la finestra di funzionamento, con la conseguente attivazione di scivolamenti deleteri proprio per la vita stessa della gomma.

    Sarà interessante valutare le prestazioni della Williams, che dovrebbe cedere il passo proprio alla Red Bull, quanto a immediata inseguitrice delle Mercedes; in casa McLaren, invece, se sapranno gestire le gomme, il circuito magiaro potrebbe offrire una buona occasione per andare a punti nelle posizioni più avanzate.

    Il giro di pista

    L’Hungaroring si è evoluto nel corso degli anni, da quel lontano 1986 in cui esordì nel calendario del mondiale. In fondo al rettilineo di partenza si arriverà in settima/ottava marcia: grande staccata e prima curva a destra, dove provare il sorpasso. E’ l’unico punto in cui realisticamente si può pensare di superare, a patto di sfruttare bene l’uscita dall’ultima curva, restare vicini alla macchina che precede e beneficiare del Drs.

    Si riparte da velocità molto basse, richiamando le marce in sequenza e facendo affidamento proprio su quella motricità che è il leit-motiv del tracciato ungherese. Breve allungo ed ecco la curva 2, in discesa, nella quale lottare contro il sottosterzo. Si deve restare stretti di linea per poi accelerare a fondo e passare curva 3 in pieno, arrivando sul secondo allungo (in salita) – là dove la molla della Brawn di Barrichello colpì Massa -. Curva a sinistra veloce, si tolgono un paio di marce e si sfrutta il cordolo in uscita, prima di attaccarsi ai freni e affrontare curva 5. E’ un tornantone da percorrere portando dentro molta velocità, prima di mettere le ruote dritte e arrivare alla prima chicane del tratto centrale.

    Si salta sul primo cordolo, non sul secondo – per evitare il rischio di andare in testacoda o venir proiettati all’esterno – e in uscita si cercano le marce fino alla quarta. L’equilibrio complessivo della monoposto viene esaltato nei rapidi cambi di direzione che seguono, a raggio variabile, sui quali giocare col gas, senza toccare i freni. E’ il settore dove il carico aerodinamico generato dalla macchina fa la differenza, fino alla veloce uscita in sesta, a destra, che porta alla seconda secca curva a destra che precede la penultima curva.

    Manca lo spazio per tentare il sorpasso, tanto più che stare in scia creerà problemi e perdita di carico (seppur meno che negli anni scorsi). Il tornantino prima dell’entrata box è una lenta sinistra dalla traiettoria obbligata, poi un tratto in rettilineo porta alla curva finale, anche questa meno critica che in passato dopo essere stata riasfaltata.

    Massima trazione e grip meccanico, gestione perfetta delle gomme, monoposto equilibrata (anche senza Fric): chi metterà insieme al meglio quest’alchimia potrà sperare nel podio.

    Fabiano Polimeni