GP Ungheria F1 2014, il Processo al Gran Premio [FOTO e VIDEO]

GP Ungheria F1 2014: Siamo di nuovo qui a parlare del processo al Gran Premio dell'Hungaroring

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    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato al processo al Gran Premio di Ungheria 2014. Tra i vari episodi registrati sul tracciato dell’Hungaroring, ne abbiamo isolati 3 sui quali vogliamo concentrarci e per i quali chiediamo la vostra opinione. Il primo riguarda i pasticci di casa Mercedes che vedono come fatto culminante l’imbarazzante ordine di scuderia non rispettato da Lewis Hamilton. Ha fatto bene il pilota inglese? Il secondo ci porta a parlare della Ferrari: da qualche parte si festeggia il secondo posto come emblema di una rinascita prestazionale ma la nostra verità è che si è trattato solo di un episodio fortunato e nulla più. Che ne dite? Chiudiamo, infine, con un occhio alle strategie sbagliate: prendiamo il caso della McLaren come più emblematico: perché rimontare le gomme intermedie dopo il primo pit stop? Forse a Woking sono stati del tutto folli ma solo molto sfortunati?

    CASO 1: Mercedes nel ciclone

    ACCUSA. Alla Mercedes ne combinano un po’ di tutte durante il weekend del GP d’Ungheria. La macchina in fiamme non è un bello spot, giusto per citare l’ammaccato Toto Wolff. Il velleitario ordine di scuderia impartito ad Hamilton e nemmeno rispettato da quest’ultimo è una bizzarria da condannare senza sconti. Come si può chiedere una robe del genere ad un pilota che sta facendo una grandissima rimonta e che è in lotta per il titolo contro il proprio compagno di squadra? Come si può pensare che questo lasci strada al rivale che, oltretutto, fatica a stargli attaccato ai tubi di scarico? Come è possibile accettare questo scenario se il team che lo rende possibile ha sempre ostentato di voler dare ai propri piloti pari opportunità di battagliare? I tedeschi devono un attimo prendere fiato, resettare qualche neurone e ripartire con le idee un po’ più chiare.

    DIFESA. Le idee in quel di Stoccarda sono chiarissime. E’ vero, la Mercedes ha sempre dichiarato che i propri piloti sono liberi di lottare. Ma ha anche precisato, in stile Ferrari, che il bene della scuderia arriva prima degli interessi personali. Per come si è evoluto il Gran Premio di Ungheria 2014, è evidente che se Nico Rosberg non avesse perso tempo dietro a Lewis Hamilton, si sarebbe trovato in una posizione molto più favorevole a fine gara e, probabilmente, avrebbe potuto vincere la corsa. In quest’ottica, la richiesta del muretto box di far passare il pilota tedesco ha senso: se Lewis avesse rispettato l’ordine, oggi la stella a tre punte avrebbe una vittoria in più nel proprio taschino. Come dicevamo, il bene del team deve arrivare prima: qualcuno lo ricordi ai piloti e al pubblico indignato.

    CASO 2: Ferrari vola basso

    ACCUSA. Mica vorranno ora raccontarci che la Ferrari è veramente in ripresa? Fernando Alonso ottiene un secondo posto fortunoso. Poteva essere una vittoria, poteva essere il solito quinto. Tutto grazie a qualche scelta tattica azzeccata ed a condizioni meteo eccezionali e favorevoli. Non esistono ragioni di nessun tipo per pensare che la seconda parte di stagione 2014 sia migliore della prima. I problemi della Rossa sono ancora tutti lì. A cominciare da una gestione imperfetta delle qualifiche per arrivare ad una performance non all’altezza né di Mercedes, né di Red Bull e Williams.

    DIFESA. Si ascoltino con attenzione le parole di Fernando Alonso e Marco Mattiacci. I due cervelli più importanti del team hanno detto la stessa identica cosa. Hanno ammesso che quanto accaduto all’Hungaroring è solo una parentesi eccezionale in un’annata caratterizzata da sofferenze e delusioni. Gli altri sono più forti. Non c’è da illudersi. La Ferrari sta puntando ad una rinascita che sarà lunga e faticosa. Chi tenta di confondere le acque raccontando qualcosa di diverso sono i soliti giornalistoidi che devo ricamare qualche fiorellino in più nelle loro narrazioni, giusto per il gusto di scrivere qualcosa di diverso, almeno per una domenica all’anno.

    CASO 3: McLaren, strategia killer

    ACCUSA. Se non sai che pesci prendere, allora fai come fanno gli altri! La McLaren non segue questo consiglio e, durane il primo pit stop, monta nuovamente gomme intermedie a Button e Magnussen. Ad entrambi! Va bene fare un azzardo confidando, non si sa il motivo, su un ritorno imminente della pioggia, ma perché rischiare così tanto con entrambi i piloti? La pista si stava asciugando in modo netto tant’è che tutti quanti sono passati alle slick. E si sono divertiti un mondo.

    DIFESA. Alcune uscite di pista persino dietro alla safety car dimostrano che l’asfalto era molto viscido quando la McLaren ha deciso di rimontare le gomme intermedie. Se non ci fosse stato un secondo incidente che ha tenuto più a lungo in azione la vettura di sicurezza, sia Button che Magnussen avrebbero potuto spingere per qualche giro distaccando potenzialmente i rivali di un bel po’ di secondi. Detta in altre parole, la tattica McLaren era un azzardo ma non una follia: i piloti potevano prendere in qualche giro un vantaggio tale da annullare l’eventuale handicap di una sosta ravvicinata per montare le slick. Se, invece, fosse tornare la pioggia, avrebbero fatto tombola. Il rischio era calcolato! L’unico aspetto al quale non hanno pensato quelli di Woking era che si prolungasse il regime di safety car per colpa di un successivo incidente. E così è stato.