GP Ungheria F1 2015, anteprima: le gomme, amiche della Ferrari?

Il gran caldo e le mescole medie e morbide per limitare il gap dalla Mercedes

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    GP Ungheria F1 2015, anteprima: le gomme, amiche della Ferrari?

    C’è un precedente confortante per la Ferrari alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria 2015: Monaco. Su una pista dalle caratteristiche molto simili all’Hungaroring, Vettel riuscì a seguire agevolmente il passo di Nico Rosberg, subendo un distacco inferiore al solito nel Principato. Questione di pista più corta, si dirà, ma due elementi in più propendono a favore della tesi che la Rossa può far bene a Budapest. Uno è il gran caldo atteso. Proprio a Montecarlo l SF15-T brillò non a caso quando l’asfalto si riscaldò su valori importanti e con 37° C nell’aria attesi al sabato, c’è un primo dato che lascia ben sperare.

    Il secondo è legato alla scelta delle gomme: è una Ferrari che soffre con i compound più duri, così la scelta di impiegare medie e morbide, quest’ultime ricordiamolo sono di tipo high-working range, a loro agio cioè con valori di temperatura più alti, supporta le speranze di un buon risultato in Ungheria. Per seguire il LIVE della gara in diretta dall’Ungheria, BASTA CLICCARE QUI!

    Il resto dovranno farlo i piloti, dovrà farlo un Raikkonen che negli anni Lotus all’Hungaroring ha dimostrato di saper volare, dovranno farlo anzitutto in qualifica, perché proprio come Monaco, il Gran Premio d’Ungheria 2015 si deciderà in gran parte al sabato. Le chance residue per guadagnare posizioni saranno concentrate al via e durante le prevedibili due soste ai box, quasi utopia immaginare manovre in pista. Lo scorso anno ci furono, ma vennero agevolate dalla pioggia iniziale, qualcosa che dovrebbe restare lontana dal week end alle porte.

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    Aspettative sulla Ferrari sì, ma concretamente cosa ci si può attendere? Dato il vantaggio Mercedes diffuso, tanto più al sabato, l’obiettivo al quale realisticamente puntare è una seconda fila monopolizzata in qualifica e altrettanto in gara, restando pronti ad approfittare di qualche defaillance di quei due là davanti. Sarebbe una sorpresa, invece, ritrovarsi la Williams sulle prestazioni espresse a Silverstone. Sebbene abbiamo migliorato la FW37, le minacce a Budapest dovrebbero arrivare anzitutto dalla Red Bull, senza trascurare una Toro Rosso in vena di exploit.

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    Il giro di pista

    E’ un circuito-kartodromo l’Hungaroring. Curve e controcurve in sequenza, cambi di direzione continui, senza un istante per tirare il fiato. Di fatto, manca lo spazio per provare a sorpassare, manovra relegata al dritto principale, sfruttando il Drs e la staccata decisa di curva 1. I mostri della trazione potrebbero esaltarsi in uscita dalla prima piega a destra, andando verso curva 2, in discesa e da disegnare tenendo il punto di corda, visto il richiamo a destra di curva 3. Si va in pieno, sul secondo breve dritto – quello della molla che colpì Felipe Massa nel 2009 – seguito da una veloce sinistra, difficile da interpretare perché va bilanciata l’esigenza di lasciar correre la macchina verso l’esterno con quella di non oltrepassare i limiti della pista con le quattro ruote.

    Nemmeno il tempo di rimettere in traiettoria la macchina ed ecco curva 5, una lunga destra esigente sull’avantreno, che dev’essere preciso in inserimento e non soffrire di sottosterzo a centro curva. Si esce sul cordolo, volante riallineato e staccata per la prima lenta chicane del tratto centrale. In uscita si deve preparare la sequenza di curve a medio raggio, impegnative perché l’equilibrio aerodinamico e il bilanciamento del telaio giocano un ruolo determinante. Sinistra, destra, ancora sinistra e destra in pieno in uscita: progressivamente si affrontano aumentando la velocità, fino a chiudere il settore e arrivare sul terzo tratto rettilineo.

    Siamo ormai nel finale, con una lenta destra che porta al tornantone prima dei box, a sinistra, mentre l’ultima curva, ugualmente lunga (riasfaltata negli ultimi anni), obbliga chi è in cerca del sorpasso al “miracolo” di riuscire a stare in scia senza perdere deportanza.