GP Ungheria F1 2016, il Processo alla gara dell’Hungaroring

GP Ungheria F1 2016, il Processo alla gara dell’Hungaroring

Una gara noiosa, con alcuni lampi a ravvivare il pomeriggio. Sotto la lente d'ingrandimento il duello Raikkonen-Verstappen

da in Circuito Hungaroring F1, Formula 1 2017, GP Ungheria F1
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    Sono stati 70 giri in gran parte privi di emozioni, quelli del Gran Premio d’Ungheria 2016. Un brivido in partenza, poi nient’altro. La rimonta di Raikkonen, l’undercut della Ferrari con Vettel che gli ha fatto guadagnare una posizione. Nulla per cui saltare sul divano. Hanno provato a metterci del loro per regalare spettacolo Max Verstappen e Kimi Raikkonen. E il duello è uno dei temi del Processo alla gara, per capire se l’olandese ha effettivamente opposto una resistenza dura ma regolare, oppure se ha superato il segno con una guida scorretta.
    Cosa ne pensate?

    ACCUSA – Esistono dei limiti anche al diritto di difendersi da un attacco e Max li ha superati. E’ scorretto nel doppio cambio di traiettoria in curva 2, che ha portato Raikkonen a rompere parte dell’ala anteriore, poi più volte sul rettilineo zigzagava per innervosire Kimi e, in occasione del secondo attacco, c’è pure l’impressione che freni prima e costringa di nuovo Raikkonen a passare nella via di fuga. Scorretto, senza mezze misure.

    DIFESA – Ha opposto una resistenza aspra, non c’è dubbio, tuttavia rientra nei limiti regolamentari, perché è consentito cambiare una volta direzione per difendersi e poi viene riconosciuto il diritto di tornare sulla traiettoria di gara per impostare la curva. E’ quel che ha fatto in curva 2, mentre in occasione del secondo tentativo di Raikkonen, lì Kimi ha semplicemente trovato la porta chiusa e il lungo è assolutamente uno scenario di gara come tanti altri. Bravo ad alzare le barricate per non farsi passare.

    ACCUSA – Per quanto si può analizzare il passo gara, dire che si era sullo stesso piano delle Red Bull (ed è vero), resta un risultato ancora insufficiente, l’ennesimo. Qualifica penalizzante e posizione di partenza dalla quale era difficile ipotizzare una chissà quale rimonta, se non in partenza. La partita per il secondo posto nel mondiale è rimessa in parità, però sembra essere la Red Bull adesso con lo slancio buono per superare la Ferrari. E può contare su una coppia di piloti completa, non c’è il Kvyat dal rendimento incerto. Insomma, ancora una delusione a Budapest per i ferraristi.

    DIFESA – Lo scenario è meno catastrofico di quanto non si voglia dipingere. C’è una macchina che necessita di evoluzioni importanti, ma è altrettanto chiaro come la lotta con la Red Bull si possa giocare praticamente alla pari. Sono stati molto bravi gli avversari a recuperare, adesso ci aspettiamo uguale sforzo (e risultati) dai tecnici di Maranello.

    ACCUSA - E’ una gestione allo sbando, quella della Formula 1. Inaccettabile quanto accaduto al sabato, con l’episodio delle doppie bandiere gialle. Hanno ragione i piloti a sollevarsi contro l’assenza di chiarezza da parte della FIA, che consente a un pilota di fare un parziale record e giustificare un rallentamento di appena 1 decimo, in una situazione potenzialmente in cui sarebbe dovuto essere pronto a fermarsi. Imbarazzante anche la lentezza con la quale hanno convocato Rosberg, quasi 4 ore dopo la conclusione delle qualifiche. Poi, invece, si accaniscono sul superamento dei limiti della pista…

    DIFESA - E’ una linea difficilmente difendibile, se non sul piano della tempistica dell’intervento sul caso Rosberg. Evidentemente sarà arrivata la richiesta di analisi da parte di altri avversari (sembrerebbe sia stato proprio Hamilton) ad attivare la convocazione da parte dei commissari di Rosberg e della Mercedes. Quanto alle polemiche, invece, sulla mancata applicazione della regola del 107% in Q1, giustificata con la presenza di condizioni eccezionali, evidentemente erano presenti vista la convulsa attività in un’eliminatoria con 4 bandiere rosse e un ritardo di 20 minuti per l’acquazzone.

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