GP USA F1 2014, ad Austin a rischio anche la Marussia

Ad Austin, il Gran premio degli Usa 2014 rischia concretamente di corrersi con appena 18 monoposto

da , il

    Un Gran premio degli Usa con appena 18 monoposto? E’ il serio pericolo che corre la Formula 1 nel week end di Austin. Altro che timori per un 2015 senza Caterham e Marussia, qui le preoccupazioni sono nell’immediato. Della situazione Caterham abbiamo già scritto e le evoluzioni della vicenda sono tutt’altro che rassicuranti. Prima di approfondire quel che sta accadendo a Leafield, riportiamo i campanelli d’allarme sulla partecipazione della Marussia.

    Dalle colonne di AutoMotorundSport emerge la necessità per la squadra motorizzata Ferrari di ricevere una fresca iniezione di capitali per poter affrontare il viaggio ad Austin e il successivo in Brasile, appuntamenti distanziati di una settimana appena.

    La proprietà, nella persona di Andrey Cheglakov, sta cercando di vendere la propria quota e oltre ai costi per la trasferta Oltreoceano si sommano i pagamenti dovuti per la fornitura del V6 a Maranello.

    Accomunate dal destino di condividere le ultime due file in griglia, Marussia e Caterham vivono simili difficoltà economiche. All’incertezza sulla partecipazione delle monoposto rosso-bianco-nere, si avvicina a grandi passi l’annuncio dell’addio del team Caterham. La vicenda è intricata, fatta di soggetti che hanno posto i sigilli alla fabbrica e messo in amministrazione controllata e querelle tra la vecchia proprietà e la nuova; nel frattempo il tempo corre, così come l’arrivo della scadenza ultima per impacchettare il materiale e inviarlo ad Austin: sabato, questo il limite. Tony Fernandes ha parlato giovedì, vincolando l’obbligo di trasferimento delle quote azionarie al nuovo acquirente al ricorrere di certe condizioni, tra cui il pagamento dei soggetti creditori.

    Da parte di Engavest, ovvero, il fondo che è subentrato nella gestione del team di Formula 1, si replica che non avendo trasferito le partecipazioni azionarie, Tony Fernandes e la vecchia proprietà restano responsabili del team e le relative obbligazioni.

    «Tutti sono pronti a partire per Austin, ma il problema è che gli amministratori non hanno intenzione di cambiare la loro idea», ha commentato Kolin Kolles, relativamente al blocco imposto da chi tutela gli interessi dei creditori.

    La vicenda si gioca tutta sul piano finanziario, non c’è nulla di sportivo. La fine della favola è vicina e sarebbe il caso di aggiungere: era ora. Correre con due scuderie che di fatto valgono un’altra categoria che non la Formula 1 è avvilente per il pubblico, i piloti e i tecnici.

    Fabiano Polimeni