GP USA F1 2014, anteprima Austin: Rosberg, batti un colpo

La Formula 1 va ad Austin per il GP degli USA e la lotta per il mondiale a un punto chiave: Rosberg deve vincere e arginare la fuga di Hamilton

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    Dall’oscenità di Sochi, a un tracciato degno di questo nome: Austin. Il Gran premio degli USA porta Circus e appassionati su 5.516 metri di staccate, tornanti, curvoni da pennellare e variazioni altimetriche buoni per regalare un po’ di spettacolo, tanto più se si guarda alla scelta operata dalla Pirelli, con gomme morbide e medie disponibili per il week end al Circuit of Americas. I temi sportivi li analizzeremo a breve, prima, però, radiografiamo le 20 curve di Austin. Già la partenza offre qualcosa di diverso dal solito: dritto in salita, si stacca ai 300 orari per inserire la macchina nel tornantone a sinistra con punto di corda cieco. Per seguire il LIVE delle qualifiche in diretta web, con aggiornamenti costanti, tempi e classfiche, BASTA CLICCARE QUI!

    Molteplici le traiettorie possibili, tanto da poter attaccare in partenza e durante la gara, se si esce bene dall’ultima curva e la trazione è pronta a rispondere. Curva 1 è anche uno dei due punti più alti del circuito (l’altro, tra curva 9 e 10; ndr), poiché in uscita è subito un tuffarsi in discesa, in pieno, attaccando curva 2 e preparando il complex di curvoni da disegnare, con traiettoria forzata, quasi fossero Maggotts, Beckets e Chapel di Silverstone. Si esce da curva 8, la più lenta della serie, preparando la 9 e accelerando in pieno, ancora una volta in discesa, pensando al tornante di curva 11. E’ un punto critico, visto il lunghissimo rettilineo da Drs che segue.

    Vietato sbagliare l’ingresso e riaccelerare in ritardo, si verrebbe infilzati come uno spiedino. Al termine del dritto più lungo di Austin le velocità saranno prevedibilmente intorno ai 315 km/h: altro punto per superare, causa decelerazione violenta, dal passaggio ottava-seconda. Non è scontata la riuscita dell’attacco, servirà tenere la linea anche in uscita, altrimenti chi sta dietro, se riaccelera meglio, può riprendersi la posizione andando verso la curva 13. E’ il settore più tortuoso della pista, quello che presenta due ampi tornanti prima di arrivare al curvone della torre: lunghissima destra in piega, da carico aerodinamico e auto bilanciata alla perfezione, si esce con le ultime due curve a 90 gradi, prima di veder sventolare la bandiera sul traguardo.

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    Rosberg, l’obbligo di battere Hamilton

    Ad Abu Dhabi il punteggio sarà doppio, tutto vero, e Nico potrebbe sfilare il titolo all’ultima gara. Ma le cose non funzionano così, Rosberg deve risollevarsi da un trend ribassista che l’ha colpito da Spa in poi, con le battute d’arresto causate da errori di guida (Monza), scarsa affidabilità (Singapore) e “semplice” superiorità del compagno di team (Suzuka e Sochi). Ad Austin dovrà dimostrare di saper ancora tirare fuori la velocità di Montecarlo, della prima metà di stagione, quando si candidava a favorito per il titolo, maturo nella guida e nella gestione gara.

    Da Spa, non è più lui. In aggiunta alla pressione che è tutta sulle sue spalle, deve correre e attaccare con il peso di un eventuale contatto in bagarre con Hamilton, inaccettabile se dovesse ripetersi ancora dopo i fatti del Belgio. Situazione tutt’altro che semplice, dalla quale uscirne con un week end perfetto: dalle libere alle qualifiche. Serve un hat-trick, il rilancio in vista di Interlagos, per mettere i rapporti di forza quasi alla pari e giocarsi tutto ad Abu Dhabi, senza essere costretti a vincere e sperare in un risultato sbagliato, un errore, eventi esterni che sbarrino la strada all’inglese.

    Non è l’ultima chiamata, Austin, figurarsi, tuttavia, se vuole obiettivamente giocarsi il titolo, il GP degli USA è una tappa cruciale per le sorti del mondiale.

    Fabiano Polimeni