GP USA F1 2014: le Pagelle da 10 a 0! [FOTO]

Formula 1: pagelle dal Gran Premio degli Stati Uniti 2014

da , il

    GP USA F1 2014: le Pagelle da 10 a 0! [FOTO]

    Appassionati di Formula 1 benvenuti nello spazio dedicato alle Pagelle del Gran Premio degli Stati Uniti edizione 2014. Sul circuito delle Americhe è Lewis Hamilton a meritarsi il massimo dei voti con una prestazione vincente e convincente che abbatte il morale di Nico Rosberg e spiana la strada all’inglese per la vittoria del secondo titolo mondiale. Tra i bocciati, invece, finisce ancora la Ferrari che nonostante parli di lavoro in ottica 2015, non riesce a portare in pista soluzioni che aiutino i piloti ad avvicinarsi alla zona podio. Se si pensa a come era iniziata male la stagione, vengono i brividi nel prendere atto dell’ulteriore involuzione registrata fino ad oggi.

    VOTO 10: Hamilton

    Hamilton rintuzza l’alzata di capo di Rosberg durante le qualifiche con una prestazione da vero cannibale. Poteva farsi trovare pronto al pit stop per passare il rivale senza correre rischi mentre invece preferisce farlo in pista. Un colpo secco. E via. Parliamoci chiaro: facciamo due conti per dire che il titolo mondiale è suo a patto che la Mercedes gli consenta di vedere la bandiera a scacchi del GP di Abu Dhabi. Usare altre parole è semplicemente superfluo.

    VOTO 9: Ricciardo

    Un’altra gara perfetta. Un’altra gara non facile. Partenza a rallentatore ma null’altro di sbagliato da segnalare. Sorpassa quando deve farlo. Pitta quando gli è più produttivo. Spinge se serve e controlla all’occorrenza. Ottimizza il potenziale della Red Bull come un campione consumato.

    VOTO 8: Alonso e Vergne

    Alonso e Vergne sono due tra i piloti più aggressivi e spettacolari nel GP degli USA. Il pubblico di Austin non sembra capire lo show della F1. Se non ci fossero stati loro e qualche altro episodio qua e là avrebbero probabilmente lasciato il circuito con tre quarti d’ora d’anticipo! Inizialmente apparso sottotono, Alonso resta il solito animale da gara.

    VOTO 7: Vettel

    Dichiara di puntare al settimo posto e lo raggiunge chiudendo in grande rimonta. Mezzo metro in più di pista e Vettel avrebbe superato anche Alonso. Non male per uno che ha passato la prima metà della gara a guidare un camion, facendo un po’ di pit stop a caso, dando l’impressione di essere finito là per sbaglio.

    VOTO 6: Williams

    Sia Massa e che Bottas avevano dichiarato di volersi giocare il terzo gradino del podio alle spalle delle due Mercedes. Non ci riescono per varie ragioni. Non a loro imputabili. Ad esempio, i pit stop sono leggermente più lenti di quelli della Red Bull, quanto basta a Ricciardo per sbucare davanti al momento decisivo.

    VOTO 5: Rosberg

    Dopo la pole position, sembrava che il GP degli USA potesse essere la gara dell’ultima spiaggia per Rosberg. Sembrava che potesse vincere e tenere ancora aperte le speranze mondiali magari mettendo pressione psicologica a quell’Hamilton lassù. Non va così. Viene superato in pista. Senza tatticismi di mezzo. Perde e ammette persino di aver sbagliato qualcosa senza cercare scusanti. Ora al tedesco non resta che la matematica.

    VOTO 4: Raikkonen

    “Fernando ha i miei stessi problemi ma lui riesce ad adattare il suo stile di guida”, sono le parole di Raikkonen dopo il GP degli USA commentando il fatto che l’anteriore della Ferrari sia troppo scivoloso e poco preciso per i suoi gusti. Ragioni buone per confermare fiducia al finlandese non si vedono. Almeno da qui.

    VOTO 3: Ferrari

    In molti si chiedono come mai il lavoro fatto sull’aerodinamica del 2015 e le nuove parti montate già in questi ultimi GP non diano il benché minimo recupero sui rivali. Ma cosa stanno combinando a Maranello? Forse si tratta di pezzi estremi che serviranno nel fantasmagorico progetto di una monoposto a 6 ruote a due piani con turboascensore e vasca idromassaggio?

    VOTO 2: USA e F1, F1 e USA

    Le scene più imbarazzanti della F1 moderna vanno sempre in scena, chissà perché, negli Stati Uniti. Quegli Stati Uniti che proprio non capiscono il concetto europeo di corse e che, talvolta, si sforzano loro malgrado di farsi piacere il vecchio Circus. Sul circuito delle Americhe, con gli occhi dei “marziani” americani di fronte, emergono ancor più grosse le contraddizioni di uno sport che non è più sport ma non è neppure spettacolo. Oltreoceano hanno già fatto pace con il dilemma da sempre: là si punta solo sullo show. E tutti vivono felici e contenti. Niente balle sul prototipo, sulla ricerca avanzata che rappresenta la massima espressione tecnologica a 4 ruote. Niente crisi economiche e discorsi su budget cap. La F1 deve fare quella fine?

    VOTO 1: Perez

    Force India e Sauber avevano valutato l’idea di farsi solo un giro e ritirarsi per protesta contro la gestione economica fallimentare della F1. Perez prende alla lettera l’invito e butta fuori Sutil. Peccato che il messicano faccia tutto di testa sua e impedisca agli elvetici di aspirare, una volta tanto, alla zona punti.

    VOTO 0: 18 vetture in pista

    Sì, certo, come no? Bernie Ecclestone, intercettato da Giovannelli in griglia di partenza, liquida l’inviato RAI con un un bel “Non vedo nessun problema, cosa mi stai chiedendo?” O qualcosa del genere. Che Mr. E non si fosse accorto del tracollo della F1 era evidente, altrimenti non ci saremmo ritrovati a contare 18 monoposto in griglia di partenza e altre 4 – Force India e Sauber – che minacciano di ritirarsi per protesta dopo 1 solo giro. Ora i team, la FIA e al FOM pare si stiano rendendo conto del quadro a tinte fosche che rappresenta il futuro della F1 e vogliano sedersi al tavolo per discutere seriamente. Ma chi è causa del male sarà davvero anche un buon dottore?