GP USA F1 2015, Austin: le Pagelle da 10 a 0!

GP USA F1 2015, Austin: le Pagelle da 10 a 0!
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26/10/2015 10:53

    GP USA F1 2015, Austin: le Pagelle da 10 a 0!

    Appassionati di Formula 1, benvenuti nello spazio dedicato alle pagelle del Gran Premio degli USA 2015 di F1. Nella nostra speciale classifica da 10 a 0 dei migliori e dei peggiori della gara di Austin troviamo al primo posto Max Verstappen capace di dare fastidio ai top driver dal primo all’ultimo giro, tanto con il bagnato che con l’asciutto, fino a sognare di sedersi sul terzo gradino del podio. Anche Sebastian Vettel merita una citazione così come l’Hamilton neo laureato per la terza volta campione del mondo. Va male anche stavolta a Rosberg che regala il successo al suo compagno di squadra con un errore tanto strano quanto imperdonabile al di là di ogni indulgenza.

    Quest’anno, in queste nostre pagelle, non ha mai trovato al 100% lo spazio che meritava. Stavolta è lui il migliore di tutti sul circuito di Austin. Fa volare la sua Toro Rosso come se fosse una monoposto da top team in tutte le condizioni e con tutti i tipi di gomma. Proprio lui che la pista non la conosceva e che sull’asciutto c’aveva girato giusto sul simulatore. E’ perfetto. Dannatamente perfetto. Quasi inquietante l’idea che lo vedremo presto a lottare coi grandi. E ci resterà per almeno i prossimi vent’anni…

    La retorica ferrarista della “grande rimonta” dalle retrovie lasciamola ad Arrivabene. Obiettivamente, Vettel – pur sforzandosi – poteva fare poco peggio di così visto che gli avversari sono venuti meno da soli e considerato il bagnato, le safety car, etc. etc. Del Sebastian di Austin piace tutto il resto. E’ sempre stato concentrato, sul pezzo, aggressivo ma anche calcolatore. Ha dato dimostrazione, una volta di più, di avere gli attributi per tenersi la Ferrari sulle spalle anche e soprattutto quando la macchina sarà pronta per metterlo seriamente dentro alla lotta al titolo.

    Fa il solito ragioniere delle gomme con l’aggiunta di una tenuta nervosa da primo della classe. Mentre gli altri si buttano fuori, si danno ruotate, si speronano o, più stupidamente, perdono il controllo delle loro vetture andando con un paio di ruote dove il bagnato è più bagnato che mai, Checo Perez resta concentrato sulla sua gara. Bene così.

    La gioventù e l’esperienza danno stavolta risultati simili. Il vecchio Jenson Button si ricorda quali sono le condizioni nelle quali sa esaltare la sua sagacia tattica e mette in pista tutta la sua voglia di stare tra i primi. Carlos Sainz fa lo stesso ma sfoderando l’entusiasmo dei vent’anni. Risultato? Spettacolo per tutti, punti pesanti per loro!

    Uno dei commi presenti tra gli articoli della “legge del più forte” di cui Hamilton è uno degli ovvi firmatari dice che, quando sei il più forte, le vittorie ti arrivano anche senza rendertene conto. E’ il caso del #44 che si accontenterebbe di finire secondo ma non può non approfittare del regalo firmato Nico Rosberg. Per il resto, lo abbiamo visto molto più in forma altrove. Stavolta, dal primo all’ultimo giro, c’è praticamente sempre qualcuno in pista che va più forte di lui. Il ragazzo merita 10 a vita per qualunque cosa faccia, ma non per questo GP. Chissà, sarà stata la tensione per il mondiale che stava arrivando… in fondo lui è uno a cui non piace vincere facile.

    Eh sì, dai! Dovremo prenderlo a pesci in faccia per come si è eliminato anzitempo dalla gara. La Ferrari di Raikkonen doveva e poteva ancora dire molto in quel di Austin se Iceman non l’avesse stampata sui cartelloni pubblicitari. Ma poi vedi la grinta con la quale si ribella al destino, la voglia di sgommare fuori dall’impiccio… e allora dai: diamo un po’ di ragione ad Arrivabene che c’avrà i suoni buoni motivi per volersi ancora coccolare il platinato.

    Passa per essere un pilota poco spettacolare ma costante. Uno freddo e intelligente. Mah. Stavolta prova a mettere sul piatto un po’ di grinta e finisce con il centrare in pieno Ricciardo in un tentativo di sorpasso che chiameremo “ottimista” giusto per non finir querelati dai legali del buon Hulkenberg. L’impressione è che la pressione di Perez si senta forte nel lato tedesco del team Force India.

    Già prima dell’uscita di pista che ha segnato in modo decisamente negativo il suo GP degli USA, Kvyat non aveva convinto a pieno. Aveva alternato grandi momenti ad altri di maggiore crisi. Il russo deve trovare ancora un suo equilibrio ed una sua continuità persino all’interno dello stesso GP.

    Un team di questo livello non può sbagliare in modo così grossolano l’assetto. Sono dei fulmini sul bagnato ma vanno completamente in crisi con l’asciutto. A notare bene, nessun altro rivale soffre di questo problema.

    No, perché la grande gara l’avrebbe anche fatta! L’avrebbe. Mettendosi alle spalle una partenza non brillante con Hamilton ben più aggressivo che lo ridimensiona immediatamente, Nico Rosberg era primo fino a pochi giri dalla fine e dopo aver dovuto lottare in mezzo al traffico, aver superato indenne un paio di safety car più altri imprevisti. Ma quell’errore lì… non si può proprio perdonare. Visto l’attapiramento da podio, non se l’è perdonato neppure lui. L’ometto è depresso e non fa niente per nasconderlo.

    Spariamo sulla croce rossa. Ma con gusto. Questa regola qua, lo ribadiamo, è la sintesi di quanto la F1 non conosca il senso del pudore ed ami coprirsi di ridicolo. Non esiste che in uno sport che è il top della tecnologia (e di ciò si faccia vanto fino ad inserirlo tra i propri valori fondanti) non si riesca a far sì che, in situazioni di pericolo, i piloti viaggino tutti sullo stesso tempo. La si chiami Virtual Safety Car o in modi più semplici, la sostanza è che i piloti non devono né perdere, né avvantaggiarsi rispetto agli avversari. Questo, invece, avviene regolarmente. Mi chiedo: se non si può fare di meglio perché, quantomeno, non sanzionare chi sbaglia e prende vantaggi sui rivali? Forse qualcuno la smetterebbe di fare il furbo prendendo in giro questo sport, la direzione gara, la Federazione e, soprattutto, il pubblico mondiale.

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