GP USA F1 2016, la storia delle edizioni tra il 2000 e 2015 [FOTO e VIDEO]

GP USA F1 2016, la storia delle edizioni tra il 2000 e 2015 [FOTO e VIDEO]
da in Circuito Austin F1, Formula 1 2017, GP Usa F1, Storia della Formula 1
Ultimo aggiornamento: Venerdì 04/11/2016 07:01

    E’ una scommessa vinta, quella di riportare la Formula 1 a Austin. Un ritorno del Gran premio degli USA in calendario era operazione dal successo non scontato, tanto più guardando come si erano lasciati, pubblico yankee e massima formula. Dopo un esordio convincente e la gara del 2013 comunque interessante, il 2014 ha confermato l’alta partecipazione di pubblico sugli spalti e uno spettacolo molto interessante, su un circuito piacevole, vario dal punto di vista tecnico e con possibilità di superare. Sono due mondi che non potrebbero essere più distanti, automobilismo statunitense ed europeo: lo spettatore americano, abituato ai duelli “grezzi” della Nascar, agli ovali, alla Indy 500, e dall’altro lato la complessità della Formula 1, lo spettacolo spesso assente, le difficoltà a capirne tutti gli aspetti.

    2000: a Schumacher la prima
    circuito de indianapolis1

    Nel recente passato il Gran Premio degli Stati Uniti è andato in scena a Indianapolis, su un circuito ricavato all’interno dello storico catino. Otto edizioni ricche di eventi, incidenti, sorprese. Detiene anche un curioso primato il Gran Premio del 2005, visto che in griglia di partenza si schierarono solo 6 macchine, quelle gommate Bridgestone, con l’altro fornitore – la Michelin – costretta a rimborsare tutti i biglietti.

    L’esordio a Indianapolis vede il successo di Michael Schumacher davanti a Barrichello e Frentzen. Una gara partita con l’asfalto umido e Coulthard sanzionato per lo start anticipato. Schumacher si avvantaggerà della sosta ritardata per passare alle gomme da asciutto, mantenendo la leadership e con Hakkinen in rimonta dalle retrovie. Il recupero del finlandese verrà vanificato dalla rottura del motore. 2001: Hakkinen si prende la rivincita
    La seconda edizione sul circuito di Indianapolis va a Mika Hakkinen che precede Schumacher e Coulthard. Una gara costellata dai ritiri e giocata sulla strategia: anche stavolta, la sosta posticipata garantirà la vittoria. Al penultimo giro è costretto a parcheggiare la propria Ferrari Barrichello, per problemi al motore.

    2002: la parata mal riuscita

    Le Ferrari scappano via sin dalla partenza e faranno gara a sé. A darsi battaglia sono invece le due Williams di Montoya e Ralf Schumacher. Il colombiano attacca il compagno di squadra alla prima curva, nessuno dei due molla e il risultato è l’ala posteriore danneggiata per Ralf, mentre Montoya riuscirà a proseguire la gara. Il Gran Premio degli Usa del 2002 si ricorderà per l’arrivo in parata di Schumacher e Barrichello, o meglio questo sarebbe dovuto essere l’ordine. In realtà la vittoria andrà a Barrichello, per 11 millesimi. Nel dopogara Schumacher rivelò che non si trattava di un errore di “calcolo” ma della restituzione della vittoria di Zeltweg, con la figuraccia dell’ordine di scuderia a poche decine di metri dall’arrivo. 2003: la pioggia mescola le carte
    Dalla pole parte Kimi Raikkonen, mentre Schumacher è costretto in settima posizione. Un primo scroscio di pioggia porta a sostituire le gomme, ma è troppo presto perché l’asfalto non è sufficientemente bagnato. Quando arriva copiosa, la pioggia, è in prossimità del 20mo giro e rivolta la classifica: Button, Frentzen, Raikkonen, Wilson, Alonso e Schumacher sono i primi. Col bagnato le gomme Bridgestone danno un netto vantaggio al tedesco della Ferrari, consentendo la rimonta che lo porterà al comando della gara, conclusasi sull’asciutto. Sul podio andranno anche Raikkonen e Frentzen. 2004: ancora Schumacher e Ralf va in ospedale
    Sarà ancora Michael Schumacher a vincere a Indy, davanti a Barrichello e al combattivo Takuma Sato. Tra gli episodi chiave del gran premio c’è la squalifica di Juan Pablo Montoya, partito con il muletto ma oltre i tempi consentiti dal regolamento, ovvero, prima dei 15 minuti dall’inizio della procedura di partenza. Correrà per 56 giri prima di vedersi esposta la bandiera nera. Da ricordare anche la carambola alla prima curva del primo giro, con cinque monoposto coinvolte: Klien, Da Matta, Massa, Pantano, Bruni. Entra la safety car in pista quando al comando c’è Barrichello davanti a Schumacher e Alonso. I detriti alla prima curva dopo l’incidente metteranno fuori gioco anche Alonso e Ralf Schumacher, quest’ultimo violentemente contro il muro in uscita dalla sopraelevata: ancora safety car e per il fratello di Michael trasporto in ospedale.

    2005: solo Bridgestone

    E’ l’edizione della vergogna e imbarazzo. Le monoposto gommate Michelin scoprono che le mescole francesi non garantiscono la sicurezza necessaria per affrontare l’ultima curva sopraelevata e nel corso del week end sono diversi gli incidenti. Si cerca una soluzione, un compromesso, con i francesi che arrivano a chiedere una variante di gomme per rallentare le vetture. Tutte le monoposto si schierano in griglia, ma al termine del giro di ricognizione restano solo i gommati Bridgestone. Sei vetture: Ferrari, Jordan e Minardi. Vincerà Schumacher davanti a Barrichello e Monteiro e la Michelin dovette rimborsare tutti i biglietti agli spettatori. 2006: 9 vetture al traguardo
    E’ la vittoria che rimetterà in carreggiata per il titolo Schumacher, vincitore davanti a Massa, mentre Alonso terminerà quinto dietro a Fisichella. Ancora un incidente in partenza, i cui protagonisti sono Speed, Montagny, Klien, Webber e Heidfeld. Anche Button sarà costretto al ritiro per un contatto. Le Ferrari di Massa e Schumacher proseguono nell’ordine fino al pit-stop, quando si invertiranno le posizioni. 2007: Hamilton-Alonso ai ferri corti
    E’ l’ultima edizione del Gran Premio degli Stati Uniti. La vittoria va a Hamilton davanti ad Alonso, non senza strascichi polemici. Infatti, lo spagnolo durante la gara si lamenterà con il proprio muretto per le manovre difensive del compagno di squadra. Le posizioni all’arrivo saranno le stesse della qualifica, con Massa terzo sul podio. Da segnalare l’esordio di Sebastian Vettel sulla Bmw Sauber, in sostituzione di Robert Kubica, fermo a causa del drammatico incidente nel Gran Premio del Canada: Vettel andrà a punti e sarà il più giovane pilota nella storia della Formula 1.

    2012: Duello texano tra Hamilton e Vettel, Alonso spettatore

    Verrà ricordata come il week end della “penalizzazione” forzata di Felipe Massa, classificatosi molto meglio di Alonso e chiamato a immolarsi per far partire il capitano dal lato pulito della pista. Lo spagnolo alla prima curva girerà quarto, ma i giochi per la vittoria non lo riguarderanno mai e sotto al traguardo arriverà con un forte ritardo. Sono Vettel e Hamilton a giocarsi il cappello texano del primo posto, con l’inglese in palla e al volante di quella che era la miglior macchina della stagione. Vettel amplia il margine su Alonso, terzo, con Webber costretto all’ennesimo ritiro causa alternatore. La Red Bull mette comunque le mani sul terzo titolo costruttori. Quel che di più positivo ha saputo regalare Austin alla Formula 1 e al pubblico è il circuito: veloce, tecnico, con punti di sorpasso e solo un asfalto molto scivoloso, tipico delle nuove piste appena inaugurate.
    2013: monologo Vettel, primi punti per Bottas Il Gran premio ad Austin del 2013 si ricorderà per… Non c’è molto da registrare, poiché Vettel scatta dalla pole e vince senza incontrare avversari. Webber, secondo in griglia, parte male ed è costretto alla rimonta, fermandosi al terzo posto, dietro un ottimo Romain Grosjean, che agguanta il miglior risultato in carriera fino ad allora. Le Ferrari sono due fantasmi, Alonso chiude quinto e Massa 12mo, senza mai incidere. Da registrare, invece, l’arrivo a punti per la prima volta di Valtteri Bottas, nonché il primo ingresso della safety car, mai chiamata in azione nel 2012. Al primo giro Sutil finisce a muro sul lungo rettilineo del circuito, dopo un contatto, ed è costretto a ritirarsi. E’ stato anche il gran premio dell’assenza di Raikkonen sulla Lotus, rimpiazzato da Kovalainen (!) in seguito alla scelta di operarsi alla schiena e conseguentemente obbligato a saltare l’appuntamento di Austin. Motivazione da aggiungere alle difficoltà economiche e i pagamenti arretrati mai arrivati per il finlandese.

    Rosberg stacca la pole al sabato, senza margini di replica per Hamilton, ma l’inglese si riprende con gli interessi quanto tolto, in gara. Si parte e subito entra la safety car per il contatto tra Perez e Sutil. Neutralizzazione per pulire la pista e alla ripartenza le Mercedes fanno il ritmo, gara a sé. Hamilton non molla la presa e al 24mo passaggio sferra l’attacco decisivo, in fondo al rettilineo, andando a prendersi la leadership della gara. Dietro è spettacolo per i sorpassi di Alonso, quelli di Vettel – partito 14mo e con una sosta in più degli altri arriverà settimo – e gli assalti di Vergne, in particolare la manovra su Grosjean, in curva 1, con Toro Rosso e Lotus a stretto contatto. Ricciardo salirà sul podio, avendo sfruttato un pit non perfetto di Massa per scavalcarlo in occasione della seconda fermata.
    E’ l’anno del mondiale, il terzo, per Lewis Hamilton. Arriva nel finale di una gara recuperata e controllata da Nico Rosberg, dopo un contatto ravvicinato in partenza, che regala la vittoria con un errore banale. Sul podio sale anche Vettel, ma dell’edizione 2015 resteranno nella storia le condizioni meteo estreme. L’uragano Patricia si abbatte sul Texas e costringe all’annullamento delle prove libere 2, al rinvio delle qualifiche dalla giornata di sabato a quella di domenica, con un programma limitato a Q1 e Q2. Come per miracolo, via della gara senza pioggia e piloti che possono montare le gomme slick. Resterà nell’immaginario collettivo anche la determinazione di Kimi Raikkonen nel liberare la SF15-T incagliata contro le barriere, dopo un’uscita di pista frutto del passaggio alle gomme da asciutto su un circuito ancora infido. Scene da retro-podio da ricordare, Hamilton in festa per il titolo e Rosberg a lanciare indietro il cappellino Pirelli che gli aveva passato Lewis, sotto lo sguardo di un Paddy Lowe inviperito.

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